Life During Wartime
Titolo originale: Life During Wartime
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 92'
Regia: Todd Solondz
Cast: Ciarán Hinds, Allison Janney, Shirley Henderson, Ally Sheedy, Paul Reubens, Gaby Hoffmann, Chris Marquette, Michael K. Williams, Charlotte Rampling
Produzione: Werc Werk Works
Distribuzione: Archibald
Data di uscita: Venezia 2009 - 16 Aprile 2010 (cinema)


Trama:
I personaggi di questo film, che in parte è un seguito e in parte una variazione di Happiness, combattono per trovare un posto per se stessi in un mondo imprevedibile e volubile. Il passato infesta il presente e mette a repentaglio il futuro: ci sono fantasmi che si aggirano e incombono, affliggono e confortano. La questione del perdono e dei suoi limiti si fa strada attraverso una serie di storie d’amore, offrendo chiarezza e, forse, alternative alle comodità del dimenticare.

Life During Wartime
Se c’è una cosa che si può dire del regista Todd Solondz è che sa essere veramente originale. Originale nel suo modo di vedere la vita medio borghese, originale nel suo umorismo noir, ma soprattutto, originale nel suo modo di intendere i sequel.
"Life During Wartime", infatti, può essere considerato come una sorta di seguito di due sue opere precedenti: "Happiness" e "Fuga dalla Scuola Media". I personaggi che abbiamo conosciuto negli altri film li rivediamo ora, anni dopo le peripezie passate, ma completamente cambiati. Certo, è ovvio che dopo anni, ed eventi traumatici come quelli vissuti nelle precedenti pellicole, le persone possano essere cambiate fin nel profondo. Ma Solondz, preferisce non rimanere ancorato al passato, e vuole sentirsi libero di vedere le sue creature sotto altri punti vista. Così ecco che cambia completamente cast, non mantenendo neppure l’origine razziale, e a nessuno dei suoi attori impone di rifarsi alle interpretazioni precedenti, ma anzi di lasciarsi guidare dall’istinto.
Quel che ne viene fuori è un film completamente decontestualizzato dalla saga cui appartiene, pur contente citazioni e riferimenti continui. Un’opera che gode di vita propria e per questo apprezzabile e comprensibile anche senza aver visto gli altri due.
Cambiano quindi i gli interpreti, ma cambiano anche le location, così dal freddo New Jersey si atterra in Florida, dove i colori sono più vivi e solari, ma si sposano comunque con il carattere malinconico dei protagonisti. Tutta la potenza del film è affidata alle immagini, la scenografia così assurda, quasi kitsch, si sposa bene con le storie al limite della "normalità" che vivono i personaggi, prigionieri del proprio passato che rovina il presente e mette in pericolo il futuro.
La scelta dei dialoghi poi mette in evidenza quell’umorismo noir, che riesce sempre a sdrammatizzare anche i momenti più tristi, e Solondz, sembra saper usare bene questo tipo di linguaggio, regalando momenti veramente divertenti se pur surreali, ma che in fondo ognuno di noi una volta o l’altra sa di aver vissuto, anche se in maniera meno spinta probabilmente!
La scelta degli interpreti poi è stata veramente efficace, ogni attore ha saputo dare del suo al personaggio interpretato rendendolo particolare e ambiguo.
Joy, la più piccola delle tre sorelle, che vede sempre del buono nel mondo, aiuta i detenuti ed è sposata ad un ex pervertito è interpretata da Shirley Henderson, che tutti abbiamo conosciuto nel ruolo di Mirtilla Malcontenta in "Harry Potter e la camera dei segreti", (la riconosciamo subito perché fin dalle prime immagini non fa altro che piangere... esattamente come in Harry Potter!).
Allison Janney è Trish, sposata con tre figli è l’emblema della casalinga e madre perfetta, pur avendo un marito pedofilo in carcere che dice essere morto, è sempre alla ricerca della normalità, ed è divertentissimo il discorso fatto al figlio di 11 anni sulle sensazioni passionali provocatele dall’uomo che ha incontrato.
Ally Sheedy è Helen, l’attrice, la ribelle di famiglia, soffre di manie di persecuzione, ma è convinta di avere la soluzione giusta per tutto.
Ogni personaggio regala del suo, ognuno con i suoi problemi è staccato e solo rispetto agli altri, ma a loro si lega come membro della famiglia, e questo alla fine genera un caos di emozioni che può portare a dei risultati disastrosi... ma è così che funziona ogni famiglia no?!
Situazioni paradossali, dialoghi ai limiti del surreale, ma tutto profondamente ancorato alla realtà quotidiana delle normali periferie urbane, divertente, triste, sarcastico e malinconico... questo è "Life During Wartime".

