
FUNERAL PARTY
di Frank Oz
Titolo Originale Death at a Funeral
Altri titoli Sterben für Anfänger
Durata 90
Origine GERMANIA, GRAN BRETAGNA, OLANDA, USA
Colore C
Genere COMMEDIA, DRAMMATICO
Specifiche tecniche 35 MM (1:1.85)
Produzione SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, PARABOLIC PICTURES INC., STABLE WAY ENTERTAINMENT, VIP 1 MEDIENFONDS, VIP 2 MEDIENFONDS, TARGET MEDIA ENTERTAINMENT
Distribuzione MIKADO
Data uscita 21-09-2007
Regia: Frank Oz
Attori:
Matthew Macfadyen: Daniel
Rupert Graves: Robert
Alan Tudyk: Simon
Daisy Donovan: Martha
Kris Marshall: Troy
Andy Nyman: Howard
Jane Asher: Sandra
Keeley Hawes: Jane
Peter Vaughan: Zio Alfie
Ewen Bremner: Justin
Peter Dinklage: Peter
Peter Egan: Victor
Thomas Wheatley: Reverendo
Kelly Eastwood: Katie
Gareth Milne: Edward
Soggetto: Dean Craig
Sceneggiatura: Dean Craig
Fotografia: Oliver Curtis
Musiche: Murray Gold
Montaggio: Beverley Mills
Scenografia: Judy Farrell
Arredamento: Michael Howells
Costumi: Natalie Ward
Effetti: Framestore CFC Cinesite
Funeral party
Dopo anni di commedie più o meno riuscite Frank Oz, il padre dei Muppets, torna nella sua Inghilterra per un film di poco glamour, ma molto divertimento. Fin dalla prima gag, è chiaro che l’umorismo sarà il più british possibile. Si scherza sulla morte, come già lascia intuire il titolo, e la prima gag, “l’errore”, è emblematica per capire il tono di quanto seguirà.
“Mio nonno era un uomo inutile. Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto”. Questa battuta di Woody Allen poteva senza dubbio far parte di “The funeral party”. Per costruire il divertimento gli autori prendono un evento (il funerale) in cui normalmente i comportamenti dei presenti sono vincolati alle regole cerimoniali, e inseriscono una serie di elementi/personaggi destabilizzanti (per certi versi è la stessa struttura di “Quattro matrimoni e un funerale”). Sono questi “rompitori di schemi” che creano la situazione comica. Un “la” che da il via al resto dei personaggi, aumentando sempre di più il ritmo in un intensificarsi di battute e sketches tra chi cerca di salvare le apparenze e chi è involontario spettatore.
Importante in tal senso è la fase di preparazione. Nel tragitto che porterà i vari personaggi al funerale vengono infatti inseriti tutte quelle informazioni che serviranno successivamente per avvicinare uno spettatore omnisciente alle problematiche dei vari personaggi. Le varie storie si incrociano, andando per accumulo e rendendo sempre più apparentemente irrisolvibile e catastrofica la situazione.
Una gestione dei tempi perfetta che anche punta molto (giustamente) sulle notevoli qualità degli attori. Interpreti non famosi (almeno a livello internazionale) che riescono ad emergere dal grande schermo mantenendosi in bilico fra serietà e paradosso. Nessuno è davvero macchietta, tutti a loro modo si districano nei diversi registri narrativi che offre il film, offrendo sempre qualche spunto riflessivo oltre al sorriso. Ne esce fuori un film che ad alcuni farà ridere fino alle lacrime, ad altri quantomeno divertirà abbastanza da non far rimpiangere il costo del biglietto. Il che non è male.
Andrea D’Addio
Note - PREMIO DEL PUBBLICO UBS AL 60MO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM LOCARNO (2007).
Critica "Fra i molti modi per valutare la riuscita di un film comico, uno dei più sicuri consiste nel misurare la sua capacità di sorprenderci. A partire dall'uso degli attori. Mettete un grande comico in mano a un cattivo regista e qualcosa verrà fuori di sicuro. Ma orchestrare un crescendo di risate senza mattatori è un altro paio di maniche. E se la cosa riesce vuol dire che dietro la macchina da presa c'è qualcuno che sa il fatto suo. E' il caso dell'inglese Frank Oz, già mente dei Muppet, poi regista di commedie scattanti come 'In & Out', 'Bowfinger', 'La piccola bottega degli orrori', che in questo 'Funeral Party' riesce a tenerci sulla corda per i classici 90 minuti anche se tutti sappiamo ancor prima di entrare in sala che stiamo per assistere al classico funerale in cui tutto va storto, uno degli espedienti più antichi (e abusati) del comico di tutti i tempi. Dov'è allora la sorpresa? Primo: nella gestione oculata degli attori. Molti di loro sono facce note ma non notissime, e non necessariamente per film o per ruoli comici. E poi i più divertenti, quelli destinati alle trasformazioni più demenziali e alle gag più infallibili, sono quelli che meno ci aspetteremmo. Così come il lungo prologo, un po' fiacchino, con i vari personaggi che convergono sulle loro auto verso il luogo del funerale, sembra messo lì apposta per abbassare le nostre attese (le nostre difese) e portarci inermi al crescendo che scatta quando il personaggio più scialbo e anodino comincia a dar fuori di matto per ragioni da non rivelare per nessuna ragione. Basterebbero le stranezze di questo roseo e compunto avvocato che a un certo punto finirà nudo sul tetto ad animare questa commedia che usa tutti i mezzi del comico (i tempi indiavolati della farsa, gli equivoci dello slapstick, il rovesciamento di ogni tabù sessuale e religioso) per inventare qualcosa che è insieme classico e irriguardoso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 settembre 2007)
