Riunione di famiglia

Titolo originale: En Man kommer hem
Nazione: Danimarca, Svezia
Anno: 2008
Genere: Commedia
Durata: 96'
Regia: Thomas Vinterberg
Sito ufficiale:
Cast: Brigitte Christensen, Morten Grunwald, Ulla Henningsen, Paw Henriksen, Thomas Bo Larsen, Oliver Møller-Knauer, Karen-Lise Mynster, Helene Reingaard Neumann
Produzione: Nimbus Film Productions
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: Roma 2008
30 Aprile 2009 (cinema)

Trama:
In una piccola cittadina danese sono tutti in subbuglio: a giorni si celebreranno i 750 anni della nascita della città e il famoso cantante d'opera Karl Kristian Schmidt, nato e cresciuto lì, torna a casa per l'occasione. In un concitato clima d'operetta fervono i preparativi di tutti gli abitanti: tra i partecipanti c'è anche il giovane cuoco Sebastian, destinato a breve a convolare a nozze. A mettersi di traverso, tuttavia, è un'amica d'infanzia di cui il ragazzo si riscopre perdutamente innamorato. Ma un altro bruciante segreto, che lega Sebastian allo stesso Karl Kristian, sta per essere rivelato dopo tanti anni. E proprio durante la festa in onore del cantante... L'acclamato regista di Festen torna a raccontare un avvincente intrigo familiare, stavolta con i toni e il ritmo di una commedia degli equivoci, ricca di colpi di scena e interpretata da un cast perfetto.

Riunione di famiglia
Dopo 10 anni, un ritorno in patria per riappacificarsi - cinematograficamente - col passato. Thomas Vintenberg, uno dei fondatori del manifesto "Dogma 95" e regista di "Dear Wendy", gira di nuovo nella sua Danimarca, dove aveva lasciata aperta la ferita di "Festen", il film che lo aveva imposto all’attenzione internazionale. Infatti "Riunione di famiglia", il titolo italiano di "When a man comes home", richiama proprio il sottotitolo ("Festa in famiglia") utilizzato allora.

Facendo perciò i dovuti paralleli, stavolta l’atmosfera - determinante in questo, sotto l’aspetto tecnico, l’uso del 35mm - è luminosamente primaverile, di una vitalità di cibo e sesso stemperata dell’originaria durezza, sebbene non manchino confronti, rivelazioni, litigi e coppie che si rompono (in una girandola aperta, però). L’umorismo drammaticamente grottesco di un tempo cambia in ironica surrealtà: esilarante e memorabile, in proposito, l’invasato chef svedese (e quindi dalla lingua poco comprensibile), considerato artista (e quindi volubile) che fomenta i collaboratori con riti maori, continuamente frustrato nella sua creatività da piatti rifiutati e mortificanti richieste minimali. L’elemento centrale sta - qui - nella dicotomia, con un giovane puro, fragile, dai punti di riferimento in realtà spiazzanti (un papà suicida e una madre scopertasi lesbica), bisognoso e romanticamente inquieto nei rapporti sentimentali, che si confronta con un genitore-celebrità (Thomas Bo Larsen, al contrario in "Festen" interpretava un figlio) e viziato donnaiolo, alle prese con una relazione esauritasi. Non più laido patriarca, come nell’altra pellicola, ma visto con più benevola comprensione. In ultimo, un confuso miscuglio di sensazioni contrastanti agita l’attesa per il momento della verità e, quando questo arriva, ritroviamo i due protagonisti emblematicamente seduti ai lati opposti della tavolata. Oggi proprio come ieri. Però lo scontro, anzichè dirompente quale fu una volta, è catartico e porta finalmente a ritrovare sicurezza e a crescere.

La frase: "Ti amo anch’io, basta che non vai a letto con i mei genitori".

Federico Raponi

 

Critica

“Tra colpi di scena, matrimoni mandati a monte, vecchi amori che ritornano e padri che appaiono improvvisamente, sono proprio i sentimenti a trionfare. A riprova che l'amore può essere ovunque, al di là della famiglia imposta dalla tradizione." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 26 ottobre 2008)

"A questo punto la trama è segreta, si perderebbe la buffa sorpresa degli incastri, non originali ma appassionanti, tra due forme di identità maschili, e di desiderio d'amore, quella romantico (di misteriosa e immensa potenza emozionale) e quello libertino, accumulatore, secondo il regista, di ombre e miserie, e addolorato per la provvisorietà dell'esistenza. Fatto sta che un triplo colpo di scena ci aspetta a fine della recita, quando vengono accumulate con perizie le pulsioni dispiegate. Il terzo è solo suggerito, ma certo fa intuire un sottotesto edipico ancora più scandaloso e sovversivo del già ricco menu imbandito." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 30 aprile 2009)

"Il film è bello, anche per la fotografia di Anthony Dod Mantle, capace di trasformare ogni faccia in un paesaggio ogni paesaggio in un dipinto denso e ammirevole. Gli interpreti, padre e figlio soprattutto, sono perfetti. La regia è colma di invenzioni nella sua apparente classicità. Nonostante il volontarismo sarcastico, o magari proprio per quello, il secondo 'Festen' è una vera riuscita." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 7 maggio 2009)