INFO E
STORIA

.:: SCHEDA DEL FILM ::.

 XXY
di Lucía Puenzo

Anno 2007
Titolo Originale XXY
Durata 91
Origine ARGENTINA, FRANCIA, SPAGNA
Colore C


Tratto da racconto di Sergio Bizzio
Produzione HISTORIAS CINEMATOGRAFICAS CINEMANIA, WANDA VISION, PYRAMIDE PRODUCTIONS
Distribuzione TEODORA FILM


Regia
Lucía Puenzo

Attori
Ricardo Darín: Kraken
Valeria Bertuccelli: Suli
Germán Palacios: Ramiro
Carolina Peleritti: Erika
Martín Piroyansky: Alvaro
Inés Efron: Alex
Guillermo Angelelli: Juan
César Troncoso: Washington
Jean Pierre Reguerraz: Esteban
Ailín Salas: Roberta
Luciano Nobile: Vando
Lucas Escariz: Saul

Soggetto
Sergio Bizzio
(racconto)
Sceneggiatura
Lucía Puenzo

Fotografia
Natasha Braier

Musiche
Daniel Tarrab

Andrés Goldstein

Montaggio
Alex Zito

Hugo Primero

Scenografia
Roberto Samuelle

Costumi
Manuel Morales

Effetti
Gonzalo Gutiérrez

 

 

 

- GRAN PREMIO DELLA 46ME SEMAINE INTERNATIONALE DE LA CRITIQUE (CANNES 2007), DOVE SI E' AGGIUDICATO ANCHE IL PREMIO ACID/CCAS.
Il segreto di Alex è uno di quelli difficili da rivelare. Magra ragazzina dai grandi occhioni bruni, Alex, nasconde sotto le travi dell'impiantito di una casa in riva al mare l'inconfessabile verità di una sessualità ambigua e proprio per questo oggetto di morbosa quanto maligna curiosità.

Siamo sulle coste dell'Uruguay, di fronte ad un mare grigio azzurro spesso battuto da violente piogge. Sulla spiaggia si sta con lunghi maglioni ed il sole solo raramente concede di scoprirsi ai suoi raggi. L'esordiente regista argentina Lucia Puenzo sceglie questo paesaggio che induce più alla riflessione che alla spensierata vacanza per mettere in scena un dramma personale difficile da raccontare senza rischiare di sfociare in squallido pruriginoso voyeurismo. La Puenzo descrivendo il drammatico evolversi degli eventi, scegliendo gli sguardi alle parole, celandosi dietro un misurato pudore, riesce nel tentativo di mostrarci senza esibire, di spiegare senza scandalizzare. E' un'operazione intellettuale difficoltosa che ha successo grazie soprattutto ala poesia intrinseca in alcune scene, in alcuni lunghi dolorosi silenzi. Poco concede al ludibrio estetico, primi piani ossessivi, luce ora stemperata ora segnata dalle lunghe ombre di ventosi tramonti, musica che scandisce momenti di intensa partecipazione, tutti elementi per un film che sempre mantiene aperte domande alle quali non è facile fornire risposte. "XXY" sin dall'inizio pone interrogativi ai quali rispondere non può non essere una personalissima esperienza e nei confronti dei quali tutti i personaggi interessati si rapportano non senza una misurata dose di dolore. Ma, a suo modo ed in un'ottica del tutto particolare, "XXY" è anche un film adolescenziale dove la scoperta della sessualità non è rappresentata, grazie al cielo, da una torta da stuprare ma dalla faticosa consapevolezza della ricerca del vero se stesso. Film, dunque, di difficile digestione, in alcuni passaggi appesantito da un disarmante nichilismo, che brilla soprattutto per la maturità con la quale vengono costruiti i personaggi e le interrelazioni che tra loro occorrono.

Vincitore del Gran Premio della Giuria e miglior film della Settimana della Critica a Cannes 2007, vede tra i suoi attori un ben congegnato stuolo di interpreti che affrontano i loro ruoli drammatici senza mai cedere alle tentazioni di un inutile istrionismo ed improntando la loro cifra verso un realismo più pragmatico e tutto sommato più accettabile.

Daniele Sesti FILM UP.

Critica "Non era facile infatti raccontare le angosce di un giovane ermafrodito con tanta precisione e delicatezza insieme. Se Lucìa Puenzo, classe 1976, figlia del Luis Puenzo de 'La historia oficial', ci riesce con tanta naturalezza, è perché fa di questa condizione così estrema, un adolescente che presenta entrambi i caratteri sessuali primari, una metafora paradossalmente naturale dell'ambiguità che alberga dentro ognuno di noi, specie in un'età di passaggio come l'adolescenza. E perché pur mettendo in primo piano l'inquietudine di Alex, ragazza che forse diventerà un ragazzo, non perde mai di vista il mondo circostante. Anzi riverbera e arricchisce le sue angosce rispecchiandole in quelle dei genitori (Ricardo Darìn e Valeria Bertuccelli, perfetti), che si chiedono se curare e magari operare Alex o lasciare che sia lei a scegliere, col tempo; nel machismo ottuso del chirurgo loro ospite, che non perde occasione di umiliare il figlio poco virile; nella curiosità morbosa dei coetanei, le cui attenzioni per Alex sconfinano nella violenza non solo morale. Per non parlare di quel sottotesto naturalistico fatto di alghe, tartarughe, creature bizzarre. Che però a poco servirebbe se il film non fosse letteralmente abitato dalla grazia selvatica e androgina di Inés Efron, autentica rivelazione che rivedremo nel prossimo film di Lucrecia Martel, altro grande talento argentino, cui la Puenzo a tratti fa pensare per il coraggio, la bravura, la sicurezza del tratto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 giugno 2007)

"Il film della Puenzo si propone, anzitutto, come un apologo di grande sensibilità sulla libertà individuale. Ma indirettamente finisce per diventare anche un oggetto di dibattito e di studio in una società che sta vivendo, come segnala la regista, 'un periodo di transizione giuridica e culturale' riguardo a questo come ad altri temi connessi alla sessualità e ai sentimenti." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 22 giugno 2007)

"Titolo cromosomico, segreto che s'addice alla figlia d'arte Lucia Puenzo, erede del regista della 'Storia ufficiale'. (...) Film bellissimo, che si nutre di linfe sotterranee allo stesso soggetto, che va a pescare in zone sconosciute della sessualità sofferta, proponendo un caso clinico ma con lucida intelligenza per risolverlo quotidianamente, affrontando un tema difficile senza dimenticarne l'essenza né l' esistenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 giugno 2007)



 

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