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Anno 2007
Durata 95
Origine BELGIO, FRANCIA, SVIZZERA
Colore C
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche 35 MM
Produzione BOX PRODUCTIONS, ARCHIPEL 35, NEED PRODUCTIONS
Distribuzione TEODORA FILM (2008)
Regia
Ursula Meier
Attori
Isabelle Huppert -
Marthe
Olivier Gourmet -
Michel
Adelaïde Leroux -
Judith
Madeleine Budd -
Marion
Kacey Mottet Klein -
Julien
Sceneggiatura
Ursula Meier
Antoine Jaccoud
Raphaëlle Valbrune
Gilles Taurand
Fotografia
Agnès Godard
Montaggio
Susanna Rossberg
Scenografia
Ivan Niclass
Costumi
Anna Van Brée
Effetti
Marc Ume
Trama
La tranquilla esistenza di Marthe e Michel e dei loro tre bambini sta per essere sconvolta dal completamento dei lavori di costruzione di un'autostrada, che passa proprio accanto alla loro abitazione nel bel mezzo della campagna. Sebbene tentino di fronteggiare il disagio del continuo passaggio di automobili, ben presto tutti i componenti della famiglia cominciano a dare segni di insofferenza e irritabilità, ma il desiderio di rimanere nella loro casa si dimostra più forte di ogni avversità.
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"Un road movie al contrario", così la regista svizzero-francese Ursula Meier ha definito il suo film. La ragione è presto detta: i protagonisti della vicenda, una coppia con tre figli, vivono in una casa che si affaccia su di un autostrada da anni abbandonata, ma prossima alla riapertura. Di movimento esterno ce n'è quindi ben poco: la strada qui rappresenta non un espediente per scappare, ma limite fisico, elemento che rinchiude anziché aprire. Tutta la narrazione si svolge lì, in pochi metri quadrati, a due passi da quattro corsie che, una volta restaurate, vedono sfrecciare migliaia di auto ogni giorno, occhi indiscreti di passeggeri che per qualche attimo, salvo che non ci sia traffico e allora si parla di minuti e ore, possono scrutare dentro la vita di quotidiana di quella che un tempo era una famiglia felice.
Ursula Meier ci racconta questo dividendo, abbastanza schematicamente, il film in due tronconi. Nella prima parte, quando la casa è un luogo isolato lontano da tutto, ci mostra tutti i protagonisti sereni, felici di un’intimità assoluta che gli fa vivere al massimo ogni momento. Nella seconda parte, quando i caselli prendono a funzionare e l’asfalto diventa bollente, ci racconta la spirale di malessere che colpisce la famiglia: lo spazio fisico diminuisce e l’intimità esasperata pone le basi di un nervosismo crescente. Il chiavistello di questa svolta narrativa è il rumore: è il suono crescente di macchine e camion che chiude sempre più i personaggi all’interno delle mura di casa, è questo l’elemento esterno che stravolge gli equilibri interni.
Toni grotteschi per una storia metaforica che, per quanto possa avere alte ambizioni e varie chiavi di lettura, si adagia ben presto sulla propria riflessione, senza ricerca di ritmo e, ogni tanto, anche di ironia, troppo concentrata nel suo voler dire qualcosa che alla fin fine ha ben poco di illuminante. Compreso il fatto che l’autostrada avrà un cattivo effetto sui personaggi, Home continua diritto fino ad una conclusione piuttosto scontata, quasi fiero della propria criticità. Ursula Meier ha senza dubbio delle qualità, alcune scene sono molto interessanti per la gestione degli spazi, e anche la sua direzione degli attori è ottima (ha al suo arco comunque frecce di prima qualità come Isabelle Huppert e Oliver Gourmet), ma il suo primo lungometraggio appare troppo volutamente intellettuale per convincere davvero.
Andrea D’Addio FILM UP
Critica "In equilibrio geniale su una follia extra-metropolitana da casello a casello, tra corpo e mente contorta, la fiaba iper-dark si avvia verso un futuro da tregenda con echi grotteschi che rimandano a Godard e all'espressività del nulla, a 'Totò cerca casa' e agli scenari di 'Beep beep e il coyote', mentre la famiglia guarda alla Simenon passare inutili auto. E' una nevrosi on the road, da vedere perché finalmente fuori dai canoni, con un germe d'autentica follia che si specchia in Gourmet e nella sempre eccezionale Huppert." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 gennaio 2009)
"Non capita tanto spesso di poter salutare, in un primo film, una rivelazione; ma è il caso di 'Home''della regista franco-svizzera Ursula Meier: strano, coinvolgente oggetto cinematografico che comincia come una cronaca familiare prima di trasformarsi in parabola apocalittica. (...) Ogni film è una questione di 'come'; e Ursula di creatività ne ha da vendere, se è capace di scivolare dall'iperrealismo ad atmosfere malate, alla Haneke, per puro effetto di stile. Qualcosa da ridire solo sull'epilogo, dove la metafora si appesantisce e la catarsi gronda ottimismo della volontà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 gennaio 2009)
"Ammirata la bravura degli interpreti, lo spettatore - che non sia uno psichiatra in cerca di aggiornamenti - si chiederà: ma che cosa me ne importa? Nello spettacolo, infatti, i casi-limite funzionano per una certa durata. Qui invece il crescendo piace troppo al regista. Forse vi esorcizza problemi suoi, e in tal caso ha la nostra solidarietà, ma la terapia non avvenga a danno del pubblico. E anche ammesso che ci sia chi cerca una catarsi in questo modo, perché fargliela sospirare per un'ora e quaranta? L'ora bastava e avanzava." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 30 gennaio 2009)
"Il film tra le mille ispirazioni ha anche il genere americano per eccellenza. Ce la faranno i nostri eroi a non perdere le staffe? Accanto alla Huppert, più potente del solito perché passa dalla gioia alla sofferenza e non, come spesso fa, dalla sofferenza allo stillicidio, troviamo il solito perfetto Oliver Gourmet, padre e marito affettuoso. Se questo è il nuovo cinema europeo siamo a cavallo. Anzi, in una macchina perfetta." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 gennaio 2009)
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