Katyn
Titolo originale: Katyn
Nazione: Polonia
Anno: 2007
Genere: Drammatico, Storia, Guerra
Durata:
Regia: Andrzej Wajda
Sito ufficiale: www.katyn.netino.pl/en
Cast: Joachim Paul Assböck, Waldemar Barwinski, Stanislawa Celinska, Andrzej Chyra, Magdalena Cielecka, Alicja Dabrowska, Jan Englert
Produzione: Akson Studio, TVP S.A., Polski Instytut Sztuki Filmowej, Telekomunikacja Polska
Data di uscita: Oscar 2008

Trama:
La strage che i servizi segreti russi compirono nei confronti dei prigionieri di guerra polacchi nel 1940, voluta da Stalin, é qui raccontata da un punto di vista molto vicino al dramma umano che le migliaia di famiglie dei deceduti sono state costrette a vivere...

 

Trama
Polonia, primavera del 1940. Un cospicuo numero di militari e intellettuali polacchi viene trucidato e sepolto in una fossa comune dai servizi segreti sovietici nei pressi di Katyn dopo il patto stipulato tra Stalin e Hitler che aveva stabilito la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica. Le madri, le mogli, le figlie e le sorelle degli uomini uccisi aspetteranno a lungo, se non addirittura invano, di conoscere la sorte dei loro congiunti. Nel 1943 l'esercito tedesco comunica i nomi di coloro che sono stati ritrovati nella fossa comune. Nel 1945, dopo la liberazione di Cracovia da parte dell'esercito di Stalin, la propaganda sovietica incolperà del massacro l'esercito tedesco.

Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
- FUORI CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008).
- FUORI CONCORSO AL 26. TORINO FILM FESTIVAL (2008).

Critica

"La storia ricostruisce, con molti andirivieni temporali, un periodo di circa una decina d'anni, dal 17 settembre 1939, quando anche i sovietici entrarono in una Polonia in parte occupata dai nazisti, fino all'inizio del dopoguerra. Mentre la storia di un gruppo di ufficiali che furono catturati, deportati e poi uccisi, si intreccia a quella delle donne che aspettarono il loro ritorno. Ma vedendo il film si ha la sensazione che questi intrecci servano soprattutto a frenare il coinvolgimento emotivo per riportare sempre lo spettatore a interrogarsi non solo sulla verità della Storia ma anche sull'urgenza delle scelte morali: fino a che punto i superstiti potevano fingere di ignorare quello che sapevano? Fino a dove l' istinto a sopravvivere poteva farli scendere a patti con la propria coscienza? (...) Ne esce un quadro variegato e mai semplicistico, dove le responsabilità sovietiche non nascondono quelle naziste, documentato anche in ogni piccola scena (compresa quella dei soldati russi che strappavano la bandiera polacca in due: lasciavano sventolare la parte rossa e usavano quella bianca per bendarsi i piedi). Ma a cui manca quell'emozione che ci si poteva aspettare su un tale soggetto. Come se l'impegno a fondere l' urgenza didattica, la complessità storica e gli interrogativi morali abbia finito per
'soffocare' il coinvolgimento emotivo per cercare soprattutto di far luce su un periodo troppo a lungo nascosto dal buio." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 febbraio 2008)

"Per Wajda questo film - con le musiche del compositore Krzysztof Penderecki - compie una doppia missione: quella di riportare alla luce una pagina di storia patria dolorosa quanto poco conosciuta e, soprattutto, fare verità: 'In Polonia esistono centinaia di documenti e foto in merito a quella strage'. (R.S., 'Il Mattino', 16 febbraio 2008)

Certo dietro la scelta di raccontare questa tragica vicenda c'è soprattutto la storia personale di Wajda, figlio di un ufficiale polacco assassinato a Katyn. La madre del regista attese per tutta la vita il ritorno del marito, illudendosi perché il suo nome figurava nella lista dei soldati massacrati con un appellativo sbagliato. La tragica conferma arrivò solo alla caduta del regime comunista, nel 1990. Soltanto allora, infatti, emerse la verità: gli assassini non erano stati i tedeschi, come avevano fatto credere per decenni i sovietici, ma i soldati dell'Armata rossa. L'ordine di Stalin - che fece trucidare anche diecimila civili - cancellò la classe dirigente e l'intellighentia del paese. (...) Come ha confidato egli stesso, Wajda non riusciva a decidersi tra un film che mostrasse la vicenda politica sottesa, presentando i grandi personaggi della storia, e una pellicola che narrasse le vicende delle vittime, in particolare dei loro familiari: mogli, figli, genitori, fratelli e sorelle. "Alla fine - ha spiegato - ho scelto di dare voce a una dimensione personale, perché è un tema troppo doloroso per lasciare spazio alle strumentalizzazioni politiche. Così ho voluto soprattutto parlare delle donne coinvolte nell'eccidio, donne che hanno passato anni a leggere la lista dei caduti non lasciando nulla di intentato per riavere i loro cari". L'opera si pone a metà tra il documentario e il racconto cinematografico puro. Il risultato è di buon livello - non a caso il film è stato candidato all'Oscar come miglior film straniero e presentato alla Berlinale fuori concorso - regalandoci una speciale lezione di storia. (...) E se al termine della visione - soprattutto con le agghiaccianti immagini delle esecuzioni che chiudono la pellicola - sembra prevalere un senso di sconfitta, tutto viene sublimato da una certezza: c'è voluto mezzo secolo, ma la verità alla fine ha prevalso. (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 18 marzo 2008)


