
Il giardino di limoni - Lemon Tree
Titolo originale: Il giardino di limoni - Lemon Tree
Nazione: Israele, Germania, Francia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 106'
Regia: Eran Riklis
Sito ufficiale: www.ocean-films.com/lescitronniers
Cast: Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Tarik Kopty, Amos Lavi, Amnon Wolf, Smadar Jaaron, Danny Leshman, Hili Yalon
Produzione: Eran Riklis Productions, Mact Productions, Riva Film, Heimatfilm
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 12 Dicembre 2008 (cinema)
Trama:
Salma, una vedova palestinese che vive in un villaggio della Cisgiordania, scopre che il suo nuovo vicino di casa è il Ministro della Difesa israeliano. Quando, per ragioni di sicurezza, le viene intimato di abbattere quel giardino di limoni che rappresenta il suo unico sostentamento e le sue stesse radici, la donna non si dà per vinta e porta la causa in tribunale. L'amicizia inaspettata della moglie del ministro, mossa dalla solidarietà femminile, e l'amore del suo giovane avvocato riescono a sostenerla in una sfida che a tutti sembra impossibile. Dal regista de La sposa siriana, una storia emozionante sul coraggio di una donna in lotta per la libertà e un appassionato messaggio di speranza. Vincitore del premio del pubblico all'ultimo Festival di Berlino.
Il giardino di limoni - Lemon Tree
L’ultimo suo film (era il 2004), "La sposa siriana", lo aveva consacrato a Locarno e Montreal.
Oggi il regista israeliano Eran Riklis si ripropone con un nuovo lavoro e lo fa con un accento autoriale sentito e appassionato.
Un mix di dramma e ironia, commedia e tragedia, un ritratto onesto e vero di quello che vivono oggi Israele e la Palestina.
Le piante, in questo caso di limoni, sono la metafora perfetta per raccontare di un tema come quello della devastazione del territorio e dello sradicamento delle proprie radici.
I limoni, che nella realtà storica israeliana non hanno un simbolismo morale, (come invece è tipico degli olivi), sono qui il tramite emozionale per dipingere un conflitto di culture e storie.
La pellicola rende con molta efficacia quel clima pesante e psicologico di sospetto reciproco ma anche di paura continua per la possibilità di attentati.
Sembra di assistere all’episodio biblico di Davide e Golia: da una parte la casa del ministro della Difesa israeliano, perennemente sottoscorta, dall’altra un giardino di limoni, amorevolmente curato da una vedova palestinese.
Ma se le due storie, così diverse fra di loro, sembrano quasi non "sfiorarsi" nemmeno, è un terzo personaggio, quello della moglie del ministro, ad apparire invece quello chiave e più coraggioso.
Disobbedendo al marito, cerca di superare quel confine storico – politico, oltre che fisico, creando un "contatto" mediatore con l’altra figura femminile, anche se a distanza, e instaurando un rapporto di dialogo – ascolto, che alla fine è simbolo di quella volontà di cambiamento che questi due Paesi ricercano nel loro cammino verso la pace oramai da troppi anni.
Qui il giardino, così strenuamente difeso, rappresenta quel rifugio della memoria evocativa che non va oltraggiata, ma che è anche il simbolo di quella bellezza da preservare e non da distruggere.
Riklis nel suo racconto fa respirare poesia vera, facendoci prendere coscienza di un problema invece serio e ancora irrisolto.
L'ultima sequenza, forse quella più rappresentativa del film, ci mostra un muro di confine, l'immagine di un uomo, imprigionato nel suo pensiero, che non si sforza di andare oltre, così come il suo sguardo non può vedere al di là della sua casa.
È un'immagine triste, forte, perché l’ostacolo da superare della guerra è enorme.
Ma la speranza della rinascita (il frutteto tagliato a metà ricrescerà) c’è e dà la spinta fiduciosa per un futuro diverso.
Andrea Giordano FILM UP
Critica
"La pellicola rende con efficacia il pesante clima psicologico di sospetto reciproco e di paura continua per possibili attentati. Alla fine è un'altra donna, la moglie del ministro, l'unico personaggio che si interessa seriamente del dramma della vicina cercando di superare il confine storico-politico oltre che fisico." (Gherardo Ugolini, 'L'Unità', 11 febbraio 2008)
"Un film non fa miracoli, specialmente nei territori occupati. Ma se arriva al cuore e alla comprensione di tutti forse non è inutile. Il regista Eran Riklis de 'La sposa siriana' e l'attrice Hiam Abbass de 'L'ospite inatteso' ci riescono con 'Il giardino dei limoni'." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 dicembre 2008)
"La messa in scena di Riklis è magmaticamente in divenire, un rimpiattino continuo di sguardi intrecciati tra protagonisti a dimostrazione delle vibrazioni impercettibili delle loro anime. La fluidità e sincerità di sguardo cancella possibili ridondanze e patetismi che negli accennati rapporti Selma/avvocato, Selma/moglie del ministro si potevano facilmente sviluppare. Il gioco visivo di svelamenti, muri che coprono, tapparelle che scorrono, di profondità di campo continuamente obnubilate dall'artificio del risentimento politico piuttosto che da comuni elementi naturali del territorio che dovrebbero unire, sfociano in un the end duro e difficile da digerire. In fondo, come dice l'avvocato, 'pare che solo nei film americani ci sia un finale felice'." (Davide Turrini, 'Liberazione', 12 dicembre 2008)
"Pagando di tasca propria e cercando finanziamenti ovunque per non dover dire troppi grazie ai condizionanti aiuti statali, l'autore produttore Eran Riklis, già acclamato per 'La sposa siriana', ha diretto un bellissimo apologo, vagamente biblico nel rapporto con Madre Natura, sui conflitto arabo- israeliano. (...)La lotta in difesa dei limoni assume una valenza (poeticamente ma non retoricamente) universale, abbassando la lotta dal terreno al suo frutto, sciogliendosi dal manicheismo per entrare dentro la storia viva. Hiam Abbas è bella e ha un'intensità straordinaria -in cui si riflette i1 sentimento pieno dell'opera, quasi una fiaba in cui con profonda leggerezza, a passi felpati, un bravissimo regista israeliano fa con coraggio la prima mossa di pace." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 dicembre 2008)
"Un film semplice e bello dalle migliori intenzioni, una tragicommedia sui rapporti tra israeliani e arabi dalla drammaticità concreta e leggera, una storia che ogni tanto fa anche ridere ma che più spesso descrive cos'è la vita dominata da soverchierie inutili e penose." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 dicembre 2008)
"Vittorie amare e incompiute dall'una e dall'altra parte, ognuno perde qualcosa nel gioco assurdo dei confini imposto ed è questa la nota alta del film di Riklis. Vale il biglietto la carrellata finale che, sorvolando il muro costruito tra Israele e Palestina, scopre gli alberi di limone decimati dalla sentenza e dalla stupidità degli uomini." (Piera Detassis, 'Panorama', 18 dicembre 2008)
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