A SINGLE MAN
di Tom Ford
Titolo originale: A Single Man
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 99'
Regia: Tom Ford
Sito ufficiale: www.asingleman-movie.com
Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode, Ginnifer Goodwin, Nicholas Hoult, Paulette Lamori, Lee Pace, Keri Lynn Pratt, Ryan Simpkins, Teddy Sears, Ridge Canipe
Produzione: Artina Films, Depth of Field, Fade to Black Productions
Distribuzione: Archibald
Data di uscita: Venezia 2009 -
22 Gennaio 2010 (cinema)
Trama:
Ambientato a Los Angeles nel 1962 durante la crisi dei missili successiva all’invasione USA a Cuba, "A Single Man" è la storia di George Falconer, un professore inglese di 52 anni che cerca di dare un senso alla propria vita dopo la morte del suo compagno Jim. George indugia nel passato e non riesce a immaginarsi un futuro, ma una serie di eventi e di incontri lo porteranno a decidere se ci sia o no un significato nel vivere senza Jim. George viene confortato da una cara amica, Charley, una bella donna di 48 anni a sua volta assalita da dubbi sul futuro. Kenny, un giovane studente di George alla ricerca di una ragione che giustifichi la sua natura omosessuale, perseguita il professore identificandolo come anima gemella.
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A Single Man
Los Angeles, 1962. George Falconer è un uomo solo. Professore inglese di letteratura all'università, George ha perso in un incidente il compagno amato da sedici anni. Incapace di reagire al lutto e all'afflizione, riordina carte, oggetti e sentimenti e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. Proveranno a “ripararlo” e a trattenerlo sul baratro, Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, e Kenny, uno studente disponibile e sensibile. Spiegati i missili nucleari a Cuba e puntata l'arma alla tempia, la “crisi” pubblica e privata è destinata a esplodere o a rientrare.
Una cravatta, un paio di gemelli, un paio di scarpe, una lettera, due lettere, un vestito regalato e poi indossato, un libro mai chiuso, un disco ascoltato: oggetti scoperti dalla macchina da presa di Tom Ford, abbandonati nelle inquadrature come indizi, tracce, segni, impronte del destino. Quello di un uomo rimasto solo con ciò che resta di ogni storia e di ogni amore, non il corpo di chi li ha vissuti e consumati ma le cose che lo hanno messo in comunione con l'altro da sè. Lo stilista statunitense che ha rilanciato le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent debutta alla regia, impeccabile come un paio di Oxford lucidate a specchio.
Trasposizione del romanzo omonimo di Christopher Isherwood, A single man è un film di oggetti, colori, spazi, suoni, che funzionano come “luoghi” in cui le vite si incrociano e si separano, in cui il desiderio ha lavorato e continua a lavorare, raccontando dentro un frammento tutte le storie (d'amore) possibili, tutte le storie del mondo. Sospeso dentro l'ultimo giorno di un uomo e dentro la perfezione formale del suo décor, A single man è un mélo intessuto di atti mancati e infiniti (rim)pianti. Fermamente agganciato a un presente che non ha alternative, nel (melo)dramma di Ford la dialettica dei sentimenti resta prigioniera di malinconiche allucinazioni retrò o di fughe in avanti verso un tempo scaduto. Il professore di Colin Firth, portatore di un dolore universale, vive (e muore) nell'attesa del ricongiungimento all'amato. I due amanti sono corpi a distanza destinati a riunirsi in un bacio e dentro una fotografia che riesce a scolpire i colori anche nel buio e nel fuori fuoco. Il lutto è allora lo spirito della scena, espresso in termini di dolore e obbediente all'imperativo melodrammatico della dismisura, degli eccessi e delle ferite.
Senza esaurire i contenuti nel glamour di superficie, A single man si sottrae alle polarizzazioni manichee del melodramma, riuscendo emotivamente ancora più insostenibile. La “guerra fredda” che ossessionava gli americani negli anni Sessanta è sgelata e infiammata dalla fotografia di Eduard Grau e dalla musica (addizionale) di Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love), sublimi orchestratori di note e luci, ossessionati, come il protagonista, dalla bellezza e dall'armonia perduta. Colin Firth, lubrificato dalle lacrime, è un corpo assediato da un sentimento di resa e agitato da pulsioni di morte, che si rivela parlando e patendo dentro gli abiti di Tom Ford.
