L'UOMO NERO
di Sergio Rubini

Titolo originale: L'uomo nero
Nazione: Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 115'
Regia: Sergio Rubini
Sito ufficiale: www.luomonero.it
Cast: Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Sergio Rubini, Anna Falchi, Fabrizio Gifuni, Maurizio Micheli, Vito Signorile
Produzione: Apulia Film Commission, Bianca Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 04 Dicembre 2009 (cinema)


Trama:

Ritornato in Puglia, per dare l'ultimo saluto al padre che sta morendo, Gabriele Rossetti, trascorre la notte nella sua casa d'infanzia e questo fatto gli fa ritornare in mente diversi episodi legati alla sua giovinezza, soprattutto, il difficile rapporto col padre, un capostazione con velleità artistiche e per questo deriso dai suoi compaesani. Solo adesso, da adulto, mentre é intento ad occuparsi del seppellimento del genitore, viene a scoprire un segreto che riguarda il padre e che gli farà vedere sotto tutt'altra luce la figura paterna...

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L'uomo nero
Vedere già nel corso dei primi minuti di visione, ambientati al giorno d’oggi, il bel Riccardo Scamarcio baffuto e invecchiato, assume i connotati di un’interessante sfida, soprattutto se teniamo in considerazione il fatto che l’interprete di "Tre metri sopra il cielo" (2003) – qui alla sua seconda prova sotto la regia di Sergio Rubini dopo il pessimo "Colpo d’occhio" – dimostra ancora una volta di cavarsela decisamente bene quando gli vengono affidati ruoli lontani dal cinema indirizzato ai teen-ager.
Qui, giovane commerciante scanzonato e un po' vitellone immerso in una vicenda che si svolge negli anni Sessanta, è lo zio del piccolo Gabriele Rossetti, con il volto dell’esordiente Guido Giaquinto, il quale trova in lui conforto dalle tensioni dovute agli sbalzi d’umore del padre Ernesto. Ed è il regista stesso ad interpretare quest’ultimo, capostazione della ferrovia locale che non riesce a raggiungere nell’arte i risultati che sogna, rovesciando spesso le conseguenti tensioni sulla moglie Franca, cui concede anima e corpo Valeria Golino; mentre è l’accento pugliese a farla da padrone e il bambino, tra primi baci e prime fumate, si rende protagonista di diverse marachelle.
Oltre ad immaginare perfino di giocare con il fantasma del pittore francese Paul Cézanne, in quello che, non privo di divagazioni decisamente felliniane (citiamo solo la vedova prosperosa) e simile nel look generale al recente "Baarìa" (2009) di Giuseppe Tornatore, sembra a tratti assumere più i connotati di una surreale recita teatrale che di un lungometraggio cinematografico.
Con Rita Pavone a fare spesso da sottofondo musicale (si va da "Il ballo del mattone" a "Geghegé") e un più che evidente – seppur smentito dal regista – attacco all’universo della critica, per un banale spaccato familiare su celluloide riguardante il temibile ruolo che, in tenera età, si tende ad attribuire ai propri papà.
Fino al termine di 115 minuti di pellicola tutt’altro che incalzanti, caratterizzati da un’inaspettata rivelazione finale, ma capaci anche di testimoniare che Rubini, forse, lo preferiamo quando è davanti alla macchina da presa.
Francesco Lomuscio FILM UP

Critica "In filigrana, 'L'uomo nero' è una riflessione sulla creatività popolare e diffusa e sul disprezzo che per essa hanno gli intellettuali. Ce n'è anche per noi critici, in un certo senso, e faremmo bene ad ascoltare con attenzione: Rubini vuole ricordarci che dietro ogni sforzo creativo ci sono amore e sudore (come diceva quel tale? Al 10% ispirazione, al 90% traspirazione) e che molti esperti faticherebbero a distinguere un Cezanne vero da uno finto. E il secondo livello di lettura, per un film che in primis è una commedia umana azzeccatissima, con ottimi attori, bella fotografia (Fabio Cianchetti), brillantissimo montaggio (Esmeralda Calabria). Stona un po' solo la musica di Nicola Piovani, che ricorda veramente troppo 'La vita è bella'." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 04 dicembre 2009)

"L'evocazione presenta apparizioni del passato nelle memorie della madre; Sergio Rubini è il padre, Valeria Golino è fuori parte come insegnante e moglie piccolo borghese." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 04 dicembre 2009)

"Rubini fa dire con fare sprezzante al critico che giudica la sua copia di Cezanne: 'tra il quadro originale e chi guarda c'è 'l'aria', sensazione che Ernesto coi suo quadri non sa dare'. 'Aria' intesa come genialità, magia, sospensione del piacere del vedere. Solo che Rubini maneggia il concetto come una delle tante battute comiche del film, scambiando filosoficamente l'aria per sincerità. Nel senso che 'L'uomo nero', come parecchi film di Rubini dall'estetica 'vorrei ma non posso', sono film sinceri, personali, intimi, ma non per questo geniali. Una moratoria, infine, per obbligare Nicola Piovani a prendersi una pausa. Da 'La vita è bella' in avanti sta depositando sui poveri film che incrocia le stesse identiche variazioni melodiche. Ne 'L'uomo nero' il suo improvviso apparire è insostenibile." (Davide Turrini, 'Liberazione', 04 dicembre 2009)

"Dire che 'L'uomo nero' è il 'Baarìa' di Rubini è davvero sbagliato. Lui a differenza di Tornatore non ha la prosopopea di volerci parlare della Storia con la esse maiuscola di cui le vicende familiari sono specchio. No, la storia di Rubini è tutta personale, non si scomodano per opportunismo le grandi trami e l'immaginario, cosa che gli permette la libertà della commedia, i primi amori, la farsa con sorpresa finale (da non svelare) quasi gogoliana. Il gioco del cinema sono i sogni visionari del ragazzino Gabriele Rubini, gli arlecchini nascosti negli armadi, i fantasmi dei nonni vestiti da sposi, l' uomo nero che è il carbonaio del treno e con la mano sporca getta caramelle scintillanti ai bimbi dell'orfanotrofio, omaggio affettuosamente esplicito e personalissimo a Federico Fellini. Ci piace pensare allora che quel padre di Rubini sia anche lui, l'altro padre che lo ha reso famoso con 'L'intervista' (le musiche sono di Piovani), che nell'ultimo periodo della sua vita venne non trattato male dalla critica ma messo fuori dal cinema e attaccato da Berlusconi quando si schierò contro la pubblicità nei film in tv. Un padre grande e difficile di cui non si rivendica l'eredità ma il ricordo col sapore dolce di un sentimento quasi infantile." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 04 dicembre 2009)

"Per raccontarlo un'ora basterebbe. Rubini ne prende due. Interpreti (la Golino in testa) e montaggio salvano lo spettatore e la cassiera." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 04 dicembre 2009)