La prima cosa bella
Titolo originale: La prima cosa bella
Nazione: Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 116'
Regia: Paolo Virzì Cast: Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Paolo Ruffini, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Isabella Cecchi, Sergio Albelli, Dario Ballantini
Produzione: Motorino Amaranto, Medusa Film, Indiana Production Company
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 15 Gennaio 2010 (cinema)
Trama:
Anna Nigiotti nel Settantuno era una giovane e bellissima mamma proclamata Miss del più popolare stabilimento balneare di Livorno, ignara di suscitare le attenzioni maliziose della popolazione maschile, i sospetti rabbiosi del marito Mario e la vergogna del primogenito Bruno. Oggi, ricoverata alle cure palliative, Anna sbalordisce i medici con la sua irresistibile e contagiosa vitalità e fa innamorare i degenti terminali. Bruno invece, ha ormai tagliato i ponti con la sua città, la sua famiglia, il suo passato. Insegna senza entusiasmo in un Istituto Alberghiero e conduce un'esistenza cocciutamente anaffettiva. Ma la sorella Valeria lo convince a venire a salutare la madre per l'ultima volta, e Bruno torna malvolentieri a Livorno. L'incontro, dopo tanti anni, con quella mamma esplosiva, ancora bella e vivacissima, che a dispetto delle prognosi mediche sembra non aver nessuna intenzione di morire, costringe Bruno a rievocare le vicissitudini familiari che aveva voluto a tutti i costi dimenticare. Il vagabondare di quelle notti e di quei giorni di tanti anni fa in cerca di una sistemazione, lui e la sorella Valeria, all'epoca dolce, ignara e piagnucolosa, cacciati di casa dal babbo accecato dalla gelosia, ma sempre rincuorati dall'incrollabile ottimismo di quella loro mamma allegra e incosciente. A far da coro alle peripezie di questo terzetto di creature sciagurate e coraggiose, una provincia maliziosa in preda a nuove smanie, l'ignavia dei tanti uomini volubili che vorrebbero appropriarsi della grazia e del candore di Anna, ma che in fondo non ne hanno il coraggio e la forza. Ma soprattutto le manovre dell'astiosa zia Leda per impadronirsi del marito e dei figli di quella sorella sconcia e chiacchierata. Dopo tutti questi ricordi, poi, si ritorna all'attualità con l'ultima lezione di vita, di fiducia nella dolcezza del vivere, di questa madre imbarazzante e speciale.
La prima cosa bella
Bruno è un quarantenne con il male di vivere, nonostante un lavoro e una compagna che lo ama, non trova pace. Un giorno Valeria, sua sorella, lo contatta per farlo tornare a Livorno dove la mamma Anna sta morendo. Controvoglia l’uomo torna nella città natale e incontra di nuovo la madre, che, sebbene malata terminale, è ancora vitale e gioiosa. In questi ultimi giorni prima di morire Anna impartisce l’ultima lezione a Bruno, che impara a osservare la vita con più spensieratezza e rivive le vicende del passato, che l’hanno fatto allontanare dalla famiglia, con uno sguardo adulto, che solo ora comprende e supera gli errori della madre.
In questo film Virzì tocca i tasti giusti per commuovere e divertire allo stesso tempo. Il film è caratterizzato da toni leggeri e a volte grotteschi che richiamano un cinema italiano del passato. Un matrimonio che si trasforma in un funerale, una moglie che nel momento più triste della sua vita lascia il marito, una donna che si perde nel bel mondo solo per qualche lusinga, sono temi che i grandi registi italiani hanno già trattato nel secolo scorso e che Virzì ripropone in questo film. Se da un lato potrebbe sembrare una captatio benevolentia, dall’altro denota un’attenzione per il passato cinematografico italiano e un desiderio di farvi omaggio assolutamente non deprecabili.
I personaggi de "La prima cosa bella" sono tanti e alcuni molto complessi, con ognuno alle spalle una storia, in certi casi solo accennata. Ma il tema fondamentale trattato è sicuramente la riscoperta da adulti del sentimento verso i genitori, che al giorno d’oggi diventa sempre più pressante. Forse proprio come dice Virzì, in questo periodo in cui molti si sentono smarriti, sebbene adulti, trovano nella famiglia, soprattutto nei genitori, la sicurezza e il calore che la velocità e la spietatezza del mondo moderno cancellano.
