RACCONTI DELL’ETA’ DELL’ORO
di Hanno Höfer, Cristian Mungiu, Constantin Popescu , Razvan Marculescu, Ioana Uricaru
Storie di vita ordinaria in Romania sotto il regime comunista
di Ceausescu. Film collettivo alla maniera della commedia
all'italiana degli anni di Risi e Monicelli, concepito ollettivamente e non a staffetta, vede alla guida Cristian Mungiu (4
mesi, 3 settimane e 2 giorni). Lirico all'esordio, grottesco in
materia di comunicazioni di massa, poi comico e surreale,
con l'umorismo della disperazione prende di mira l'obbedienza cieca, le acrobazie di un popolo che s'impone di soddisfare le richieste più arbitrarie e teme l'assurdo, ma la capacità
di (far) sorridere è assodata e anche quella dietro la macchina da presa.
Trama:
Gli ultimi 15 anni del regime di Ceausescu furono i peggiori della storia della Romania. Tuttavia, la macchina della propaganda dell'epoca si riferisce immancabilmente a quel periodo come a "l'epoca d'oro"... "Racconti dell'età dell'oro" riadatta per il grande schermo le più note leggende metropolitane del periodo. Leggende comiche, bizzarre e sorprendenti abbondavano, ispirate agli eventi surreali della vita di tutti i giorni sotto il regime comunista. L'umorismo è ciò che ha tenuto i romeni in vita, e "Racconti dell'età dell'oro" vuole ricatturare quello stato d'animo, riproducendo la sopravvivenza di una nazione che doveva ogni giorno affrontare la logica distorta della dittatura. In vista delle visite di Ceausescu, i sindaci delle cittadine in campagna appendono la frutta negli alberi per assicurarsi che i loro villaggi saranno notati, obbedendo anche agli ordini più bizzarri degli attivisti più feroci del partito. Secondo i regolamenti segreti del partito comunista nelle immagini pubbliche il presidente Ceausescu non può togliersi il cappello davanti ai rappresentanti del marcio mondo capitalistico, incluso il presidente d'Estaing. Un camionista decide di aprire per la prima volta nella sua carriera il suo furgone sigillato e scopre un collegamento tra le uova, la Pasqua e l'amore coniugale. Un poliziotto riceve un maiale vivo come regalo di Natale e decide che avvelenarlo con il gas sia il modo migliore per ucciderlo silenziosamente senza farsi notare dai vicini affamati. "Racconti dell'età dell'oro" è una combinazione di varie storie vere che ritrae un'era in cui il cibo era più importante del denaro, la libertà era più importante dell'amore e la sopravvivenza era più importante dei principi.
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Storie di vita ordinaria in Romania sotto il regime comunista di Ceausescu. La visita dell'ispettore, la fotografia del leader da ritoccare, un maiale consegnato erroneamente vivo da tagliare, l'imbottigliamento dell'aria: cinque leggende urbane bizzarre, ridicole, commoventi. Sono I racconti dell'età dell'oro, quegli ultimi quindici anni di dittatura che hanno visto il paese in ginocchio per la fame e la povertà.
Film collettivo alla maniera della commedia all'italiana degli anni di Risi e Monicelli, concepito collettivamente e non a staffetta, vede alla guida Cristian Mungiu, su tutt'altro registo rispetto a 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, che firma uno dei cortometraggi, in compagnia di Höfer, Marculescu, Popescu e Ioana Uricaru.
Lirico all'esordio, grottesco in materia di comunicazioni di massa, poi comico e surreale, l'umorismo della disperazione (ma non nella disperazione, perché sono passati gli anni) prende di mira l'obbedienza cieca, le acrobazie di un popolo che s'impone di soddisfare le richieste più arbitrarie e teme l'assurdo (se il premier francese nella foto ha il cappello e Ceausescu no potrebbe sembrare un gesto di rispetto verso il capitalismo e non deve accadere).
Il neorealismo è un modello presente ma parcheggiato a latere: le operette di Mungiu e colleghi cercano il riso; sembrano dire “non eravamo cattivi, solo un po' scemi, e ci alimentavamo a vicenda”; sono curate e talvolta furbette; guardano nello specchietto retrovisore, non sudano per l'urgenza. Eppure riescono a ridisegnare un mondo, mettendo in scena generazioni diverse e differenti reazioni, plaudendo in silenzio alla sana ironia dei giovani e scuotendo talvolta troppo affettuosamente la testa rispetto alla follia dei vecchi, spesso masochista.
Contenitore ideale e raccordo tra gli episodi è l'immagine delle scale interne di un condominio, riprese da un'angolatura affacciata sul vuoto che suggerisce la vertigine di chi osserva e la distanza di chi si muove in senso contrario, in salita, sotto sforzo.