È l'uomo solo che non rifiuta mai la gioia e neppure la sofferenza. L'attore inglese lascia magnificamente affiorare la verità del personaggio, abbandonando la pesantezza della corporeità e facendosi assolutezza del sentire, offrendosi come frontiera dell'amore e aspettando la morte sazio di vita.
Marzia Gandolfi My Movies
Critica: "Ispirato al romanzo omonimo di Christopher Isherwood, lo stilista Ford, legato per lungo tempo alle case di moda Gucci e Saint Laurent, fa di questa semplice storia d'amore una riflessione sul senso della vita che si capovolge nell'esistenza di un uomo di mezza età, non solo perché il suo amore è morto, ma perché - come un adolescente - anche egli si trova di fronte a un cambiamento di prospettiva a cui non sa dare un nome. Sarà proprio la sofferenza ad aiutarlo a trovare la strada. Con un'estetica strabordante e una fotografia che esalta le bellezze maschili e i loro vestiti, Tom Ford riesce comunque a non perdere il nucleo del suo film, il senso della crisi di un cinquantenne, l'incombere della disperazione e poi la sua risoluzione. Un bellissimo percorso umano e amoroso che ieri ha fatto gridare molti 'al Leone'. Pensando ad Ang Lee, Cavani e Bonnaire in giuria potrebbe anche essere. Daremmo invece per certa la coppa Volpi al magnifico protagonista, Colin Firth." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 12 settembre 2009)
"'A Single Man' è molto patinato e pure molto intenso, quasi maniacale nell'attenzione ai dettagli e nella ricostruzione precisa di un'epoca, i primi anni Settanta, e però pervaso da una sottile tensione che lo solleva dalla pura e semplice calligrafia." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 12 settembre 2009)
"Cosa ci fa in concorso uno stilista di moda (Gucci, Yves Saint Laurent) alla sua opera prima? Una bella figura. (...) 'A Single Man' deve molto al documentario di Tina Mascara e Guido Santi, Chris & Don controcampo visivo e emozionale di un film che parla di passione nell'assenza dell'altro, della vita fatta di flash-back invece che di flash-forward, delle piccole cose rivelatrici di felicità. Al contrario di Chéreau che include la donna per poi metterla fuori campo, il regista stilista espande l'aura eretica-erotica a una maggioranza sensibile, basta ascoltare la colonna sonora di Abel Korzeniowski/Shigeru Umebayashi e 'Stormy Weather' eseguita da Etta James per sentirsi nei panni firmati Tom Ford." (Mariuccia Ciotta, 'Il manifesto', 12 settembre 2009)
"'A single man' è invece elegante, ma di un'eleganza esteriore di gusto pubblicitario: i quadretti d'intimità sotto coperte di cashmere, le strette passionali immerse sott'acqua magari per smussare la nudità virile, le cenette a due con l'amica, la perfezione fisica dei protagonisti. Oltre che elegante in un modo simile, il film è fortemente sentimentale, come capita spesso nelle rappresentazioni dell'amore gay vero e duraturo: musica, canzoni, fotografie per caso ritrovate, tutto coincide a formare un tessuto amoroso un poco manierato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 settembre 2009)
"Non c'erano molte aspettative per l'esordio nella regia di Tom Ford: che vocazione cinematografica può nascondere un celebre stilista, apprezzato in tutto il mondo per il suo lavoro come direttore artistico di Gucci e Yves Saint Laurent? E invece 'A Single Man', che ha chiuso il concorso, ha sorpreso più o meno tutti, rivelando se non proprio un autore, almeno un regista con indubbio talento. (...) Come spesso succede agli esordienti, Tom Ford sembra preoccuparsi più della composizione dell' inquadratura e delle singole scene che del flusso narrativo, e non sa evitare certe sottolineature eccessive e un po' compiaciute (l'incubo del corpo abbandonato in acqua, i tentativi di suicidio, certe troppo schematiche variazioni di colore e di luce per evidenziare i ricordi), ma in altri momenti sa rendere perfettamente la malinconia e la stanchezza di vivere del protagonista - la lezione agli studenti sulla paura, la cena con l' amica divorziata - grazie anche a un Colin Firth di straordinaria bravura nel giocare di sottrazione e nell' evitare qualsiasi inutile gesto affettato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 settembre 2009)
