Si può fare

Titolo originale: Si può fare
Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: Commedia
Durata: 111'
Regia: Giulio Manfredonia
Cast: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Bebo Storti, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Carlo Giuseppe Gabardini, Pietro Ragusa, Maria Rosaria Russo
Produzione:
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: Roma 2008 31 Ottobre 2008 (cinema)

Trama:
Nello, un imprenditore milanese che ha perso la propria posizione, si ritrova a dirigere una cooperativa di ex pazienti di ospedali psichiatrici, dopo l'entrata in vigore della legge Basaglia. Credendo fortemente nella dignità del lavoro, Nello spinge ogni socio della cooperativa a imparare un mestiere per sottrarsi alle elemosine dell'assistenza, inventando per ciascuno un ruolo incredibilmente adatto alle sue capacità ma finendo per scontrarsi con inevitabili quanto umanissime e tragicomiche contraddizioni.

 

Si può fare
Provincia milanese, primi anni '80. Sono i primi tempi di applicazione per la legge 180 sui trattamenti sanitari, quella comunemente chiamata con il nome del suo promotore, lo psichiatra Franco Basaglia e che abolì di fatto i manicomi, almeno per come erano allora intesi. Per molte persone un tempo riunite in quelle strutture, lo sbocco furono associazioni e cooperative di vario tipo, il più delle volte tali solo nei nomi, ma non nei fatti visto che il lavoro o la vita sociale che doveva esserne la base veniva mitigata da troppo intense dosi di sedativi. Una premessa da cronaca (drammatica) sembrerà inadatta per questo film che, nonostante il contesto, ha i toni della commedia, ma è importante per sottolineare la bravura dei suoi autori.
La capacità con cui Fabio Bonifacci (sceneggiatore) e Giulio Manfredonia (regista e co-sceneggiatore) sono riusciti a raccontare una storia dai tanti personaggi e dalle mille sfumature, in maniera così credibile e avvincente è cosa rara. Ancor più perché evitano di utilizzare i possibili eccessi dei "malati" per snodi narrativi o per rifugiarsi nei colpevoli occhi degli esterni. Si parla di persone e su queste viene ad essere costruito anche un interessante discorso sul lavoro e il capitalismo, un argomento che oggi come allora ha difficoltà a trovare un equilibrio. Non c'è ideologia, tutto viene raccontato senza idealismi o estremi, ma con semplicità, facendo sempre pensare che non ci sia soluzione diversa per i personaggi, si scava così tanto che non si può non accettare quanto accada. Il fatto che l'ispirazione sia reale (come appare nella didascalia finale), che davvero ci siano stati, e ci sono tuttora, lavoratori altrove messi ai margini, protagonisti di una cooperativa che monta parquet è solo l'ennesima conferma che si stia parlando della realtà, già prima si crede alla storia.
Buona parte del cast ha lavorato per un mese prima di mettersi davanti alla macchina da presa. Si vede. Manfredonia, con il suo lavoro, ricorda così che la professionalità paga. Speriamo lo faccia anche il botteghino.

La frase: "Sei uscito da Tuttocittà, queste strade non esistono, devi rientrare nel Tuttocittà!".

Andrea D'Addio FILM UP

Critica "'Si può fare' di Giulio Manfredonia è un piccolo film generoso e diseguale ma spesso emozionante che affronta la malattia mentale con le armi leggere della commedia senza dimenticare il dramma e il dolore. Contenuto e appassionato, Claudio Bisio è efficacissimo nei panni del sindacalista ignaro di psichiatria che però intuisce la muta domanda espressa dai matti nei loro lavori, e avvia senza quasi accorgersene una piccola rivoluzione. (...) Ma la spina dorsale del film, che non nasconde il suo debito con 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', è quel battaglione di attori bravissimi e poco noti che danno vita con molto affiatamento ed equilibrio ai dubbi e alle manie, ai tormenti e agli slanci, di questi matti da slegare costruiti incrociando tante piccole storie vere, un po' come fanno loro con i pezzetti di legno per montare i parquet d'artista specialità della cooperativa. Si capisce che Manfredonia e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci hanno lavorato a lungo e con loro sulle fonti e sui malati. Così il film commuove, diverte, sorprende, mettendo sul tappeto con onestà tutti i lati del problema. Con varie licenze poetiche naturalmente, per chi vuole la verità ci sono molti documentari sul tema, non ultimi quelli bellissimi di Paolo Pisanelli ('Nella prospettiva della chiusura lampo', 'Il teatro e il professore'). E se qualche passaggio, come l'amore fra un malato e una studentessa, non è all'altezza, pazienza. Di film così vorremmo vederne di più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2008)