"Per me Frank Oz, nonostante i tanti film a Hollywood e il suo successo abbastanza recente con 'In & Out', resta il regista scanzonato e amabile de 'La piccola bottega degli orrori' in cui era riuscito a vestire di nero, con spunti grotteschi, un filone del cinema fantastico. Oggi ha attraversato l'oceano, si è trasferito in Inghilterra, patria dell'umorismo nero, e si è messo con tutto l'impegno a portare sugli schermi una sceneggiatura di un inglese quasi esordiente, Dean Craig, attraversata dal principio alla fine da una irresistibile comicità quasi macabra. Risolta con un brio, una vitalità eccentrica e un gusto per il paradosso cui difficilmente si resiste. (...) Frank Oz conduce la giostra che, in qualche passaggio, diventa addirittura ridda. In certi episodi, volutamente, ci va giù in modo addirittura pesante, trasformando la commedia in farsa, in genere, però, si tiene a un umorismo malizioso anche quando le situazioni precipitano e si finisce in un vortice di incidenti e di sorprese da cui nessuno crede più di poter uscire. Divertendo sempre (perfino quando accetta un finale serio) e facendo in modo, anche nei momenti più agitati, di non scivolare troppo nel dubbio gusto. Naturalmente gli interpreti gli corrispondono, scelti tutti tra i visi più noti di un certo cinema inglese di oggi. Il nano invece, è l'americano Peter Dinklage. Il suo grottesco lo porta al diapason." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 settembre 2007)
"Se uno, nella stessa vita, doppia il maestro Yoda e Miss Piggy dei Muppets, vuol dire che è baciato dal talento, dalla fortuna e anche da un tocco di sana follia. E Richard Frank Oznowicz, in arte Frank Oz, ne ha da vendere. Autore di successi ammiccanti ('In&Out'), raffinati remake ('La donna perfetta'), thriller spericolati e ambiziosi ('The Score', con De Niro e Marlon Brando) è un artista colto ed eclettico. E' attore, scrittore, sceneggiatore, regista, doppiatore, professore, umorista. La sua vita potrebbe essere un film e potrebbe avere come voci fuori campo le sue buffe tonalità in falsetto. Il diminutivo Oz gli si addice, irriverente, scorretto, opportunista ma anche fantasioso e infantile come il famoso mondo di Dorothy. Si era un po' ammorbidito e nascosto nelle ultime produzioni nordamericane, ammiccanti e prive della solita verve. E' quindi tornato in patria, sfidandola con un low budget irresistibile, 'Funeral Party. Commedia british ma anche farsa sfrenata, è riuscita persino nell'impossibile: far cadere dalla sedia i compassati svizzeri che a Locarno gli hanno tributato un plebiscito, facendogli vincere il premio del pubblico della Piazza Grande. Oz ci offre situazioni e sketch che, da Allen a Newell, abbiamo stravisto. La sua abilità sta nel non essere comunque prevedibile e nel mantenerne intatte, anzi rinnovarne, la vis comica e ribelle." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 21 settembre 2007)
"Il crescendo di risate è assicurato, grazie anche ad attori inglesi sopraffini e a un meccanismo narrativo semplice, ma molto efficace. Molte sono le trovate per questa 'screwball' che omaggia gli archetipi del genere, facendoci ricordare quanto erano belli film come 'Arsenico e vecchi merletti' e 'La signora omicidi', con quella raffica di situazioni esilaranti, battute indimenticabili e grandi attori. 'Funeral Party' restituisce in chiave moderna questa antica tradizione." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 settembre 2007)
"Si ride grasso e a rate, nonostante il ritmo vorticoso, i (discutibili) guizzi di spirito e la classe degli ignoti interpreti." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 settembre 2007)
"Il regista Frank Oz tenta in tutti i modi di rinverdire la tradizione della black comedy, la commedia nera e dell'humour macabro britannico. Quello che negli anni Sessanta, ambedue volte sull'onda di precedenti letterari, fece centro con 'Il caro estinto' e 'La cassa sbagliata'. Grandi parate di attori come John Mills, Michael Caine, Ralph Richardson nel secondo caso, John Gielgud e Lionel Stander nell'altro. Anche questo cast è assai brillante ma non riscatta l'aria polverosa del pur gradevole insieme." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 settembre 2007)
"Proprio il fare un nano di quest' ultimo personaggio è l unica aggiunta di Oz al copione, suggerita dall'opportunità di utilizzare un formidabile piccoletto americano che si chiama Peter Dinklage. Ma l'intero cast ha modo di brillare in un insieme dove ciascuno degli interpreti ha un suo spazio e una coloritura particolare. Al motto 'niente divi, per carità!' il regista ha puntato solo sulla bravura dei prescelti e sulla loro capacità quasi jazzistica di recitare combinati." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 settembre 2007)
"Frank Oz, regista e attore inglese trapiantato in America, autore di alcune commedie di successo come 'La donna perfetta', 'In & Out', ha costruito questa volta una black comedy che ruota intorno a un funerale. (...) Oz è bravo a trattare la celebrazione del lutto in chiave paradossale, a trasformare un solenne momento di raccoglimento e preghiera in una divertente catastrofe e trova a tratti l'equilibrio espressivo per far coesistere un humour molto british e lo spirito della slapstick comedy americana (con echi di 'Quattro matrimoni e un funerale' e 'Arsenico e vecchi merletti'). Un'ottima squadra di attori inglesi rende incisivo il campionario umano (...) Certo Oz non è Blake Edwards e poiché il film è interamente girato in interni, alla distanza certe gag non hanno la necessaria efficacia visiva e verbale." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 22 settembre 2007)
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