Uranya
Titolo originale: Uranya
Nazione: Italia, Grecia
Anno: 2006
Genere: Commedia
Durata: 95'
Regia: Costas Kapakas
Cast: Maria Grazia Cucinotta, Aris Tsapis, Andreas Kyriakakis, Nikos Vassilikiotis, Yorgos Liatis, Michalis Tsirakis, Dimitris Piatas, Taxiarchis Chanos, Fotini Baxevani, Dina Michailidou, Tassos Palantzidis
Produzione: CINEGRAM SA
Distribuzione: Passworld
Data di uscita: 20 Giugno 2008 (cinema)

 

Trama:
In un piccolo villaggio, cinque adolescenti sono ansiosi di scoprire l’amore e il mondo intero crescendo tra sogni, pregiudizi, segreti e bugie, passioni familiari e politiche. L’estate del 1969 lascerà un segno indelebile sui loro sogni. Ai margini del villaggio, vicino al mare, vive una donna bellissima piena di sensualità, desiderata da tutti: Uranya. I ragazzi impazziscono per lei, ne sognano le forme prorompenti e sono uniti da un giuramento comune: risparmiare del denaro per perdere con lei la verginità. Achilleas, ragazzino sveglio e sensibile, ha sogni più grandi di tutti quelli dei suoi amici: vuole volare, vuole vedere il primo uomo sulla Luna, vuole assaporare l’amore con Uranya... Al momento di decidere se comprare un televisore per vedere l’allunaggio dell’uomo o passare delle ore con Uranya, il gruppo di amici si dividera’ e Achilleas rimarrà da solo. Manterranno fede al giuramento fatto per avere Uranya?


Il titolo dell’opera seconda del greco Costas Kapakas, dopo “Peppermint” (1999), si riferisce alla bellissima e sensuale donna che, con le fattezze della nostra Maria Grazia Cucinotta, vive nell’estate nel 1969 ai margini di un villaggio in cui cinque adolescenti che sembrano usciti da “Io non ho paura” (2003) di Gabriele Salvatores sono ansiosi di scoprire l’amore e il mondo intero, mentre l’uomo sta per mettere piede sulla Luna.
Cinque adolescenti tra cui Achilleas, interpretato dall’esordiente Aris Tapis, talmente interessato ad assistere all’allunaggio degli astronauti da cominciare a mettere da parte dei soldi per poi trovarsi insieme ai suoi amici dinanzi ad una scelta: comprare un televisore per vedere l’attesissimo evento o pagare quella tanto desiderata donna dalle forme prorompenti per perdere la verginità? A partire da questo interrogativo, Kapakas, supportato dalla bella fotografia contrastata dello Stefano Falivene di “Anche libero va bene” (2006), costruisce, sullo sfondo di una Grecia in cui la dittatura è al suo acme, un delicato racconto su celluloide riguardante i sogni ed il potere dell’immaginazione tipico dell’ansia di crescita, di cui spiega: “Volevo girare una commedia nostalgica sull’adolescenza, ambientata in un preciso momento storico, pieno di sogni e aspettative, la fine degli Anni Sessanta, quando tutti speravamo in un futuro migliore, quando tutto era possibile, e l’uomo stava per mettere piede sulla luna.. quando si respirava un vento di ottimismo”.
Quindi, una sorta di “Amarcord” (1973) ellenico popolato di volti interessanti, il cui principale punto di riferimento, però, ancor prima che Federico Fellini, sembra essere il Giuseppe Tornatore di “Nuovo cinema Paradiso” (1988) e “Malèna” (2000), la cui influenza s’intuisce in non poche occasioni nel corso della narrazione. Fino all’epilogo dai toni surreali di quella che, senza troppi entusiasmi, si presenta soprattutto nelle vesti di occasione per poter cominciare a scoprire elaborati di celluloide provenienti da una nazione come la Grecia, di cui poco o niente arriva dalle nostre parti.
Francesco Lomuscio FILM UP

Critica:

Corre l'estate del 1969, quando in un piccolo villaggio a picco sul mare cinque adolescenti maschi desiderano soprattutto una cosa: perdere l'illibatezza tra le braccia di Uranya, la prorompente Maria Grazia Cucinotta, in succinta veste di donna che esercita il più antico mestiere del mondo e che passeggia davanti ai ragazzini come faceva la Maléna di Tornatore. Tra tabù e ricordi, sogni e delusioni, risparmi teneramente finalizzati alla prova iniziatica più decisiva per i maschietti, la commedia ha un pregio: mostrare paesaggi incantevoli. La Cucinotta, invece, chissà perché, non s'industria a sufficienza per apparire sexy, nonostante giochi a vedo-non-vedo con uno scialle bianco dai trafori malandrini(Cinzia Romani, 'Il Giornale', 20 giugno 2008)