
PROPRIETÀ PRIVATA
Nue propriété di Joachim LaFosse
Anno 2006
Titolo Originale Nue propriété
Durata 92
Origine BELGIO, FRANCIA, LUSSEMBURGO
Colore C
Produzione TARANTULA, MACT PRODUCTIONS
Distribuzione BIM (2007)
Regia: Joachim Lafosse
Attori:
Isabelle Huppert -
Pascale
Jérémie Renier -
Thierry
Yannick Renier -
François
Patrick Descamps-
Luc
Kris Cuppens-
Jan
Raphaëlle Lubansu-
Anne
Didier de Neck-
Sig. Declerc
Dirk Tuypens-
Dirk
Sabine Riche-
Gerda
Sceneggiatura: Joachim Lafosse -
François Pirot
Fotografia: Hichame Alaouié
Montaggio: Sophie Vercruysse
Scenografia: Régine Constant
Anna Falguères: Sabine Riche
Costumi: Nathalie du Roscoat
Sono passati ormai trentadue anni da quel referendum sull'aborto (era il 1974) che ha rivoluzionato la nostra società. Una scelta che all'epoca ben si sposava con le formulazioni sociologiche che spingevano l'individuo a mettere in priorità sempre se stesso ed il proprio benessere e che nel corso degli anni ha portato logicamente a molte interruzioni di rapporti spesso logor. Insomma la "famiglia di oggi", e con questo si intende quella allargata, quella divorziata, quella dei fratellastri e delle sorellastre (che nonostante il suono negativo della parola sono fratelli e sorelle come tutti gli altri), è un fenomeno che riguarda tutti noi, chi in prima persona chi per amicizie o conoscenze.
Il regista belga Joachim LaFosse con "Nuda proprietà” ci parla proprio di questo. Una mamma cinquantenne che bada ai due figli poco più che ventenni, un marito che ha ormai un'altra famiglia, ma che continua a farsi sentire vicino. Una situazione di equilibrio che si rompe quando la mamma comincia a rivendicare una vita propria. I figli sono grandi e la vendita della casa potrebbe darle l'opportunità di avviare una specie d'agriturismo in un'altra zona della città assieme al suo compagno...
Un film intimista, ma ricco e potente. Ogni azione segue perfettamente quella precedente, ogni scelta è un ulteriore tassello in un mosaico di tensione dal quale non sembra possibile sfuggire. Non per incapacità di analisi, ma semplicemente perchè ci sembrano perfette per la comprensione del film, riportiamo le parole dello stesso regista invece che dire gli stessi concetti in altra maniera "Nuda proprietà è la descrizione del crollo di una cellula familiare. Basta un'onda d'urto, la possibile vendita della casa, perchè tutto crolli....l'esplosione di un mondo circoscritto, in cui la violenza è la conseguenza di un divorzio incompiuto, in cui la rivalità gemellare dei due figli è lo specchio della rivalità irrisolta dei due genitori".
Un film senza dubbio riuscito, che deve molto comunque alle straordinarie interpretazioni dei suoi attori. Su tutti Jérémie Renier che assieme al fratello più grande Yannick, rende intenso e "vero" ogni dialogo ed emozione del proprio personaggio.
