Mine vaganti
Titolo originale: Mine vaganti
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 116'
Regia: Ferzan Ozpetek
Sito ufficiale: www.minevaganti.net
Cast: Riccardo Scamarcio, Carolina Crescentini, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Elena Sofia Ricci, Ennio Fantastichini, Daniele Pecci, Ilaria Occhini, Lunetta Savino, Dario Bandiera
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distributuion
Data di uscita: 12 Marzo 2010 (cinema)

Trama:
Tommaso e Antonio sono i protagonisti del nuovo capolavoro di Ferzan Ozpetek, Mine Vaganti, una commedia che fotografa, tra colpi di scena, divertenti equivoci e rivelazioni sorprendenti, l'intimità di una grande e bizzarra famiglia pugliese di oggi. Tommaso ritorna in Puglia per un breve periodo e ritrova la sua numerosa famiglia, che da anni gestisce una pasticceria. Il susseguirsi degli eventi, però, porteranno il ragazzo a prolungare la sua visita...

Mine vaganti
La famiglia: alcuni la dipingono in maniera più moderna, altri più tradizionale, ma negli ultimi tempi è un tema che riaffiora spesso nel cinema italiano.
Non poteva esimersi Ozpetek, che alle tematiche di sempre lega quelle della famiglia patriarcale tipicamente italiana: una famiglia tradizionalista che non sa accettare la diversità e non sa vivere al di fuori delle convenzioni.
Il giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna nella città natale, Lecce, per fare una serie di rivelazioni alla sua famiglia: non è solo la sua omosessualità che è difficile da confessare ai genitori, ma anche che, contrariamente a quanto tutti hanno creduto fino a quel momento, non è stato a Roma per studiare economia ma si è laureato in lettere e intende fare lo scrittore. La sua confessione però non avviene: una serie di eventi lo costringono a fermarsi a Lecce per qualche tempo per lavorare nell’impresa di famiglia e, ovviamente, riflettere su se stesso e le proprie scelte.

L’atmosfera è diversa dalla solita dei film di Ozpetek, sicuramente meno colorata e variegata ma, anche quando sono avvolti nella più totale ipocrisia e perbenismo, i personaggi sono eccentrici soprattutto nei modi di reagire quando si trovano di fronte a realtà che non conoscono.
I genitori di Tommaso (i bravissimi Ennio Fantastichino e Lunetta Savino) più che essere rigidi nelle loro posizioni, negano l’evidenza dei fatti e in parte l’amore per i loro figli. Invece la zia (una quasi irriconoscibile Elena Sofia Ricci) e la nonna di Tommaso (Ilaria Occhini) sono i personaggi più lungimiranti e forse anche i più riusciti: entrambe hanno sofferto a causa del loro spirito libero che è stato inesorabilmente domato dalla famiglia, entrambe sono ormai chiuse in un silenzio carico di significato, e in cerca di uno spiraglio che permetta loro di evadere dal carcere quotidiano in cui si trovano a vivere; proprio per questo sono più aperte verso i cambiamenti e la diversità, sono probabilmente loro le mine vaganti che danno il nome alla pellicola.

In questo film ciò che sorprende di più, e assai piacevolmente, è il tono tragicomico, l’ironia dei personaggi e delle situazioni. Non c’è più la tragedia che scoppia per mettere i protagonisti di fronte a se stessi, troviamo uno scontro tra mentalità diverse che genera una serie di momenti molto divertenti. Ovviamente non mancano i tipici toni melodrammatici dei film di Ozpetek, ma, tra qualche autocitazione e picco di melassa, stavolta si ride.
I luoghi comuni sulla mentalità ristretta delle famiglie tradizionali e la morale, secondo cui le divergenze vengono sempre appianate dall’amore se si mette da parte l’orgoglio, risultano un po' scontati; ma il film è assolutamente piacevole, ottimo spunto di riflessione per chi si trova ancora a combattere le stesse battaglie di Tommaso dall’una o dall’altra parte, e ci suggerisce che ogni tanto ci si può imbattere in qualche mina vagante che rompe lo stato delle cose, facendole migliorare. Ilaria Ferri FILM UP

