
In Bruges - La coscienza dell'assassino
Titolo originale: In Bruges
Nazione: Regno Unito, Belgio
Anno: 2008
Genere: Azione, Commedia
Durata: 107'
Regia: Martin McDonagh
Sito ufficiale: www.filminfocus.com/...
Cast: Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Elizabeth Berrington, Rudy Blomme, Olivier Bonjour, Mark Donovan, Eric Godon
Produzione: Blueprint Pictures, Film Four, Film4, Focus Features, Scion Films Limited
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: 16 Maggio 2008 (cinema)
Trama:
In seguito ad un imprevisto durante il loro ultimo incarico, l'assassinio di un prete, due killer professionisti, Ray e Ken, vengono costretti dal loro boss, ad una vacanza forzata nell'accogliente città di Bruges in Belgio. Qui, i due, dovrebbero cercare di passare inosservati, finché non si calmano un pò le acque, ma, una serie di circostanze gli mette al centro di rocambolesche situazioni... Che non sia giunto il momento di cambiare vita...?
In Bruges - La coscienza dell'assassino
Dopo aver vinto l’Oscar nel 2006 con il cortometraggio “Six Shooter”, al regista e sceneggiatore inglese Martin McDonagh è stata offerta la grande opportunità del lungometraggio. Dal premiato lavoro si è portato dietro l’attore Brendan Gleeson e ha poi completato il cast con due attori di primo ordine: il compatriota Ralph Fiennes e l’irlandese Colin Farrell. Chiara la matrice europea del prodotto, sottolineata dall’ambientazione, che come potrete ben intuire dal titolo è Bruges. E’ lì infatti che i due sicari Farrell e Gleeson vengono mandati dal committente Fiennes a nascondersi dopo aver eseguito, non senza complicazioni, un omicidio. Chiaro che tutto non andrà come previsto e quello che sembrava, apparentemente, un soggiorno tranquillo in attesa che al di là della Manica si siano calmate le acque, si trasformerà in qualcos’altro.
Richiamando l’ironia beffarda dei Coen e quella più pulp di Tarantino, Kevin McDonagh riesce a realizzare un film avvincente e al contempo divertente. Il primo merito va dato alla sceneggiatura: le battute si rincorrono senza soluzione di sosta (sembra, per chi lo conosce, un film scritto da Shane Black), non c’è nessun passaggio narrativo, anche minuscolo e sul momento illusoriamente insignificante, che poi non verrà ripreso per dipanare la sceneggiatura (si pensi alle monetine tenute nella tasca), ma soprattutto c’è la grande capacità di giocare con gli stereotipi del film noir e d’azione senza diventare demenziale, ma riuscendo anche a lasciare anche un fondo di malinconia al tutto. La regia segue quanto già scritto riuscendo a ben enfatizzare i momenti comici e dando quella giusta connotazione di città misteriosa e affascinante, ma anche (alla lunga) noiosa, alla bella Bruges, protagonista della pellicola tanto quanto il cast. Allo stesso modo, ben curati sono i dettagli anche concettuali della storia (ad esempio, quando, dall’alto della torre, Ken fa finta con le dita di sparare a Ray si anticipa un tema che si svelerà, anche al personaggio stesso, solo successivamente), e grande attenzione vi è anche per non cadere nei soliti luoghi comuni e bloopers in cui cascano tante storie poliziesche (vedere Ralph Fiennes mettere dritta la mappa di Bruges è un momento di cinema straordinario). Ottima anche la direzione degli attori, tutti capaci di entrare in sintonia con il tono di un film che si prepara a diventare piccolo cult.
Andrea D’Addio (film up)
Critica "Il trio dispiega tutte le sue energie migliori. Colin Ferrell disegna con i giusti turbamenti i rimorsi e il perpetuo sconcerto di Ray. Molto più pacato, al suo fianco, Brenda Gleeson, anche fisicamente, con la sua corporatura massiccia, tende a indicarci la comprensione e l'equilibrio. Ralph Fiennes, il boss, è gelido come un serpente." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 15 maggio 2008)
"Il regista Martin McDonagh, nato a Londra da genitori irlandesi, drammaturgo e regista teatrale, debutta nel cinema con questo film e mostra straordinaria padronanza, particolare sapienza nella sceneggiatura e nei dialoghi perfetti. Aveva detto di voler fare 'una storia divertente, sexy e pericolosa, ma insieme triste, strana, riflessiva e gioiosa'; c'è riuscito (salvo la connotazione sexy, che proprio manca) realizzando un film brillante e malinconico, recitato benissimo specialmente da Colin Farrell." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 maggio 2008)
"Gangster spietati ma anche di buon cuore quelli di 'In Bruges, la coscienza dell'assassino'. Affidato, come capita agli inglesi, alla sottile qualità degli attori più che alla coerenza della sceneggiatura, al polso della regia. (...) Il film gira intorno ad un motivo coinvolgendo altri personaggini incisi con pochi efficaci tratti. E ci gira intorno senza la pretesa di arrivare a niente ma con l'ambizione di mettere in campo uno sguardo, un tono: tragicomico, umoristico e cupo al tempo stesso, imparentato con lo stile di Woody Allen." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 maggio 2008)
"Il resto di 'In Bruges-La coscienza dell'assassino', opera prima del drammaturgo irlandese Martin McDonagh, è pura arte del dialogo con un occhio a Beckett e l'altro a Tarantino. Brutalità e senso dell'umorismo, arte medievale e commedia romantica, nani da picchiare e pistole che troncano la conversazione. Episodio dopo episodio, il film si svela ipnoticamente davanti ai nostri occhi. Motivi della magia? La penna arguta e umana di McDonagh (viene voglia di leggersi tutte le sue pièce irlandesi) e la potenza espressiva di Farrell e Gleeson. Il giovane Farrell si conferma grande attore. Se solo mettesse la testa a posto. Gli suggeriamo più Bruges e meno Hollywood." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 maggio 2008)
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