
Galantuomini
Titolo originale: Galantuomini
Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Regia: Edoardo Winspeare
Sito ufficiale: www.galantuomini.it
Cast: Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli, Gioia Spaziani, Marcello Prayer, Lamberto Probo
Produzione: Acaba Produzioni, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: 01 Distribuzione
Data di uscita: Roma 2008
21 Novembre 2008 (cinema)
Trama:
Lecce, anni '90. Ignazio è uno stimato giudice che è da poco rientrato in città dopo aver lavorato per molti anni al Nord. Rivede Lucia, la donna di cui è sempre stato segretamente innamorato fin da piccolo. La donna lavora come rappresentante di profumi, ma si tratta di una copertura. In realtà Lucia è diventata il braccio destro del boss Carmine Zà, uno dei capi della Sacra Corona Unita, la nuova organizzazione criminale che in quegli anni raggiunge il suo apice di potenza e ferocia. Ignazio ritrova anche il suo amico d'infanzia Fabio, con cui insieme all'indomita Lucia formava un terzetto indivisibile, negli anni della loro giovinezza. Erano gli anni Sessanta, quando il Salento era considerato ancora un' "isola felice". Una sera Fabio si ferma a giocare a biliardo al bar di Infantino, uno dei più attivi spacciatori della zona e anche padre del figlio avuto con Lucia. Il giorno dopo Fabio viene ritrovato senza vita per una dose di droga tagliata male. A Ignazio, sconvolto per l'accaduto, viene affidato il caso. Ma nel cercare di smascherare lo spaccio di droga che fa capo alla SCU, scopre che Lucia non solo è coinvolta, ma che è addirittura una sorta di boss della malavita organizzata. Il mondo di Ignazio va in crisi. Dilaniato dal conflitto, si dimette dal caso. Ma una notte, dopo uno scontro a fuoco tra cosche rivali, Lucia - braccata da tutti - bussa alla porta di Ignazio.
Galantuomini
Al tempo dei "galantuomini", "la linea di demarcazione tra bene e male era più netta". Il regista Edoardo Winspeare ha il ricordo di un’infanzia felice in una zona di frontiera marittima, sana e contadina, quella delle bellezze naturali salentine. Poi si è persa l’innocenza, con l’abusivismo responsabile dello scempio paesaggistico e la nascita di una organizzazione criminale priva di radici storiche, la Sacra Corona Unita del traffico di armi e cocaina che ha minato l’etica di un territorio attraverso la sua feroce gerarchia e il miraggio del denaro facile per i giovani.
Tornato 5 anni dopo il suo terzo film, con sensibilità Winspeare (che ha scritto la sceneggiatura con Amedeo Piva e Alessandro Valenti) tratta dell’identità personale-collettiva e del dilemma tra Amore e regole della Giustizia o del clan, non disdegnando tesi momenti di azione. Per la protagonista femminile, ambigua, sdoppiata e contraddittoria, il cineasta si è ispirato alle donne dei "vangeli" (i picciotti pugliesi) - in particolare ad una di loro dedita anche al volontariato, e sulla quale aveva avviato un documentario – da lui conosciute quando teneva un corso di cinema in carcere. E disponendo per la prima volta di un cast di veri attori ha posto come clausola la presenza - per il ruolo di Lucia - di Donatella Finocchiaro, attrice di una carnalità sensuale e di notevole intensità che ha dato il meglio di sé proprio in film sulla malavita come "Angela" e "Sulla mia pelle". Mentre i due magistrati risultano figure piatte - nonostante il raziocinio, la lealtà professionale e la fiducia amicale tradite di Ignazio/Gifuni lascino il campo ai sentimenti – lo schermo è tutto per una dura, rispettata e affascinante donna di comando. Maschile in un mondo al maschile, pensante e lucida tra uomini stupidi e violenti, pronta a sparare ma allo stesso tempo dotata di uno spiccato senso materno (nei confronti del figlioletto così come del vecchio amico eroinomane), vulnerabile e capace, forse, di lasciarsi andare alla passione.
La frase: "guarda la Madonna: ci pensa lei a te. Se non ci pensa lei, ci pensiamo noi".