Monica Cabras FILM UP

Critica "La capacità di coinvolgimento è una dote che Solondz coltiva in modo persuasivo. Ci mette in guardia contro il pericolo della depressione, contro quella paura di non saper perdonare - gli altri e anche noi stessi. Se non sapremo evitarlo, tutto può succedere nel nostro mondo che si sforza, magari mentendo come certi personaggi di 'Life During Wartime', di essere felice e non si accorge di certi preannunci della catastrofe." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 04 settembre 2009)

"Esempio lampante di film da festival, con qualche possibile difficoltà di circolare nelle sale che non siano quelle d'essai, l'opera di Solondz, che torna al cinema dopo cinque anni dal suo ultimo 'Palindromes' è una di quelle pellicole che si nutre di un di un gusto rarefatto del cinema come arte che guarda ad altre forme di espressione visiva, tutte la pittura di Hopper (in un paio di inquadrature espressamente citata) e, di riflesso, il rapporto tra l'uomo e l'ambiente architettonico in cui si muove. Uno dei tanti linguaggi possibili di un cinema che da qualche tempo sembra aver rimesso in moto, grazie soprattutto agli indipendenti statunitensi, il gusto della ricerca. Che in quanto tale è esentata dall'obbligo di piacere oppure no, di avere più o meno successo."(Walter Vescovi, 'Il Secolo d'Italia', 04 settembre 2009)

"Con 'Life During Wartime', si celebra la nuova liturgia di un cineasta inventato dai patiti dell'alternativo: Todd Solondz, rivelatosi con 'Happiness' nel '98, non si è per la verità confermato con i successivi 'Storytelling' e 'Palindromes', ma è certamente in grado di tradurre il suo panico esistenziale permanente negli equilibrismi di una commedia nera e cattiva. (...) Il film non è memorabile, le stoccate contro Bush e la presunta paranoia anti-terrorista sono superate dall'era-Obama, e le oscenità snocciolate come se fossero normali convenevoli forse non meriteranno lo scandalo agognato. Però 'Life During Wartime' resta impresso per come sa disegnare i fatti sulla scenografia, una specie di murales in movimento in cui colori, geometrie e addobbi sostituiscono senso e sensibilità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 04 settembre 2009)

"Con 'La vita ai tempi della guerra' (come canta una delle protagoniste) tornano le tre sorelle ebree del film del 1998, e torna lo stesso stile acido, dall' umorismo sarcastico e dissacrante: Joy fatica ad ammettere il suo fallimento come moglie e come assistente sociale (i suoi protetti non si redimono per niente), Trish finisce per ingigantire le paure del figlio tredicenne (ha scoperto che il padre non è morto ma in prigione per pedofilia) ed Helen è ancora schiacciata dal proprio successo come scrittrice. Ognuno dei tanti personaggi vorrebbe perdonare chi gli (o le) ha fatto del male e dimenticare il passato ma l' amara lezione del film è che, nonostante i tanti discorsi, la realtà non va dimenticata ma piuttosto guardata coraggiosamente in faccia. Anche se è quella di un padre pedofilo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 04 settembre 2009)

"Stile minimal, problemi giganteschi, Todd Solondz è uno dei pochi grandi narratori dei nostri tempi feriti. Il primo a cogliere il mutare lento e inarrestabile di sensibilità e sessualità (in 'Fuga dalla scuola media', poi in 'Happiness' e 'Storytelling') partendo da bambini e adolescenti per arrivare agli adulti. L'unico a saper coniugare il comico e il tragico con un tono distratto quanto implacabile che inchioda gli spettatori allo schermo e i personaggi alle loro responsabilità. In 'Life During Wartime' nessuno è innocente, nessuno è solo e davvero colpevole, ma ognuno porta il peso di ciò che è e delle sue conseguenze. Immaginate lo humour di Woody Allen reso mille volte più tagliente e innestato su un mondo che una volta avrebbe avuto il volto mostruoso dei freaks di Diane Arbus mentre oggi si confonde con l'anonimato e l'insignificanza più assoluti. Nei film di Solondz niente è nessuno e bello o seducente eppure tutto è vero, sensibile, significativo, ogni personaggio ha diritto alla nostra pietà, ogni pietà ha per orizzonte non solo la vita del singolo ma il mondo, l'amore e la guerra, l'Occidente e il Medio Oriente, la religione e il desiderio, più vicini di quanto non sembri a prima vista. Difficile spingersi più lontano con meno mezzi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 04 settembre 2009)

"Pedofilia, sessuomania, la fine del mondo, misteri e risate nei film in concorso alla Mostra. 'Life During Wartime' ('Vita in tempo di guerra') bellico soltanto nel senso della lotta per vivere. I1 titolo nasce da una battuta del film: 'Io ho fatto un errore grande come quello della guerra del Vietnam'. I1 regista americano Todd Solondz, 49 anni, premiato autore di 'Happiness-Felicità' e di 'Palindromi', è bravissimo nel raccontare il nostro sforzo d'aggrapparci alle cose che in realtà abbiamo già perduto, alla vita che avevamo e che non esiste più, a identità dissolte, all'inestricabile insieme di falso e di vero, di tragico e di ridicolo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 04 settembre 2009)

"Solondz ha una cognizione del dolore e un modo di raccontarla con toni da commedia dell'assurdo che vanno diritti al cervello e al cuore. Questo seguito ideale di 'Happiness' è un grande film." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 04 settembre 2009)

"Grandioso seguito di 'Happiness'. Non si sente la mancanza di Philip Seymour Hoffman, che dal film fu lanciato in una parte da molestatore che poteva rovinargli la carriera."(Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 4 settembre 2009)

Note - PREMIO OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).