Sul lago Tahoe

Anno 2008
Titolo Originale ¿Te acuerdas de Lake Tahoe?
Altri titoli Lake Tahoe
Durata 85
Origine SPAGNA
Colore C
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche 35 MM, CINEMASCOPE
Produzione CINEPANTERA, FIDECINE, INSTITUTO MEXICANO DE CINEMATOGRAFÍA (IMCINE), EFICINE 226
Distribuzione ARCHIBALD FILM
Regia Fernando Eimbcke

Trama

Il sedicenne Juan, esasperato dai problemi familiari, decide di scappare a bordo dell'auto dei suoi. La fuga, però, termina velocemente contro un palo del telegrafo poco distante dalla sua abitazione. Costretto a riparare la macchina, Juan si imbarca in un'odissea cittadina alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo. Si imbatte quindi in un anziano meccanico con il suo intelligente cane boxer Sica, poi in Lucía, una ragazza punk che ben poco si intende di auto e motori che lavora presso la 'Refaccionaria Oriente', una bottega di ricambi auto, e infine in David, un apprendista meccanico con la passione per il kung-fu che finalmente può risolvere il guasto. Le esperienze vissute nel corso della giornata aiuteranno Juan a comprendere quale sarà da ora in poi il suo ruolo all'interno della famiglia.

Critica

"Piccolo grande film rivelazione del concorso del 38enne Fernando Eimbcke. Altra storia di un lutto, guarda caso, ma così obliqua e quasi nascosta in immagini meravigliose che il tema centrale si scopre solo poco prima della fine (...) E sono l'occhio e il rigore ammirevoli del regista, che usa solo non professionisti a parte un vecchio attore strepitoso, e battezza Sica il suo cane in omaggio al De Sica di 'Umberto D', a fare di 'Lake Tahoe' un vero gioiello, sofisticato e insieme diretto, sapiente e comunicativo, come capita di rado."(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 febbraio 2008)

"Il silenzio gioca un ruolo fondamentale in 'Lake Tahoe', film messicano. Il regista Fernando Eimbcke emoziona per il suo linguaggio semplice, per l'uso continuo della camera fissa che dilata il tempo in cui si muove il protagonista." (Vincenzo Savignano, 'Avvenire', 10 febbraio 2008)

"Costruito così attraverso una serie di confronti anche il personaggio di Juan prende forma e consistenza, evitando le trappole dello psicologismo ma anche le tentazioni di certo stereotipato cinema giovanilista. Eimbcke si inventa un modo di raccontare fatto di brevi scene dove le parole spesso non servono, collegate tra loro da 'code' completamente nere, dove a volte si ascolta in colonna sonora qualche rumore o qualche parola. E l'effetto, piuttosto che spezzettare la storia, finisce per essere quello di sottolineare la forza delle immagini che si vedono, come se dell'avventura di tutto un giorno il regista volesse farci vede solo quello che ritiene davvero importante. Così il risultato finale è una specie di 'diario' improvvisato e divertente, raccontato all'insegna di una leggerezza contagiosa e affascinante, che grazie a un gruppo di attori sconosciuti ma indimenticabili si candida seriamente ai premi finali." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2008).