Bruno riscopre la madre come donna, come persona forte e ottimista, forse un po’ ingenua e vanesia, ma con un incrollabile amore per la vita. Al di là degli snobismi, delle ricercatezze stilistiche e delle strategie di mercato si trova in quest’ultima fatica di Virzì il racconto di un’emozione che potrebbe essere propria di ognuno di noi. Ilaria Ferri FILM UP
Critica "Si ride e si piange, spesso contemporaneamente. Il copione (di Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo) è benissimo calibrato e gli attori sono tutti super." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 gennaio 2010)
"Perdutamente innamorato della moglie Micaela Ramazzotti e della propria città Livorno, il regista toscano mette a punto la sua opera più intima e insieme universale, La 'prima cosa bella' è la mamma, quella splendida ed esuberante che ha condizionato le vite dei due fratelli protagonisti. La briosa Valeria (Claudia Pandolfi) e l'infelicissimo Bruno (Valerio Mastandrea). Dal 1971 a oggi, passioni, turbamenti, gioie e dolori di una famiglia livornese, fino all'inevitabile e commovente riconciliazione." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009)
"Il papà Stato non c'è, con la sua politica che delude gli individui, ma in compenso c'è tanta madre famiglia, pure con i suoi risvolti violenti, nel nuovo film di Paolo Virzì, 'La prima cosa bella' (...) quando si affonda il piede nel terreno familiare, cercando di tirarsi fuori da odio e melassa, cose non dette e segreti rimossi, madri devastanti e padri incolori, è bello scoprire quanto pesino, nel bene e nel male, gli affetti più profondi. Se poi c'è dimezzo un cast formidabile, con una Micaela Ramazzotti che sbalza, allegra e precisa, la figuretta carnale di Anna Nigiotti in Michelucci una mamma (...) nella Livorno degli anni Settanta, misurandosi con la navigata Stefania Sandrelli, che fa Anna nella terza età, mentre Claudia Pandolfi e Valerio Mastandrea impersonano i problematici figli di lei, in un corifeo di colleghi ugualmente bravi (da Marco Messeri a Dario Ballantini, lontano dal suo «Valentino» tv), il dado è tratto: si fa vero cinema. Tanto più gradito quanto più a ruota dei commerciali film natalizi. (...) E cade molto, questa mamma sui generis, picchiata e strattonata dal marito carabiniere (il padre del regista lo fu), perché altri maschi la guardano, o le pizzicano il sedere, mentre lei, desiderata suo malgrado, «è di molto bona». (...) Ma che c'è di struggente in questa ballata, che ha nel titolola celebre canzone di Nicola Di Bari, successo sanremese 1970. Praticamente tutto: gli interni di certe case livornesi povere, ma calde di memoria; lo zucchero filato, che Anna-Sandrelli, malata terminale, mangia di rapina, insieme al figlio, tossico occasionale, durante una fiera cittadina; la musica d'epoca, un matrimonio in articulo mortis, un figlio illegittimo, che spunta dal nulla e ama subito quella madre svitata, quei fratelli spaesati." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 13 gennaio 2010) "Virzì è per Livorno quel che Marcel Pagnol è stato e Rohert Guédiguian è tuttora per Marsiglia. Descrive cioè la sua città anche in ciò che non gli piace. A priori è ostile - s'è già visto con 'Ovosodo' - solo ai ricchi e qui anche a un nobile, «fascistone», nel quale s'intravvede Marzio Ciano. Mastandrea e la Pandolfi somigliano ai bambini e ai ragazzi che li precedono nel ruolo, ma la Sandrelli ha un volto completamente diverso da quello della Ramazzotti. Se preso dalla storia, come è probabile, il pubblico ci passerà sopra. Paolo Ruffini, nel terzo figlio, quello «venduto», porta la bandiera dei livornesi doc." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 gennaio 2010)
"'La prima cosa' bella di Paolo Virzì si muove agli antipodi della forma-racconto, ma tocca le stesse radici. Ovvero, ci ricorda il meglio della nostra storia di Italiani e di autori cinematografici, crea personaggi (la madre. Quella di Sandrelli rimane nel suo curriculum come la stella più brillante, quella di Ramazzotti come una delle grandi figure femminili del cine-novecento) indelebili, fa correre la sua macchina da presa in perfetto tempo musicale. E in fondo, anche lui ci regala una forma di 3D, quella che fa delle emozioni dei suoi personaggi qualcosa che 'si collega' alle nostre, oltre la bidimensionalità nelle profondità dei nostri vissuti più segreti. Difetto: una parte centrale più stanca e scontata, condotta da una scrittura seduta e professionale. Ma il miracolo del contatto tra autore e pubblico ne esce indenne." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 15 gennaio 2010)
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