
LA CENA PER FARLI CONOSCERE
di Pupi Avati
Titolo originale: La cena per farli conoscere
Nazione: Italia
Anno: 2006
Genere: Commedia
Durata: 99'
Regia: Pupi Avati
Sito ufficiale: www.lacenaperfarliconoscere.it
Cast: Vanessa Incontrada, Ines Sastre, Violante Placido, Diego Abatantuono, Francesca Neri
Produzione: DUEA, Medusa Film, SKY
Distribuzione: Medusa
Sandro Lanza (Diego Abatantuono) è la rappresentazione dell'attore italiano. Completamente votato al cinema in gioventù, è approdato in età avanzata al mondo dorato ed effimero della televisione.
Concentrato solamente su se stesso, ha quasi del tutto dimenticato le tre figlie, avute da madri diverse, sparse in tutta Europa (Roma, Parigi, Madrid). Una serie di disgrazie riporterà questo improbabile quartetto familiare estremamente frammentato sotto lo stesso tetto con una sola domanda da parte delle tre ragazze: chi si prenderà cura di papà?
Questo è l'avvio di "La cena per farli conoscere", una pellicola molto classica che ricorda non solo - ovviamente - i film di Avati, ma tutto il cinema italiano degli ultimi trent'anni. Il sottotitolo porta la dicitura "commedia sentimentale" e non potrebbe essere più esplicativo. In effetti la commistione di commedia, dramma, melò è una caratteristica del cinema italiano, e a questo punto viene da chiedersi se non stia piuttosto diventando una patologia, nella continua riproposizione di tematiche familiari a sfondo dolce-amaro.
"La cena per farli conoscere" è ricca di elementi che potrebbero essere spunti di riflessione sulla nostra contemporaneità, come la dialettica tra cinema e televisione, la disgregazione dei nuclei familiari, la malattia, l'infedeltà coniugale (anche se motivata da ragioni molto più complesse di quanto possa sembrare), l'annullamento di sé in un matrimonio senza speranza. Problemi attuali dunque, uniti dal filo conduttore dell'impossibilità di afferrare nuovamente il passato fuggito via per sempre.
In cucina con l'aggiunta di troppi ingredienti si corre il rischio di preparare una pietanza troppo densa o troppo speziata. Nel cinema a volte il risultato è opposto: ci si può trovare dinanzi a un piatto annacquato. In effetti "La cena per farli conoscere", anche se evidentemente parla di legami familiari, rischia a tratti di risultare disorientante con le molte storie raccontate, tanto da perdere il senso complessivo di un racconto abbondantemente condito da gag, lacrime e situazioni e personaggi spesso al limite del paradosso. Indubbiamente la sequenza della cena è irresistibile, e Inés Sastre si dimostra del tutto non solo in grado di interpretare personaggi dalle motivazioni complesse, ma anche di avere una presenza scenica superiore al semplice aspetto. Usciti dalla sala però resta un senso di vertigine, come se molto restasse di non detto o non risolto.
Mauro Corso FILM UP
Critica "Intanto emerge la visione che Avati ha dell'Italia o del mondo contemporanei. Le donne provvide ma frettolose, ansiose, stanche, senza un attimo di tempo. Gli uomini velleitari, megalomani, sempre bisognosi di aiuto e di lodi. Le famiglie allargate e disperse, formalmente sensibili al dovere ed egocentriche. Il reality 'Fogne', girato tra le melme lerce e gli odori cattivi delle fogne di Milano, il ridicolo costante. (...) Vanessa Incontrada, Violante Placido hanno personaggi sommari, pedagogici. La figura dominante è Abatantuono, attore sfortunato e padre smemorato. La sceneggiatura tende a dimenticarlo: dell'incidente all'occhio, devastante in particolare per un attore, dopo poco si smette di parlare, come se non esistesse più o non fosse mai esistito (...). Abatantuono è bravissimo: basta vedere l'efficienza e la delicatezza competente con cui interviene a curare un'amica che sta male per capire che, nonostante i suoi difetti, è un uomo buono. Francesca Neri, nella sua parte breve, è il personaggio più moderno del film. E lo scoramento, la sfiducia nelle persone, la malinconia di Avati sono unici." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 febbraio 2007)
"Non è un film privo di imperfezioni e approssimazioni. I personaggi minori e le situazioni collaterali non sono abbastanza curati, il ruolo della Neri è incerto e sfuocato, e in particolare risulta un'occasione un po' persa quella del marito maniaco sessuale della figlia Betty Placido (bravo Fabio Ferrari) (...) Ma il nucleo, il cuore del film, e cioè soprattutto il personaggio principale e il suo interprete, ma anche quelli delle tre figlie, c'è ed è riuscito. La vocazione moralista alla condanna del pattume televisivo s'incarna bene nel profilo cialtrone e malinconico, cui Diego collabora con grandissima misura del bel personaggio di Sandro Lanza. Senza peraltro regalargli un riscatto nel finale sbrigativo e facilone. All'ipotetica domanda: che sarebbe stato in altre stagioni l'interprete ideale per quel ruolo? E' fin troppo facile rispondere: Walter Chiari. Avati riesce a mantenersi coerente alla sensibilità che rende riconoscibili i suoi film pur discostandosi da climi e ambientazioni che gli sono abituali." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 febbraio 2007)
|