Andrea D'Addio FILM UP
Critica
"'Proprietà privata' si apre su una situazione di apparente, relativa normalità, con schermaglie e litigi a tavola come ne avvengono in tante famiglie. Però il belga Joachim Lafosse coltiva un verismo prossimo a quello dei Dardenne e la sceneggiatura, col procedere verso la fine, prende una piega che sovradrammatizza gli eventi; in modo perfino eccessivo, mentre sarebbe bastata la capacità di suggerire un'atmosfera asfittica e perversa mostrata nella prima parte. Storia di un rapporto che entra in crisi e si spezza, il film è realizzato con inquadrature dirette e frontali; una sobrietà di linguaggio che enfatizza, anziché attenuarlo, il senso di disagio crescente dello spettatore." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 marzo 2007)
"Crudele film a spirale sul doppio, sui sentimenti ambigui, sull'ambivalenza affettiva. Per l'autore Joachim Lafosse soprattutto il racconto di come crolla ed esplode una cellula familiare, dopo lungo accanimento terapeutico casalingo. (...) Girata a piani sequenza fissi, per cui sono i personaggi ad abbandonare l'inquadratura e non la cinepresa che li tampina e insegue nella cadente casa di campagna, la storia è quella del crollo del sistema affettivo edipico-materno. (...) Un film duro, di interni psicologici spiacevoli e violenti, un vortice di nevrosi incrociate che si incontrano al limitare del concetto primordiale della proprietà avita. Certamente un film di attori in cui la cara Isabelle, sinfonia di furore inespresso, stavolta meno trasgressiva dei suoi standard, se la vede con due diabolici ventenni, il biondo Jérémie Renier e il fratello Yannick. Rendono benissimo la loro inadeguatezza alla vita, sono due ragazzini non cresciuti e che immolano la loro innocenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 marzo 2007)
"Cinema belga. Ad opera di un autore, Joachim Lafosse, incontrato spesso nei festival all'insegna di una severità meditata, presente anche nei film di oggi, salutato con molta simpatia la scorsa estate alla Mostra di Venezia, soprattutto per il suo fine ma anche deciso impianto psicologico. (...) Le psicologie, appunto studiate fino ai margini dell'intimismo. Molti scontri verbali, proposti soprattutto a tavola, a cena o a pranzo, secondo quella tradizione avviata a suo tempo con tanta fortuna da Luchino Visconti nei suoi film della maturità. Il disegno dei gemelli, dissimili fisicamente - nessuna somiglianza somatica- tende a differenziarli anche nei caratteri, sempre esasperato ed esasperante uno, ripiegato quasi solo in sé stesso l'altro. E così il disegno della madre, affidato a un tormentato itinerario di frustrazioni, ma anche di rivolte. Rappresentati con un sicuro equilibrio narrativo e molte suggestioni nelle immagini, costruite spesso, da un punto di vista tecnico, con dei piani sequenza insolitamente fissi in cui i personaggi debbono solo emergere e cui, al contrario, debbono solo sottrarsi. Danno loro volto, nelle vesti della madre, una Isabelle Huppert, una volta tanto per nulla trasgressiva, e due veri fratelli, Jérémie e Yannick Rénier, già visto, il primo, ne 'La promesse' e ne 'L'enfant' dei Dardenne." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 marzo 2007)
"'Proprietà privata' non è eccezionale ma è ben fatto, molto ben scritto dal regista e da François Piret: sono raccontati con intuito intelligente la durezza della madre nutrita di noncuranza per i figli, l'adolescenza prolungata dei figli che si ribellano soltanto all'idea di poter perdere la protezione del rifugio in cui vivono, di poter essere colpiti in quel patrimonio su cui sono abituati a contare, Recitazione impeccabile: Jérémie Reniers, uno dei figli, era già bravo nella parte del ragazzo padre de 'L'Enfant' dei fratelli Dardenne." (Lietta Tonrabuoni, La Stampa', 16 marzo 2007)
"Il ménage diventa un inferno, che Lafosse mette in scena con stile minimale: metà film si svolge a tavola, con in personaggi che sembrano sul punto di scannarsi. Le convenzioni impediscono che tutto deflagri, ma sotto la cenere c'è un vulcano; Pascale se ne va, mollando quei due disutili dei figli; i quali, lasciati soli, si cacciano in una via senza ritorno. Il film è scabro, breve, senza musica (tranne il lancinante piano sequenza finale). Il miglior complimento a Isabelle Huppert (la più grande attrice europea) è che 'Proprietà privata' è inimmaginabile con qualunque altra interprete." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 16 marzo 2007)
"Chissà cosa scriverebbe oggi Baudelaire del cinema belga di oggi, che è il più ingenuo nell'esibire il marcio d'Europa, quella schizofrenia fra feudalesimo e bonomia di mercato, osservata troppo giocondamente visto che è impraticabile il mito americano (anni 30-40) dell'individualismo democratico. Prodotto dall'autonoma Vallonia (di lingua francese), il film gode troppo nella messa in scena del malsano pasticcio. Però Isabelle Huppert saprebbe avvelenare di cupezza metafisica perfino un cartoon Wb." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 16 marzo 2007)
"Una messinscena circoscritta, rigida, austera, priva di commento sonoro eccezion fatta per il disarmonico stridio d'archi finale. Con inquadrature fisse a imprigionare i protagonisti, dove la pace apparente alla presenza dei due personaggi si trasforma geometricamente in conflittualità alla comparsa di ogni terzo. I momenti dei pasti a tavola esprimono un intelligente e simbolico contrasto, mentre Isabelle Huppert è nutrice disturbata, fragile, ambigua e poco materna. In un film di teatro nordico, asfittico e rivolto al lato masochista del pubblico." (Federico Raponi, 'Liberazione', 16 marzo 2007)
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