"Andate a vederlo: si pensa, ci si commuove e ci si diverte. Quello che deve fare una bella commedia. (...) Non è un'invenzione. Lo sceneggiatore lesse molti anni fa un articolo che raccontava l'esperienza di un sindacalista e di una cooperativa in provincia di Pordenone. Non una fiaba, non un'utopia, ma la prova che, se si vuole, si può fare." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 31 ottobre 2008)

"'Si può fare' di Giulio Manfredonia, ha ottenuto vivi applausi da parte del plenum giornalistico. Personalmente non abbiamo apprezzato più di tanto la storia di Nello, il sindacalista che agli albori dei Sessanta viene assegnato a una cooperativa di ex malati mentali dimessi dal manicomio in base alla storica legge Basaglia: undici pazzi doc (interpretati da attori ben selezionati e addestrati persino nei locali dell'ex manicomio romano di Santa Maria della Pietà) che, grazie alla fiducia del non meno strambo protagonista, finiranno con il dimostrare sul campo quanto sia stata giusta e feconda la revisione dei vetusti trattamenti psichiatrici. È vero che Claudio Bisio, abitualmente sbiadito in ambito cinematografico, riesce stavolta a esprimersi in modi misurati e accattivanti; come è vero che il quarantenne Manfredonia riesce a ispirarsi a 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' conservando tutta la sua freschezza nazional-popolare. Peccato che a conti fatti il film, tratto da una storia vera e sceneggiato dal regista assieme a Fabio Bonifacci, dispensi risate e commozioni giocate sul piano di una facile correttezza politica e di un supergenerico buonismo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 ottobre 2008)

"Con un cast di attori straordinari e poco noti al grande pubblico, il film racconta l'avventura di questo straordinario percorso di libertà, puntando diritto ai sentimenti, alle emozioni, alle ingenuità, come una vera soap. Rendendo così popolare un argomento per troppo tempo relegato in ambiti di nicchia. Nonostante capisaldi del nostro cinema militante, come 'matti da slegare' di Silvano Agosti, per esempio, avessero già ai tempo, dato il loro contributo." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 31 ottobre 2008)

"Ispirandosi alle idee basagliane una commedia allegra e ultra-ottimista, dove tutto si supera con un sorriso e un'assemblea. Furbesco ma simpatico." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 ottobre 2008)

"L'aria è quella da 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', fra tragedia delle anime e commedia della vita. Ma la scommessa, nel suo piccolo, è più alta. Il mondo dei normali e quello dei malati, nel film di Manfredonia (lo stesso del sorprendente 'Se fossi in te') cammina sulla stessa linea, sottilissima, di demarcazione, continuamente attraversata dall'uno e dall'altro fronte. Con eccesso di rigore, Manfredonia sceglie di affidare tutte le parti ad attori professionisti (bravissimi tutti) con i quali prova per mesi, lasciandosi alle spalle qualsiasi tentazione di mix vero-falso e mantiene un equilibrio di verosimiglianza mai scontata per quasi l'intera pellicola (alcuni momenti di caduta ci sono, ma sopraffatti dal resto). Se il risultato filmico è un po' scarso (un po' tendente al televisivo), ottimale invece quello della scrittura e dell'interpretazione. I sani Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, fanno con garbo da spalle alla vera compagnia di teatranti, quella dei malati appunto, senza avere mai la tentazione di rubare loro la scena." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 ottobre 2008)