IL CANTO DELLE SPOSE
Karin Albou
Titolo originale: Le chant des mariées
Nazione: Francia, Tunisia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Regia: Karin Albou
Cast: Lizzie Brocheré, Olympe Borval, Najib Oudghiri, Simon Abkarian, Karin Albou
Produzione: Gloria Films
Distribuzione: Archibald Enterprise Film
Data di uscita: 18 Dicembre 2009 (cinema)
Trama:
Tunisi, 1942. Nour e Myriam, 16 anni, sono amiche d'infanzia. Condividono la stessa casa in un modesto quartiere in cui ebrei e musulmani vivono in armonia. Ognuna di loro desidera segretamente condurre la vita dell'altra: mentre a Nour dispiace non andare a scuola come la sua amica, Myriam sogna l'amore. E' invidiosa del fatto che Nour sia fidanzata con suo cugino Khaled, una sorta di fantasia condivisa del principe azzurro. Purtroppo, Khaled non trova lavoro. Il fidanzamento si prolunga e la prospettiva di un'unione carnale si allontana. Nel Novembre 1942, l'esercito tedesco invade Tunisi. Perseguendo la politica di Vichy, i nazisti sottomettono la comunità ebrea a una pesante ammenda. Tita, la madre di Myriam, non ha più il diritto di lavorare. Sommersa dai debiti, decide di far sposare a sua figlia un ricco medico. Myriam vede svanire in un colpo solo tutti i suoi sogni d'amore...
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Il canto delle spose
La guerra esporta anche nelle periferie del conflitto il suo carico d'odio divisorio. Al secondo lungometraggio di finzione, la sceneggiatrice e regista Karin Albou applica le conseguenze della tragedia generale su una di quelle amicizie femminili nate nell'infanzia, "caratterizzate – sostiene Albou - da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d'identificazione". Un tipo di vincolo che incarna inoltre il complesso rapporto ebrei-musulmani e, nella gravità del frangente, le rispettive zone d'ombra (da una parte il nazionalismo arabo pro nazista, dall'altra la comunità ebraica che, per tutelare la propria "elite", decide di consegnare ai carnefici i membri più poveri). Con relative, laceranti contraddizioni: l'ebrea Myriam ha insegnato a Nour a leggere l'arabo, mentre quest'ultima crede poi alla colpevolizzazione degli ebrei - dallo stile di vita più libero, d'influenza europea - rispetto all'accesso a scuola, lavoro, ricchezza, fino alla responsabilità sullo scatenamento della guerra; approcciando però il Corano in maniera più estesa vede che, a seconda delle parti che se ne scelgono, il testo offre opposte indicazioni sull'intolleranza.
La Storia scorre all'esterno, con propaganda antiebraica e promesse di indipendenza, interdizione dalle professioni, multe etnico-confessionali, bombardamenti, razzie, rastrellamenti che coinvolgono pure gli hammam femminili, deportazioni per lavori forzati, mentre ne "Il Canto delle spose" tutto avviene tra le mura domestiche, luogo cardine della segregazione della donna. Si dà centralità al corpo femminile (con un'elegante esposizione di nudi insolita per un film girato in un paese a maggioranza araba, e per di più diretto da una donna) come oggetto da preparare funzionalmente al desiderio maschile, in una società in cui è l'uomo a decidere, in questo caso grazie anche ai soldi o al carisma. Nella scena della depilazione pubica, vissuta insieme dalle due amiche, si tocca così il momento di passaggio e commiato arrivando alla scoperta dell'altro sesso, ma non del piacere.
Federico Raponi FILM UP
Critica "Promette molto, ma non mantiene tutto «Il canto delle spose». Le atmosfere, i costumi, i volti, le luci danno così l'impressione d'essere colti dalla macchina da presa per un principio dimostrativo, anziché poetico; grazie alle ottime interpreti il film si fa peraltro apprezzare per la segreta intensità delle espressioni, rivelatrici di un'ardua intesa umana e femminile che va al di là del teorema per immagini." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 dicembre 2009)
"Basterebbe questo sguardo così inconsueto su una tragedia vista quasi sempre con occhi europei a dire l'interesse eccezionale del secondo film della franco-algerina Karin Albou (...) bravissima a rievocare un'intera epoca in pochi scorci (...). Sottolineando, a volte un poco didascalicamente, le contraddizioni più sanguinose (...). Con una precisione e un'immediatezza che solo il cinema può rendere con tanta fedeltà." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 dicembre 2009)
"Nel Canto delle spose le pedine vengono spostate quanto basta per non sembrare un calco del precedente. Si capisce che alla regista interessano i corpi femminili, più o meno segregati e sempre prigionieri della volontà maschile. Interessano gli sguardi di complicità adolescenziale, le testoline con nastri tra i capelli appoggiate teneramente fronte a fronte, le parole mormorate in confidenza (baci e principi azzurri, perlopiù ) tra i vapori dell'hamman." ('Il Foglio', 19 dicembre 2009).
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