
Giù al nord - Bienvenue chez les ch'tis
Titolo originale: Bienvenue chez les Ch'tis
Nazione: Francese
Anno: 2008
Genere: Commedia
Durata: 106'
Regia: Dany Boon
Sito ufficiale: www.chtinn.com
Cast: Kad Merad, Dany Boon, Michel Galabru, Line Renaud, Zoé Félix, Philippe Duquesne, Lorenzo Ausilia-Foret, Anne Marivin, Guy Lecluyse
Produzione: Pathé Renn Productions
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 31 Ottobre 2008 (cinema)
Trama:
Philippe Abrams, un responsabile dell'ufficio postale di Salon-de-Provence, una adorabile cittadina del sud della Francia, cerca di ottenere a tutti i costi un trasferimento, in una città sulla costa, per andare in contro alla moglie che sta attraversando un periodo di depressione. Purtroppo per lui, ottiene sì il trasferimento, ma in una città sulla costa del nord della Francia, dove gli abitanti, per la maggior parte rozzi agricoltori, parlano un dialetto incomprensibile e passano le giornate ad ubriacarsi...
Giù al nord - Bienvenue chez les ch'tis
Un record nazionale di tutti i tempi: circa 21 milioni, in Francia, gli spettatori di "Giù al Nord", e a sorprendere è il fatto che abbia un cast senza stelle. L’autore e co-protagonista Dany Boon (pseudonimo di Daniel Hamidou), infatti, ha una carriera di comico che al cinema si è tradotta in alcune interpretazioni per pellicole commerciali conosciute anche in Italia, ma mai da mattatore.
Evidentemente le ragioni del successo stanno nell’aver affrontato con toni da commedia i diffusi pregiudizi negativi del resto del paese verso le terre del Nord-Pas-de-Calais (siamo a Bergues), viste come zona fredda e di miniere, abitata dai "Ch’tis", persone rozze e burbere che parlano il quasi incomprensibile piccardo. Boon l’idea di girare un lavoro sulla sua regione d’origine e sulla sua gente l’aveva in testa ancor prima di dirigere il film precedente, quello d’esordio, e si è dedicato al testo da solo per un anno, provando ad un certo punto il desiderio di condividere l’impegno con altri.
Talmente legato al progetto, quindi, da esserne sceneggiatore, regista e attore.
Considerata l’attenuante di un doppiaggio infelice – ancorché complicato - che ricorre ad un idioma di fantasia, ridicolizzato, il momento più divertente è nella messinscena degli abitanti impegnati a mostrare un sobborgo povero e sudicio, con anziane scontrose, ragazzini che tirano sassi agli sconosciuti, omoni che sparano col fucile ai gatti per farli alla brace, vicini di casa che litigano con urla, barbecue dove si mangia con le mani, a bocca aperta e ruttando.
Però, seppure nelle intenzioni sia un’opera "popolare d’autore" (solo il primo termine è ineccepibile), e nonostante l’edificante lezione sulla reciproca conoscenza quale migliore antidoto all’ignoranza intollerante (il senso è tutto compreso in un proverbio: "uno straniero che va nella regione degli Ch’tis piange due volte: quando arriva e quando riparte") e sulle menzogne perdenti nei rapporti sentimentali, la comicità - sostenuta da idee stiracchiate - è canonica e modesta, con mimiche facciali e personaggi caricaturali.
Federico Raponi FILM UP
Critica "A due anni dal furore che ha provocato in Francia, arriva anche sui nostri schermi 'Chez les Ch'tis' titolo correttamente - anche se non filologicamente - tradotto in italiano con 'Giù al nord'. (...) A guardare 'Chez les Ch'tis' i francesi si devono essere divertiti come gli italiani di fronte a Totò e Peppino (e la malafemmina...) che sbarcano a Milano col colbacco e la pelliccia di astrakan chiedendo al vigile: 'noio vulevan savuar l'indiris...'. L'effetto è lo stesso, almeno per i francesi. Per gli italiani sarà tutta una questione di doppiaggio, per il quale i curatori hanno scelto, non un dialetto già esistente, ma una sorta di "non lingua" inventata ex novo. Ispiratosi a Jacques Tati e a Dino Risi, il regista Dany Boon mette davanti all'obiettivo alcuni tra i migliori caratteristi d'oltralpe, capitanati da lui stesso, tra i comici cine-televisivi più amati in Francia. Tra i più felici del successo della pellicola, gli abitanti della zona protagonista, di solito ispiratori di storie tristissime di lavoro, miniere e suicidi. Finalmente anche loro potranno ridere dei cliché che sinora li hanno penalizzati. E intanto godersi dell'incremento di turismo (del 20 per cento) che ha felicemente colpito l'intera regione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 24 ottobre 2008)
"Peccato che il doppiaggio non riesca a rendere i bisticci dell'originale (troppa grazia qualche copia sottotitolata?), e che il massimo campione d'incassi francese di sempre, in italiano resti una commediola. A riscoprire in chiave comico-sentimentale le piccole patrie, nella Francia si scoperchia il vaso di Pandora. Ma nel paese dei campanili è come sfondare una porta aperta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 novembre 2008)
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