Federico Raponi FILM UP
Critica
"Crudele e carnale come vogliono le regole del noir, ma anche (morbosamente) vera come le pregiudicate che capita a tutti di guardare sulle pagine dei giornali o nei servizi dei tg. 'Galantuomini' è il migliore film italiano visto sinora al festival soprattutto perché Donatella Finocchiaro (Lucia), braccata dalla cinepresa dalla prima sequenza all'ultima, protagonista di numerose scene madri e sempre condotta da gesti e dialoghi ai limiti estremi del melò, è di una bravura almeno pari alla sua stordente sensualità. Edoardo Winspeare, occhio cosmopolita ma radici piantate nel Salento, sceglie la strada del racconto a piena voce, ricco d'azione e introspezione, preciso nel restituire l'ambiente della mala ma anche aperto agli slanci evocativi e struggenti. (...) Un film che resterà grazie al robusto filo stilistico che connette elementi tanto vividi quanto divergenti come le intermittenze della memoria, la conflittualità tra doveri e interessi e l'intrinseca amoralità della passione autentica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 ottobre 2008)
"Interessante che Winspeare si sia servito di reali frequentazioni, come operatore volontario in carcere ma anche fuori, di donne appartenenti alla nuova malavita. E che, come confessa nel suo candore, ne abbia tratta una certa fascinazione. Interrogandosi, come del resto fa anche nel film e nel personaggio di Lucia, così clamorosamente più denso e spesso dei maschi infantili, cialtroni e stupidi, sull'enigma del rapporto, nelle loro personalità, tra femminilità, potere, violenza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 28 ottobre 2008)
"Qui iniziano appunto i problemi di questo film sempre un poco esangue e beneducato per dominare una materia così sporca e brutale. Non è cosa che riguardi solo Winspeare. È uno dei nodi ricorrenti del nostro cinema. Una volta esistevano convenzioni, tacitamente accettate da pubblico e autori. Certe cose non si potevano rappresentare con franchezza, c'erano codici precisi da rispettare. Oggi che quei codici sono saltati ogni autore deve trovare la sua temperatura di racconto, il suo stile. E Galantuomini di stili ne ha fin troppi per convincere. Possiamo accettare che Donatella Finocchiaro, fisicamente borghese almeno quanto Gifuni, sia una scaltra e se serve feroce capoclan che si nasconde, dà ordini, spara? Possiamo, se il film resta dentro una certa convenzione. Ma diventa difficile se i suoi scagnozzi e rivali hanno voci e corpi e maniere così diverse. Così, mentre funziona a dovere il lato giallo, è il sottotesto a non convincere. Come quando Gifuni, scoperta finalmente la doppia identità della Finocchiaro, la affronta: 'Non so con chi sto parlando. So solo che mi fai schifo!'. Detta fra pari grado, come sembra, è un conto. Detta da un figlio dell'alta borghesia all'ex-ragazza povera che non ha saputo amare in gioventù, la battuta si carica di un disprezzo sanguinoso, e insieme ipocrita, che il film non coglie fino in fondo. Un peccato, perché Winspeare ha eleganza, finezza, coraggio, e mette a segno scene di grande suggestione, come il finale. A volte le buone maniere sono fatali." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 ottobre 2008)
"Un'opera convincente con un finale aperto, in cui l'amore dei due rivali arriva fino al sacrificio dell'abbandono." (Giampiero De Chiara, 'Libero', 28 ottobre 2008)
"Non più racconto corale, né spirito della terra: ora Winspeare sceglie il racconto più esplicito di una storia d'amore impossibile, sceglie di mettere in un perfetto faccia a faccia due attori come Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro, il giudice di buona famiglia c l'amica d'infanzia del paese, ruolo che la Finocchiaro interpreta magnificamente nel doppio ruolo di madre di famiglia e braccio destro del boss del traffico d'armi in Montenegro (Giorgio Colangeli)." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 28 ottobre 2008)
"L'ultimo film di Edoardo Winspeare, 'Galantuomini', è potente e insoddisfacente allo stesso tempo, è un melodramma noir, una storia d'amor impossibile tra una donna criminale a capo di una cosca della Sacra Corona Unita e un giudice borghese, di lei innamorato sin dall'infanzia. (...) Ma neanche il film non riesce a tenere insieme le sue due anime, il melodramma e il noir malavitoso, risultando efficace quando tratteggia l'ascesa criminale di una donna forte (Donatella Finocchiaro), poco convincente quando dipinge l'amore con un giudice dimesso e debole (Fabrizio Gifuni). L'originalità di una storia di donna malavitosa è stata recentemente sfatata da Roberta Torre in 'Angela', sempre con Donatella Finocchiaro. Ma se il punto di vista della Torre era chiaro ed entomologico, quello di Winspeare appare ancora indeciso." (Dario Zonta, 'L'Unità', 28 ottobre 2008)
"Grande qualità della regia, grande bellezza e intensa bravura di Donatella Finocchiaro, lavoro ammirevole." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 ottobre 2008)
"Winspeare, al quarto film e dopo cinque anni di silenzio, rimane nel Salento prediletto per mescolare il mélo di una potente storia d'amore con il noir di una terra su cui negli anni Novanta ha allungato la sua ombra violenta e devastante la Sacra Corona Unita. L'innocenza dell'infanzia e la radice arcaica di quella comune origine ha legato i destini di tre personaggi. (...) Qualcuno ricorderà l'energia primigenia di 'Sangue vivo'. Ebbene Winspeare non smentisce la sua antropologia e ad essa si affida e affida la seduzione e la chiave di 'Galantuomini'". (Guido Barlozzetti, 'E Polis Roma', 28 ottobre 2008)
"Il film scorre via, non riuscendo mai a decollare e rimanendo sul doppio binario del più classico mafia movie stile piovra e della storia d'amore appassionata e impossibile. I ritmi sono un po' troppo lenti, e le scene più sporche o goliardiche (i criminali che vogliono Van Basten al Lecce per battere il Bari, sequenza straordinaria) mostrano molte delle potenzialità inespresse. Un film comunque onesto e pulito, forse troppo, che si lascia vedere." (Boris Sollazzo, 'D News', 28 ottobre 2008)
"Duro nelle scene d'azione, e ben recitato, anche nei comparti minori, con un bravo Beppe Fiorello. Avvince, specie nella descrizione dei traffici criminali, si affloscia un po' quando viene al dunque, cioè al corpo a corpo, anche sessuale, tra i due nemici: perché Ignazio sa e non denuncia Lucia, a sua volta in cerca d'aiuto. Gifuni, ormai specializzato in parti da giudice, è dilaniato con misura. Donatella Finocchiaro, memore di 'Angela', regala uno spessore speciale alla sua capobanda sensuale e carismatica." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 28 ottobre 2008)
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