Katyn
Katyn è uno dei nomi più difficili della storia polacca del novecento. E’ un bosco nell’attuale Bielorussia in cui furono massacrati dall’esercito sovietico dell’armata rossa più di 20.000 ufficiali polacchi. Questo assassinio di massa ebbe una serie di conseguenze a breve e a lungo termine che influenzarono la storia della Polonia fino ai giorni nostri. L’ordine di morte (firmato dal direttore dei servizi segreti russi Lavrentij Beria il 5 marzo 1940) aveva un scopo molto preciso: l’eliminazione dell’intellighenzia sovietica. Gli ufficiali polacchi erano l’elite intellettuale della Polonia a cavallo tra le due guerre: erano medici, ingegnieri, avvocati e professori. Erano in un certo senso gli eredi della vecchia nobiltà di sangue, le forze sulle quali si basava il presente e il futuro della Polonia. In questo i sovietici non furono diversi dai nazisti, che per esempio deportarono e uccisero tutti i professori dell’università Jagellonica di Cracovia (nell’ideologia nazista gli "schiavi polacchi" non dovevano avere accesso all’educazione superiore). Il rinvenimento da parte dei nazisti delle fosse comuni di Katyn nel 1943 di fatto provocò una spaccatura fra le forze di resistenza presenti in Polonia, una che rispondeva al governo della II Repubblica in esilio a Londra e la seconda che invece si riconosceva negli "amici sovietici" che pure avevano invaso il paese nel 1939. Dopo la nascita della Polonia socialista la parola Katyn divenne un taboo. Tutti sapevano di chi fosse stata la responsabilità ma nessuno poteva mettere in discussione la vulgata ufficiale che faceva ricadere la responsabilità di quelle morti sui tedeschi. Riporta Adam Michnik che i redattori dell’enciclopedia polacca piuttosto che mentire preferirono non inserire la voce "Katyn" nella loro opera. Segno di resistenza per sottrazione, un silenzio pesante come un macigno.

Andrzej Wajda, regista polacco tra i più prolifici e attivo fin dagli anni ’50, firma l’adattamento del romanzo Post Mortem di Andrzej Mularski anche per mettere a tacere alcuni fantasmi personali. Il padre fu ucciso probabilmente dalle truppe sovietiche (anche se non a Katyn) e sua madre dovette vivere a lungo sopportando il peso di quella menzogna ufficiale.

Katyn si può idealmente dividere in due parti: una parte ambientata durante la guerra e una seconda sezione che mostra le conseguenze civili e sociali della Katyn come strumento ideologico sovietico.
Wajda si richiama alla sua tradizione cinematografica con le sue numerose ascendenze al romanticismo polacco. Emblematica (e forse abbastanza trita) l’immagine del Cristo coperto dal cappotto dell’ufficiale. Durante l’800, secolo in cui scomparve dalle carte dell’Europa, la Polonia era nota come "Cristo delle nazioni", termine tornato ricorrente durante l’ultima spartizione russo-tedesca.

Al di là del destino degli ufficiali viene data grande rilevanza all’attesa e al destino di chi in quegli anni difficili attese vanamente a casa il ritorno dei propri cari e alle conseguenze del loro atteggiamento nei confronti della versione sovietica dei fatti.
Risulta a tratti troppo dura la colpevolizzazione di chi preferì accettare la versione ufficiale per continuare a vivere. Questa condanna è tra l’altro tuttaltro che innocua per la Polonia di oggi. Bisogna ricordare infatti che negli ultimi anni è stato avviato dai Kaczynski un processo di epurazione nei confronti di chi durante gli anni del comunismo poteva considerarsi anche vagamente colluso con il potere allora vigente (in Italia si è occupato con grande sottigliezza di tale questione Paolo Morawski). Non è un caso che l’allora Presidente Kaczynski abbia auspicato proiezioni scolastiche obbligatorie di questa pellicola. Lascia inoltre perplessi la caparbietà con cui vengono mostrate le morti degli ufficiali al termine di Katyn, esecuzioni che possono stare alla pari con lo Schindler’s list spielberghiano come crudezza di esposizione.

Katyn è comunque un lavoro impeccabile sia dal punto di vista della regia che dell’interpretazione, anche se un pò freddo e "a tesi" nell’esposizione. E’ comunque fondamentale che si parli di questa oscura pagina della storia recente, anche se è auspicabile che questo non diventi IL film su Katyn.

Mauro Corso FILM UP