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Se Sul lago Tahoe, opera seconda del messicano Fernando Eimbcke, ha colpito più che positivamente in tutti i festival in cui è stato presentato nel corso del 2008 (da Berlino a Torino, passando per Cannes e San Sebastian), non è certo un caso. Perché la storia di Juan - un sedicenne che seguiamo in quella che appare una tragicomica ricerca di un meccanico che possa riparare la sua auto e che lentamente, con irresistibile progressione si rivela come un particolare, delicato cammino di crescita e formazione basato sulla metabolizzazione e il superamento di un lutto - trova grazie ad accortezze di sceneggiatura e regia delle modalità di racconto che conquistano e appassionano.
Sul lago Tahoe è un film costruito sui vuoti e sul loro progressivo riempimento; su silenzi e momenti di normalità apparentemente banali che si rivelano carichi di emozioni e significato. Che si apre in maniera misteriosa e spiazzante e che procede poi obliquamente e per ellissi, facendosi bizzarro e lunare come ritmo, situazioni e messa in scena, ma al tempo stesso sempre più intenso e coinvolgente dal punto di vista emotivo. Chiaramente Eimbcke guarda con attenzione a modelli di cinema indipendente statunitense (il primo nome che viene in mente è quello di Jarmusch, ma se ne potrebbero fare molti altri), sia come sensibilità che come messa in scena, utilizzando apertamente quella distanza e quell'orizzontalità formali che sono in apparenza sembrano voler distanziare dalle vicende che raccontano, ma che al contrario riescono a mediare il pudore e la misura del sentimento con una grande forza empatica e comunicativa.
L'equilibrio trovato da Eimbcke nel bilanciare gli elementi a volte contrastanti del suo film dimostra una sensibilità non indifferente: da un lato non s'indugia troppo nella caratterizzazione weird di personaggi e situazioni né però le si riduce ad una piattezza banale priva di appigli; dall'altro non si cede alla tentazione di volare presuntamente alto mirando ad un'autorialità compiaciuta e pomposa nella forma e nell'esposizione dei sentimenti.
Ed il risultato è quindi quello di un film che procede per lenta ma inesorabile accumulazione di segni ed emozioni, che è in grado di vedere l'eccezionalità nella norma e la norma nell'eccezionalità, che spinge con delicata gentilezza e senza invadenza alcuna ad una cooperazione interpretativa che si traduce in un coinvolgimento in grado di lasciare il segno. E non è poco.
Federico Gironi COMING SOON.IT

 

Critica

"Rallentare, riflettere, ascoltare, aspettare. Potrebbe essere il motto di quei film, in aumento, che chiedono pazienza ma ripagano lo spettatore con emozioni e onestà non comuni. Si veda 'Sul lago Tahoe', del 38enne messicano Fernando Eimbeke, scoperto alla Berlinale 2008. Inquadrature fisse, tipi bizzarri, un paesino portuale sospeso nell'immobilità della bassa stagione, una storia che pare girare in tondo. E la luce vivida dello Yucatan, che sacralizza senza darlo troppo a vedere il banale e l'ordinario. Dietro il girovagare di quel ragazzo che in apertura va a sbattere contro un palo, poi vaga per il paesino cercando un meccanico e trovando tutt'altro, si nascondono perdita, confusione, dolore. Ma il nucleo emotivo è quasi nascosto in immagini meravigliose e studiatamente casuali, tanto che scopriamo di cosa si tratti solo verso la fine. Dopo aver accumulato una serie di momenti e episodi ora buffi, ora assurdi, ora malinconici, che di colpo acquistano tutt'altro senso. Era la fuga da un momento insopportabile che teneva insieme tutte quelle scene. E sono l'occhio e il rigore ammirevoli del regista, che usa solo non professionisti a parte un vecchio attore strepitoso, e battezza Sica il suo cane in omaggio al De Sica di 'Umberto D.', a fare del film un vero gioiello, sofisticato e insieme comunicativo come capita di rado." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 agosto 2009)

"Il silenzio gioca un ruolo fondamentale in 'Lake Tahoe', film messicano. Il regista Fernando Eimbcke emoziona per il suo linguaggio semplice, per l'uso continuo della camera fissa che dilata il tempo in cui si muove il protagonista." (Vincenzo Savignano, 'Avvenire', 10 febbraio 2008)

"Costruito così attraverso una serie di confronti anche il personaggio di Juan prende forma e consistenza, evitando le trappole dello psicologismo ma anche le tentazioni di certo stereotipato cinema giovanilista. Eimbcke si inventa un modo di raccontare fatto di brevi scene dove le parole spesso non servono, collegate tra loro da 'code' completamente nere, dove a volte si ascolta in colonna sonora qualche rumore o qualche parola. E l'effetto, piuttosto che spezzettare la storia, finisce per essere quello di sottolineare la forza delle immagini che si vedono, come se dell'avventura di tutto un giorno il regista volesse farci vede solo quello che ritiene davvero importante. Così il risultato finale è una specie di 'diario' improvvisato e divertente, raccontato all'insegna di una leggerezza contagiosa e affascinante, che grazie a un gruppo di attori sconosciuti ma indimenticabili si candida seriamente ai premi finali." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2008)

Note

- PREMIO ALFRED BAUER E PREMIO FIPRESCI AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008).
- FUORI CONCORSO AL 26. TORINO FILM FESTIVAL (2008).