
IN MEMORIA DI ME
di Saverio Costanzo
Anno 2006
Altri titoli In Memory of Myself
Durata 113
Origine ITALIA
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche 35 MM (1:1.85)
Tratto da liberamente ispirato al romanzo "Il gesuita perfetto" di Furio Monicelli (I^ ed. Longanesi, 1960; rieditato con il titolo "Lacrime impure", Mondatori, 1999)
Produzione MARIO GIANANI, SAVERIO COSTANZO, ANNE-DOMINIQUE TOUSSAINT PR OFFSIDE, LES FILMS DES TOURNELLES
Distribuzione MEDUSA FILM (2007)
Data uscita 09-03-2007
Regia
Saverio Costanzo
Attori
Hristo Jivkov: (Christo Jivkov) Andrea
Filippo Timi: Zanna
Marco Baliani: Padre maestro
André Hennicke: Padre Superiore
Fausto Russo Alesi: Panella
Alessandro Quattro: Bracci
Milutin Dapcevic: Wagner
Massimo Cagnina: Ciarnella
Ben Pace: Rossi
Matteo D'Arienzo: Matteo d'Arienzo
Stefano Antonucci: Lodovici
Paolo Bizzeti: Frate
Rocco Andrea Barone: Segretario del Padre Superiore
Soggetto: Furio Monicelli (romanzo)
Sceneggiatura
Saverio Costanzo
Fotografia
Mario Amura
Musiche
Alter Ego
Montaggio
Francesca Calvelli
Scenografia
Maurizio Leonardi
Costumi
Antonella Cannarozzi
Effetti
Fabio Luongo
- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).
- NASTRO D'ARGENTO 2007 PER IL MIGLIOR MONTAGGIO A FRANCESCA CALVELLI (PREMIATA ANCHE PER "IL REGISTA DI MATRIMONI") E A GABRIELE MORETTI PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGIA E ATTORE NON PROTAGONISTA (FILIPPO TIMI).
Il dubbio, la crisi dello spirito, la perdita del senso sono i tratti tipici dell'uomo moderno, anche se vengono più o meno abilmente rimossi nella routine quotidiana e dietro lo specchio della normalità e dei valori condivisi. In questo "In memoria di me" Saverio Costanzo affronta in modo diretto tali questioni di ampio respiro morale, riprendendo (anche se in maniera molto diversa) il discorso sul recupero della libertà già presente nel precedente Private.
Andrea è un giovane in crisi spirituale che decide di entrare in seminario per dedicarsi al sacerdozio. Non sappiamo le ragioni della sua crisi e del resto non sono importanti nell'economia della pellicola; quello che è davvero di grande rilevanza è il percorso interiore di Andrea, il suo rapporto con gli altri novizi e con il mondo di questo seminario veneziano (anche se non si vedono che rari scorci degli esterni). Le atmosfere sono claustrofobiche, i colori sospesi tra oscurità più totale e nitore accecante, rappresentazione delle incertezze di chi percorre il difficile sentiero della ricerca interiore. Andrea è un personaggio problematico, dai modi misteriosi e nei confronti di tutto quello che lo circonda curioso fino all'indiscrezione. Questo favorisce un processo di identificazione perché la curiosità e l'indiscrezione del protagonista diventano "nostre", mentre ci addentriamo in un microcosmo molto somigliante a una realtà militare. Questo non deve stupire perché il linguaggio della fede fin dai primordi ha attinto copiosamente dalla sfera lessicale bellica; ad esempio San Paolo così esortava gli efesini "Rivestitevi dell'armatura di Dio, per resistere alle insidie del Diavolo" (Efesini 6:11). Del resto dietro a questo "In memoria di me" c'è una ricerca approfondita sulla storia della chiesa e della spiritualità cristiana, da Sant'Agostino fino al Grande Inquisitore di Dostoevskij, evocato nella scena finale.
Costanzo, nonostante abbia corso qualche rischio, evita abilmente molti dei clichè in cui rischiava di cadere, soprattutto grazie ad un cambiamento continuo di prospettiva sia nella trattazione dei personaggi che nell'uso - davvero molto curioso - della colonna sonora. I religiosi infatti ascoltano valzer viennesi durante i pasti, particolare che secondo il regista è copiato dalla realtà ad esempio presso i gesuiti che usano la musica come forma di condivisione. Ad una seconda lettura questa musica chiaramente non religiosa rappresenta la pressione del mondo esterno sulla saldezza delle scelte di vita e di fede dei novizi. Tuttavia Costanzo non vuole dare risposte né facili vie di uscita in questo lavoro che forse ai più risulterà anche ostico, ma porre sul piatto una serie di problemi sulle scelte di vita che riguardano cattolici, laici e non credenti allo stesso modo. Il cast è all'altezza di questo compito particolarmente gravoso, ma tra tutti spicca un magnifico André Hennicke nel ruolo del Padre superiore, un personaggio sfaccettato ed umanissimo, che sa essere severo ed intransigente ma anche compassionevole e delicato.