Critica "«Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre». (...) Ed è anche la filosofia di 'Mine vaganti' ottavo film di Ferzan Ozpetek, che dopo l'incauto corpo a corpo con la letteratura (in 'Un giorno perfetto', il romanzo della Mazzucco risultò più resistente del previsto) torna alla sceneggiatura originale firmata, questa volta, con Ivan Cotroneo. E torna soprattutto alla dimensione a lui congeniale dello schietto dramma familiare che si nutre di sfumature e di leggerezze e che non ha paura né di farciture comiche né di pronunciati sentimentalismi. Un dramma che pone al centro ancora una volta l'omosessualità non tanto come paradigma borghese della sensibilità o della raffinatezza quanto come istanza di libertà, capace ancora di suscitare resistenze e sollevare ribellioni. E, almeno in questo senso, l'ambientazione in una Lecce splendidamente barocca nel paesaggio quanto volgare negli arricchiti cittadini, risulta esemplare. (...) Ed è proprio nel racconto corale della famiglia (...) delle peripezie quotidiane, delle preoccupazioni sociali, dei malintesi grossolani (...) che il film si offre più generosamente allo spettatore. Lo fa senza rete di sicurezza con quella spontaneità di colori che contraddistingue il tocco di Ozpetek. Sicché 'Mine vaganti' oscilla tra le grossolanità della commedia salentina, stile migliore Lino Banfi, e le raffinatezze di Stefhan Elliot al tempo di 'Priscilla la regina del deserto'. Poteva stare in Concorso come molti reclamano? Forse. Intanto si dirà che è piaciuto molto al pubblico berlinese. Non è poco in previsione di una distribuzione internazionale." (Andrea Martini, 'Nazione, Carlino, Giorno', 14 febbraio 2010)

"Probabilmente il complimento più appropriato da fare a "Mine vaganti" è che è un film contagioso. E non è un complimento da poco perché sa trasmettere allo spettatore l'entusiasmo e l'energia che hanno guidato Ozpetek nel dirigerlo e sa catturarlo con qualcosa che non è solo una trama intrigante o un cast indovinato, ma una marcia in più, quella che troppe volte i registi italiani 'dimenticano' di ingranare. Non tutto funziona alla perfezione nel film. (...) Per la prima volta, però, Ozpetek lo fa senza preoccuparsi troppo di cadere nell'eccesso (merito del nuovo cosceneggiatore Ivan Cotroneo?): accentua i caratteri, sfiora la farsa, scherza con gli stereotipi (...) per arrivare a recuperare una libertà che mandi a quel paese le preoccupazioni di correttezza e di buon gusto rivendicando così in maniera diretta e 'sfacciata' quello che nei suoi film precedenti affidava più alla testa che alla pancia. In questo modo finiscono per sembrare meno artificiose anche le 'solite' riprese circolari intorno alla tavola mentre l'invito a difendere con orgoglio i propri desideri (sessuali e non) prende forza maggiore proprio dalla minor esemplarità dei personaggi. In fondo, se 'mine vaganti' devono essere, che lo siano soprattutto per forza di stile e di recitazione!" (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Srea', 11 marzo 2010)

"Se il cinepanettone seduce anche l'autore, si fa opera buffa adottando gli stereotipi del genere, il cinema italiano resterà fuori dalla sperimentazione planetaria. 'Mine vaganti' senza carica esplosiva; come accade al film di Ferzan Ozpetek, (...) ci presenta una galleria di normalizzati spacciati per 'eccentrici' in una Lecce abbagliante, pronta a ritrarsi di fronte alla commediaccia della gaytudine. Quella che il sensibile regista di 'Le fate ignoranti' traduce in una parodia 'liberatoria' dei due fratelli omosex (...). La borghesia leccese altera e crudele è trasformata in una becera tavolata di caricature, ripresa in carrellate circolari, babele dialettale storpiata. Così che gli elementi di 'disturbo', i due fratelli, risultano totalmente mimetici, e compongono il quadro della famiglia del sud così come ce l'ha presentata la commedia all'italiana. Ma se all'epoca il genere registrava i 'mostri' del belpaese, adesso il pantheon di figurine scomposte è irricevibile, a cominciare dalle donne. (...) Tutto questo dovrebbe aprire nuovi varchi di tolleranza nel pubblico omofobico?" (Marluccia Ciotta, 'Il Manifesto', 12 marzo 2010)