"I colori della fotografia variano con la temperatura emotiva: desaturati per il lutto e la tristezza, da spot della pasta Barilla quando Colin Firth incontra un giovanotto che gli fa battere il cuore." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 12 settembre 2009)
"'A Single Man' è il film che mette insieme diverse icone dell'epoca moderna. Per primo, lo scrittore inglese Christopher lsherwood, icona della cultura gay e autore del sofferto libro da cui la pellicola è tratta; in seconda battuta, Tom Ford, ex stilista di Gucci al suo esordio registico. A completare il tutto, il meraviglioso Colin Firth (premiato a Venezia) nei panni di un professore omosessuale." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009)
"Com'è il film dì uno stilista? Stilizzato! E poi manierato, calligrafico, pubblicitario, elegante - se non è elegante Tom Ford, che ha disegnato vestiti e oggetti per Gucci e Yves Saint Laurent, chi deve esserlo? - e, ma sì, pieno di stile. E incredibile come noi critici lavoriamo sui cliché. C'è cascato anche il sottoscritto, che da Venezia ha effettivamente defluito il film 'elegante' - perché lo è, ma non si tratta necessariamente di un difetto. Invece, per molti, sembra esserlo. Se Tom Ford avesse fatto un film sgangherato e sdrucito, con i personaggi vestiti alla Upim, avremmo scritto: ma guarda sto Ford, che originalone! Senza pensare che esiste un'estetica degli stracci che può essere molto più oscena dell'estetica tout court: basti pensare, per restare ai film reduci da Venezia, al terribile 'The Road'. E sé lasciassimo perdere il fatto che Ford ha lavorato nella moda? Proviamo a vedere A single Man come se non sapessimo chi è il suo regista: come un film, insomma. Cosa dovremmo dire? Intanto che questo Ford, pur esordiente, si è circondato (o è stato circondato da parte dei produttori, che è lo stesso) di collaboratori tostissimi: la fotografia di Eduard Grau, la scenografia di Dan Bishop e i costumi dì Arianne Philips sono contributi tecnici da fuoriclasse, così come la presenza nel cast di un attore superbo come Colin Firth. Ma qui rischieremmo di tornare al fatto che Ford... è Tom Ford, lo stilista, e che un esordiente già famoso ha altre chances rispetto a uno sconosciuto. Proviamo invece a dimenticare i nomi appena citati, e analizziamo il film a partire da Christopher lsherwood - autore del romanzo - al quale si ispira. (...) 'A Single Man' è una riflessione sul lutto e sull'attesa della morte. Il fatto che le immagini siano «belle» non toglie alcuna profondità a tale riflessione, che si snoda attraverso il racconto di una giornata tutt'altro che qualunque nella vita di George, professore di inglese in un college californiano. (...) Film gay, certo: in mille sfumature di dialogo e di ambiente, non solo nel tema. Ma soprattutto film sull'amore: sul vuoto affettivo di un uomo solo, 'single', che troppo ha sofferto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 gennaio 2010)
"Tom Ford ha esordito nella regia cinematografica con un film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha convinto gran parte della critica. Gran parte, però, non tutta. Dando fondo al suo immaginario glamour fatto di passerelle e luci messe ad hoc, Ford ha realizzato un mondo di Falconer dove tutto è perfetto, dagli abiti stirati alle scarpe lucidate, alle camicie che sembrano tavoli da biliardo. Il buon gusto impera, non c'è dubbio ed è qui che una parte della critica ha storto il naso: tutto è troppo perfetto. Obiezione che ci può stare, ma fintamente intelligente. E' vero, tutto è perfetto e misurato da un senso estetico che ha dell'inverosimile, ma è cinema e non la realtà dunque se è così che il realista osserva il mondo questa è la sua visione e va rispettata al pari di chi lo vede come una fogna senza speranza. Insomma, l'eleganza formale del film è la sua cifra autoriale, prendere o lasciare sembra suggerire Tom Ford" (Walter Vescovi, 'Secolo D'Italia' 15 gennaio 2010)
Note - COPPA VOLPI A COLIN FIRTH PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).
- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (COLIN FIRTH), ATTRICE NON PROTAGONISTA (JULIANNE MOORE) E COLONNA SONORA.
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