Mauro Corso FILM UP
Critica "Saverio Costanzo merita, alla seconda prova dopo 'Private' che visitava il nodo israeliano-palestinese senza veli né demagogia, un grato benvenuto. Tra i pochi che nel cinema italiano (solo italiano?) si pongono il problema di che cosa distingue il cinema dalla tv, dall'informazione, dalla riproduzione fotografia, dall'attualità, dal costume. Il problema dell'invenzione e dello stile. Pochi cineasti della generazione trentenne l'hanno presente: Sorrentino, Garrone, e con loro Costanzo. E sanno aspettare la proposta di un punto di vista originale. Anche se originale non è il soggetto di 'In Memoria di me'. Nasce dal romanzo che Furio Monicelli pubblicò nel 1960 come 'Il gesuita peretto', che alla fine degli anni '90 è riuscito con il titolo 'Lacrime impure'." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 febbraio 2007)
"Dopo l'urgenza politica di 'Private', Saverio Costanzo sorprende tutti con un film 'fuori dal mondo', 'In memoria di me', tutto chiuso nel seminario dove Andrea (Christo Jivkov) si rifugia in cerca di quelle certezze che la vita non ha saputo dargli e che spera di trovare nei voti e nella regola religiosa. Rarefatto e misterioso come i silenziosi ambienti del convento sull' isola di San Giorgio, a Venezia, dove è stato girato, il film mette in scena i grandi interrogativi della religione cristiana attraverso lo scontro di alcuni personaggi simbolo. (...) A Costanzo non interessa dare risposte univoche o risolvere dibattiti teologici, piuttosto vuole fare emergere il nodo, a volte doloroso, che si nasconde dietro quelle posizioni e che spinge i vari personaggi a scelte di vita diverse, se non opposte. Autore anche della sceneggiatura, che scarnifica il romanzo 'Lacrime impure' di Furio Monicelli, Costanzo usa i silenzi, le architetture, gli sguardi, le regole di vita per rendere palpabile la tensione che ogni novizio porta dentro di sé, più preoccupato di farci condividere un' atmosfera che non di parteggiare per questo o per quello. Dimostrando così di aver raggiunto una maturità espressiva e una padronanza narrativa di prim'ordine." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2007).
"Con 'In memoria di me' Saverio Costanzo, figlio trentunenne del popolare Maurizio, già alla ribalta con l'opera prima 'Private', sfida la routine e s'addentra negli ardui territori del cinema spiritualistico alla Dreyer, Tarkovskji, Bresson, Cavalier o, magari, alla Groning, il giovane autore del recente 'Il grande silenzio'. (...) Sceneggiato dallo stesso regista a partire dal libro 'Lacrime impure - Il gesuita perfetto' di Furio Monicelli, il film esplora i travagli interiori di Andrea (Christo Jivkov), un giovane bello, intelligente e disinvolto che sente di pretendere dalla vita qualcosa di più di ciò che i coetanei identificano come successo: (...) A suo agio nel set davvero esclusivo della chiesa ed ex monastero dell'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, il regista, che definisce il suo film «un thriller spirituale-metafisico», abusa degli austeri piani fissi, eppure è in grado di «spostare» continuamente i novizi Andrea, Zanna (Filippo Timi) e Panella (Fausto Russo Alesi) dagli spazi claustrofobici del vasto corridoio, della sala di refezione o di quella riservata agli esercizi spirituali alle vertiginose anse mentali che li trascinano laddove (forse) neppure gli onnipresenti padri superiori riescono a estendere il loro ossessivo controllo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 febbraio 2007).
"La "confezione" è invitante. Il giovane regista dimostra una solida conoscenza del mestiere, la fotografia di Mario Amura è curata ed espressiva, l'interpretazione del protagonista e degli attori principali di notevole intensità. (...) Ma il convento nel film di Costanzo si trasforma in un luogo di mistero e di oppressione. Il superiore e il padre maestro si comportano con irritante alterigia e distacco, i novizi assomigliano a reclute di una caserma dove la diffidenza e persino la delazione diventano un dovere. La livida fotografia ricrea e sottolinea lugubri atmosfere di tensione e di sospetto. Ogni gesto, ogni movimento all'interno del monastero è immerso in un clima da "thriller". Il silenzio, ovviamente, la fa da padrone. Ma è un silenzio opprimente: da incubo, non da raccoglimento interiore ed è interrotto, nei rarefatti dialoghi, da dotte citazioni degli "esercizi spirituali" di s. Ignazio di Loyola, dei Padri del deserto e... dalle avvolgenti musiche dei valzer viennesi che accompagnano il tempo dei pasti. C'è anche un novizio che prima di lasciare definitivamente il luogo sacro suggella con un bacio in bocca all'annichilito superiore il distacco dall'ambiente. È il "tocco" che mancava. C'è altro da aggiungere?" (Gian Filippo Belardo, 'L'Osservatore Romano', 10 marzo 2007)
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