"Ferzan Ozpetek, per ambientare il suo 'Mine vaganti', (...) ha scelto la Puglia. (...) Così tra ulivi, masserie da sogno, chiese barocche, si snoda la saga di una stirpe di pastai che non riesce a tenere alto il buon nome del casato, secondo i crismi della tradizione. (...) Si ride molto e non si bada alle sbavature." (Cristina Battocletti, 'Il Sole 24 Ore', 12 marzo 2010)

"Esplosivo e adorabile, esce 'Mine vaganti' di Ferzan Ozpetek, commedia a tratti tragica, che mette in scena non solo il tema dell'omosessualità, da dichiarare ai genitori, ma anche i panni sporchi di famiglia. (...) Col solito stile non convenzionale, Ozpetek traccia mirabilmente uno spaccato nazionale, tra modernità e tradizione." (Salvatore Trapani, 'Il Gironale', 12 marzo 2010)

"Piacerà anche a chi non è un fan acceso del cinema di Ferzan Ozpetek. Noi, tanto fan non siamo mal stati. Al turco romanizzato abbiamo sempre fatto due rimproveri (solo due ma basilari). Primo, un'insistenza martellante ossessiva per i temi omosessuali (in 'Le fate ignoranti' infilava il dubbio malignetto che nessuna eterosessualità è al di sopra di ogni sospetto ) - Perciò tra le molte cose che avevamo apprezzato nel suo precedente 'Un giorno perfetto', c'era l'assenza di gay nella trama (un personaggio omo nel romanzo era diventato nel film donna etero). Secondo rilievo anti Ferzan, i secondi tempi tutti zoppicanti, tutti inferiori alle prime parti (dalle 'Fate' a 'Saturno contro' ). Bene, il tema di sempre è rimasto, ma stavolta il film corre. Spedito, dalla prima scena all'ultima, zeppo di colpi di scena. Ribaldo e senza tregua come una delle grandi commedie di Pietro Germi ( 'Sedotta e abbandonata', 'Signore e signori' ). E recitato benissimo. Da Fantastichini, naturalmente, ma anche da Scamarcio e da una fantastica Elena Sofia Ricci (l'assatanata zia)." (Maurizio Cabona, 'Libero', 12 marzo 2010)

"Segreti di famiglia. Tutti ne hanno, nessuno li vuole. Ma il bello dei segreti è che sono contagiosi. Ogni segreto ne genera un altro, poi un altro e un altro ancora. Che alla lunga, naturalmente, sono sempre meno segreti e sempre più comici (o tragici, ma più di rado). 'Mine vaganti' applica questo principio al clan patriarcale di un industriale della pasta leccese e ci porta di sorpresa in sorpresa con una leggerezza e una verve che il regista de 'Le fate ignoranti' aveva un po' perso per strada dopo tanti film seri o seriosi se non cupi ma poco convincenti (come l'ultimo, 'Un giorno perfetto'). (...) Lasciando a Ozpetelc l'estro, il piacere, la libertà di giocare con quel mondo in cui ognuno recita una parte premendo come mai prima sul pedale del comico. Come nella lunga e irresistibile visita degli amici gay venuti da Roma a trovare Scamarcio. Un gruppo di pazze caricaturali (ma palestrate...) che solo Fantastichini, nel suo perbenismo all'antica può scambiare per virili rubacuori. Con conseguenze assolutamente esilaranti (anche perché la servitù non la beve). A conferma che per dare il meglio prima o poi bisogna buttare a mare convenzioni e preoccupazioni inutili. Anche dietro alla macchina da presa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 12 marzo 2010)