
Racconti da Stoccolma
Titolo originale: När mörkret faller
Nazione: Svezia
Anno: 2007
Genere: Thriller
Durata: 133'
Regia: Anders Nilsson
Sito ufficiale:
Cast: Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Fredrik Eriksson, Ashkan Ghods, Bahar Pars, Mina Azarian
Produzione: Sonet Film, Multimedia Film- und Fernseh
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 30 Aprile 2008 (cinema)
Trama:
Tre storie personali e drammatiche che vedono i rispettivi protagonisti, lottare per i propri principi. Leyla si scontra con i propri familiari per opporsi alle rigide regole delle famiglie mediorientali, che in questo caso colpiscono la sorella Nina colpevole di avere un ragazzo; Carina, giornalista tv, denuncia il marito, nonchè collega di lavoro, per maltrattamenti ma viene isolata da amici e colleghi; Aram e i suoi fratelli, aprono un ristorante con i risparmi di una vita, ma vengono presi di mira da un gruppo di malavitosi, che aggrediscono Peter, un addetto alla sicurezza del locale, per il quale Aram si accorge di nutrire un sentimento particolare...
Racconti da Stoccolma
Anche tra le pieghe della tranquilla socialdemocrazia svedese si nascondono brutalità, soprattutto contro le donne ma pure contro l’omosessualità maschile. Tanto è vero che "Racconti da Stoccolma" raccoglie tre episodi realmente accaduti, e Anders Nilsson (insieme al produttore Joakim Hansson) prima di allargare il discorso al contesto sociale ha scritto il testo partendo da un presupposto affettivo e domestico: "quello che più spaventa la gente – sostiene il cineasta - non sono guerre, malattie, serial killer, mostri, ma è una minaccia che proviene dalle persone amate".
Alla Settima Arte Nilsson si è dedicato in maniera multiforme, con decine di film in alternata veste di sceneggiatore, tecnico del suono, montatore, regista di seconda unità, direttore della fotografia, oltre a realizzare cortometraggi e firmare co-regie. Per quest’ultima opera ha preso le mosse dalla constatazione che tale piaga si manifesta nelle comunità di appartenenza come in casa, e riguarda ogni cultura, religione, ceto. Ad essa si contrappongono le insufficienti misure delle autorità competenti, e di conseguenza un tasso di denunce molto basso da parte di chi subisce soprusi fino al rischio della vita. La prospettiva della pellicola è proprio quella delle vittime del branco omofobo o - a causa di libertà e talenti femminili vissuti dagli uomini come insopportabili - di mariti e di genitori (con interi clan familiari coinvolti, direttamente o in quanto omertosi, in "delitti d’onore"); vittime che devono poi far fronte, inoltre, ai sospetti e all’ostilità corporativa nell’ambiente in cui i loro carnefici trovano copertura. Le tre vicende sviluppano forte tensione - sebbene l’episodio al maschile sia il più debole – e trovano sfogo nel coraggio della ribellione. Soffrendo però di impianto televisivo, interpretazioni non tutte all’altezza, macchinosità. Al 57° Festival di Berlino il film ha vinto il Premio Amnesty International – organizzazione che dal 2004 porta avanti la campagna "mai più violenza sulle donne" – ed ha una fruibilità legata più alla valenza di denuncia che a meriti artistici.
Federico Raponi (film up)
Critica "Tre storie vere di sopraffazione e violenza domestica intrecciate in un social thriller che spesso colpisce sotto la cintura. Se nell'Italia impaurita il problema sicurezza diventa il sintomo più vistoso della nostra crisi di identità, guardate cosa succede nella civilissima Stoccolma. (...) Niente sconti, nessuna scusa: il film non cerca le cause di tanta violenza, si concentra sugli effetti, intrecciando il dramma sociale e il lato spettacolare con mano ruvida. Un pugno nello stomaco che rischia di dimostrare più che di mostrare, lasciando lo spettatore due volte a disagio. Per gli orrori di cui è fatto testimone, e per il modo in cui è convocato al loro cospetto. Efficace, senz'altro. Ma anche ambiguo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008)
"Anders Nilsson, svedese, classe ' 63, ha un modo di raccontare coinvolgente, con una forza polemica strepitosa. Con questi tre racconti diversi per società e cultura, con queste tre storie di sentimenti accomunati dall' impeto di una violenza che si nasconde ovunque, l' autore denuncia tutto il malsano che si cela sotto il bon ton di rispettabilità e tolleranza. Le vecchie nevrosi di Bergman hanno partorito. Ecco tre vite violente: una ragazza che soccombe a regole familiar-tribali; una donna costretta all' inferno di famiglia; il gestore di un locale picchiato e che conserva un suo segreto. Tre ordinarie straordinarie storie di cronaca, quotidiano orrore, a rischio di non badarci, perdere il baricentro morale. È questo il baratro in cui cadono le civiltà più protette dal welfare materiale ma non etico. Vinceranno i mostri già così vicini? Vedete il film, vale la pena, è un modo di reagire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008)
"Tre vicende parallele, dove i protagonisti sono costretti a vivere nella paura e sotto minaccia. Di chi? Dei parenti, ovvio. Carina è una giornalista, col marito manesco; Aram gestisce un ristorante, preso di mira da malviventi anti-gay, Leyla è una ragazzina alle prese con una famiglia tirannica. Ognuno dovrà scegliere tra l'ipocrisia del quieto vivere e la verità, che farà male, ma libera da dinamiche affettive dolorose. Saltato il tappo, però, ci sarà chi odia le vittime, solo perché hanno parlato. Applaudito al Festival di Berlino 2007, premiato da Amnesty international, questo thriller d'autore si segnala anche per la presenza della musa di Bergman, Bibi Andersson." (Cinzia Romano, 'Il Giornale', 2 maggio 2008)
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