L'immagine che questi Tales of the golden age restituiscono del loro paese di provenienza è in molti modi “corretta”, come la fotografia di Ceausescu: il colore della disperazione è stato limato fino a sparire, il carattere popolare enfatizzato. Ma la capacità di (far) sorridere è assodata e anche quella dietro la macchina da presa. MY MOVIES.IT
Critica
"I 5 registi, oltre a Mungiu, sono Hanno Hofer, Razvan Marculescu, Constantin Popescu e Ioana Uricaru. Il film è divertente, puro Ionesco - ma è tutto vero, chi ha frequentato l'Est prima dell'89 ve lo potrà confermare! Ed è la conferma che a Bucarest c'è vita. Forse più che a Cinecittà." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 20 maggio 2009)
"Il film è un strascinante e surreale ritratto di un popolo che sta cercando con fatica di fare i conti con il proprio passato.". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2009)
"Romani, rom, rumeni... stessa matrice, stessa lingua d'origine. Tanto che il regista Cristian Mungiu, Palma d'oro 2007, si è ispirato alla commedia italiana anni '60-'70 per il film collettivo, cinque episodi, 'I racconti dell'età d'oro'. L'idea nasce in risposta alla critica di una diciottenne al vincitore di Cannes, '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni' (plumbea storia di aborto e sensi di colpa) in quanto film «da festival» e si propone come opera dall'anima popolare, prodotto e scritto dallo stesso Mungiu, che dirige uno dei corti insieme a Uricaru, Hoffer, Marculescu e Popescu. Sono le leggende metropolitane dell'era Ceausescu, surreali ma non troppo, distillato dell'humor di massa, antidoto alla rigida e insensata disciplina di partito. Il cinema rumeno colleziona tra i tanti uno dei migliori cineasti al mondo, Lucien Pintilie, che ha restituito colori, bellezza, lacrime e memoria di una Romania inquieta e non umanamente pacificata durante la dittatura comunista. Mungiu, altra generazione, aveva circa 20 anni quando Ceausescu e sua moglie furono spazzati via a fucilate e si può permettere di scherzare con l'età d'oro, ovvero gli ultimi quindici anni del dittatore, i peggiori per la Romania poverissima e affamata. Impossibile realizzare un film così allora, un po' imbarazzante vederlo adesso conoscendo già l'happy end, come sbarazzarsi politicamente dell'avversario sparandogli addosso. Ma forse la comicità, seppure amarognola, non conosce frontiere. E Mungiu inanella le sue leggende metropolitane intorno all'ubbidienza cieca dei rumeni. Qualcosa di grottesco, storie soprattutto di periferia rurale, di gente semplice alle prese con una logica folle. Due episodi per tutti." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto')
"Film magico, divertente, amaro, attori geniali, storie drammatiche e ridicole di come le dittature asserviscono e zittiscono interi popoli." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica')
Quattro racconti comico-grotteschi per ricordare un paese che non c’è più. Quattro "leggende metropolitane" nate nella Romania di Ceausescu e trasformate in film a episodi da un pugno di bravissimi registi esordienti ma non così giovani da non avere ricordi diretti di quell’epoca. Affiancati e coordinati da Cristian Mungiu, l’autore del geniale Quattro mesi, tre settimane, due giorni (palma d’oro a Cannes). Un film così cupo e drammatico che Mungiu, dopo, ha avuto voglia di fare qualcosa di completamente diverso "nello spirito delcinema popolare italiano anni 60-70". (Fabio Ferzetti Il Messaggero )
Regista di punta della "nouvelle vague" romena, Cristian Mungiu torna con un film di tono molto diverso da quello (4 mesi 2 settimane 3 giorni) che gli fece conquistare la Palma d' oro a Cannes: un tono surreale, grottesco, amaramente comico. Fin dal titolo, che si riferisce agli ultimi anni della dittatura di Ceausescu, periodo orrendo ma denominato "età dell' oro" dalla propaganda ufficiale. Il film raccoglie quattro diversi racconti, tutti ispirati ad altrettante "leggende metropolitane" del periodo e tutti scritti da Mungiu, che ne ha affidato la direzione a quattro colleghi. ( Roberto Nepoti La Repubblica )
Esiste un tipo particolare di opposizione - non frontale, non eroica - rappresentata daI mormorio, dal chiacchiericcio da caffè, dalla barzelletta. Sorniona e privata, potrebbe sembrare una forma di ribellione innocua, ma le dittature la temono consapevoli che poco a poco scava e contribuisce a corrodere il consenso. Ideato, scritto e montato dal rumeno Christian Mungiu, Palma d’oro 2007 per "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni", "Racconti dell’età dell’oro" è un film a episodi realizzati da diversi registi che rievoca proprio alcune leggende metropolitane in circolazione nell’epoca buia di Ceausescu. ( Alessandra Levantesi La Stampa)
L’età dell’oro era quella che la propaganda statale pretendeva, contro ogni evidenza, di definire in Romania l’età di Ceausescu. I racconti sono le leggende metropolitane che si raccontavano a mezza voce nelle interminabili file per comprare il pane o, nelle case, al riparo da orecchi pericolosi. Leggende ma, nella realtà, storie realmente accadute, con la possibilità di ripetersi perché il clima era sempre quello e la dittatura ancora non aveva smesso di imperversare ai danni della piccola gente, impaurita, affamata. (Gian Luigi Rondi Il Tempo)
Note
- PRESENTATO IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.
- LA VERSIONE DEL FILM DITRIBUITA IN ITALIA COMPRENDE SOLO I SEGUENTI QUATTRO EPISODI: "LA LEGGENDA DELLA VISITA UFFICIALE", "LA LEGGENDA DEL FOTOGRAFO DI PARTITO", "LA LEGGENDA DEL POLIZIOTTO INGORDO", "LA LEGGENDA DEL CAMIONISTA DI POLLAME".
- LA DURATA INDICATA E' RELATIVA ALLA VERSIONE ITALIANA. QUELLA ORIGINALE, CON TUTTI E SEI GLI EPISODI, ERA DI 155'.
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