INFO E
STORIA

.:: SCHEDA DEL FILM ::.


IL VENTO FA IL SUO GIRO
di Giorgio Diritti

Anno 2005
Durata 110
Origine ITALIA
Colore C
Produzione ARANCIAFILM, IMAGO ORBIS AUDIOVISIVI
Distribuzione INDIPENDENTE (2007)
Regia: Giorgio Diritti
Attori:
Thierry Toscan - Philippe Heraud
Alessandra Agosti - Chris Heraud
Dario Anghilante - Costanzo, il Sindaco
Giovanni Foresti - Fausto
Soggetto: Fredo Valla
Sceneggiatura: Giorgio Diritti - Fredo Valla
Fotografia: Roberto Cimatti
Musiche: Marco Biscarini - Daniele Furlati
Montaggio: Edu Crespo - Giorgio Diritti

La diversità come minaccia o crescita è il dilemma che vive un piccolo centro montano nell'opera scritta (insieme a Fredo Valla), diretta e montata da Giorgio Diritti - già collaboratore di Pupi Avati e di Ipotesi Cinema (istituto per la formazione di giovani autori coordinato da Ermanno Olmi) - che in precedenza ha realizzato cortometraggi, documentari, produzioni editoriali e televisive.

Parlato in italiano, francese e soprattutto occitano, un idioma usato nella penisola da circa 180 mila persone, "il Vento fa il suo giro" ("e l'aura fai son vir" il titolo in lingua) è stato girato in Valle Maira, Piemonte. Dove si sforza di integrarsi un rude e orgoglioso pastore francese, con compagna e tre figli, abituato a cambiare radicalmente vita: ha smesso l'insegnamento per allevare capre e produrre formaggio, è poi andato via dai Pirenei insieme alla famiglia per sfuggire alla costruzione di una centrale nucleare, e ha deciso infine di trasferirsi all'estero, stabilendosi a Chersogno, in provincia di Cuneo. Un luogo isolato, spopolato dall'emigrazione e in declino. Per questo motivo, nonostante la chiusura e scarsa ospitalità di alcuni, parte del paesino è deciso ad incoraggiare i nuovi arrivati - in nome delle tradizionali "rueidas", quell'aiuto reciproco che univa la comunità - dato che la loro attività potrebbe portare giovamento a tutti. Ma presto gli "zingari" sono accusati di essere sporchi, hanno un gregge che sconfina nei campi altrui, prendono legna dai terreni abbandonati. E dalle maldicenze si passa alle denunce a carabinieri ed ASL, ai bigattini gettati nella stalla, alla simulazione di aggressione, all'uccisione di alcuni capi di bestiame. La soluzione drammatica sarà però anche seme di cambiamento ("le cose sono come il vento, prima o poi ritornano", dice uno dei personaggi). Nella produzione, Diritti ha coinvolto troupe e attori (quasi tutti abitanti della Valle, non professionisti) firmando un semplice, diretto, esemplare apologo sull'accoglienza vincitore del Bergamo Film Meeting, del NAPOLIFILMFESTIVAL e di diversi riconoscimenti internazionali.

Federico Raponi FILM UP

Critica "A dispetto di Tarantino, che non sa, ecco un nostro debutto da non dimenticare. Quello di Giorgio Diritti che racconta in tre lingue (italiano, occitano, francese e sottotitoli) il difficile trasloco, morale e materiale, di un pastore francese nel villaggio montano in una valle occitana piemontese. (...) Lo dice il titolo, le cose prima o poi ritornano; e in questo film, che usa un cast quasi tutto non professionista, c'è la sensazione di auscultare un mutamento biologico della gente che poi la tv si preoccuperà di ripresentare con piena falsità retorica. Autori di riferimento sono Olmi e Piavoli, una fiduciosa ripresa di quell'invisibile senso del Tempo che pervade sia il paesaggio sia tutti i nostri instabili affetti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2007)

"Fotografato meravigliosamente da Roberto Cimatti, sostenuto dalla sceneggiatura sapiente e ben ritmata di Diritti e Fredo Valla, interpretato dall'amichevole partecipazione dei locali e da quella più consapevole di alcuni attori (Alessandra Agosti e Thierry Toscan), l'esordio di Maritti commuove e incanta. 'Il vento fa il suo giro' ha fatto diversi giri di vento, di festival e di mondo per potersi finalmente posare sullo schermo di qualche sparuta sala italiana. Ed è con la forza del suo dettato e della sua magia che questo 'vento' si sta affermando, lentamente tramite quel fondamentale esercizio di critica e democrazia che è il passa parola." (Dario Zonta, 'L'Unità', 8 giugno 2007)

"Ecco un film che si prende tutto il tempo necessario per dire due-tre cose importanti con la forza, l'onestà, il gusto per la verità del buon cinema. E' girato nelle valli occitane del Piemonte, uno dei tanti angoli dimenticati del nostro paese che non si vuole bene, ed è parlato in italiano, francese e lingua d'oc. Racconta l'arrivo di uno strano pastore francese, ex-insegnante di buone letture e solido coraggio, che si stabilisce con moglie, figli e capre in quel paesino abitato quasi solo da vecchi, per fare ottimi formaggi. Una piccola rivoluzione: ma le rivoluzioni raramente riescono e anche stavolta, esauriti gli entusiasmi iniziali, scattano diffidenze, invidie, rancori. A senso unico: perché saranno i valligiani a prendere l'opportunità per una minaccia, fino a costringerlo a ripartire. Il tutto scritto, recitato, ambientato con stile piano ma sapientissimo, sulla linea Olmi - Brenta - Piavoli, da un gruppo di non professionisti che lavorano in partecipazione (ognuno possiede una piccola quota del film). Il risultato è stupefacente per durezza (ed esattezza), ambientale e psicologica. Infatti è stato nei festival di mezzo mondo, ma in Italia esce dopo due anni. E non vincerà mai un premio ufficiale. Che dire?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 giugno 2007)

"La cosa speciale di questo racconto è che non propone mai in modo semplicistico la dinamica tra conformismo e diversità. Non sventola facili slogan ecologici o di ritorno alla natura. Della relazione dialettica tra il pastore francese e i suoi interlocutori/antagonisti indaga ogni piega: entrambi sono portatori di una ideologia critica verso il modello di vita delle società ricche e contemporanee. Ma il punto è che mentre gli uni hanno congelato quei valori in una difesa chiusa e conservatrice, l'altro li misura concretamente e faticosamente in una scelta di vita." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 giugno 2007)

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