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STORIA

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Irina Palm

Titolo originale: Irina Palm
Nazione: Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Francia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 103'
Regia: Sam Garbarski
Sito ufficiale: www.irinapalm-themovie.com
Sito italiano: www.teodorafilm.com/film/irina_palm
Cast: Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Corey Burke, Dorka Gryllus, Steve Kingett, Tim Plester
Produzione: Entre Chien et Loup, Ipso Facto, Liaison Cinématographique, Pallas Film, Samsa Film S.a.r.l.
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: Berlino 2007 - 06 Dicembre 2007 (cinema)
IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

Trama:
Maggie, una vedova poco più che cinquantenne, ha un urgente bisogno di trovare il denaro necessario per la costosa operazione del nipotino malato. Mentre cammina per le strade di Londra pensando al modo per poter racimolare il denaro per l'operazione, si imbatte in un cartello con la scritta "Cercasi Hostess" e, senza accorgersene, si ritrova in un sex club. Naturalmente il termine "hostess" è solo un eufemismo, ed il proprietario del locale, Miki, le spiega in che cosa consiste il lavoro e che le sue mani delicate sarebbero perfette per il lavoro che aveva in mente... Una giovane collegale spiega i segreti del mestiere e Miki, il proprietario le trova un nome d'arte perfetto: Irina Palm. Grazie al nuovo lavoro, Maggie in poco tempo mette da parte il denaro necessario per aiutare il nipote, ma quando il figlio scopre in che modo l'ha guadagnato, reagisce in malo modo. Anche le sue amiche rimangono sbalordite. Sembra che tutti le voltino le spalle, ma Maggie, fiera di quello che ha fatto, va avanti per la sua strada con la fiducia in se stessa ritrovata...

Non capita spesso di iniziare con un'avvertenza di questo genere, ma il contenuto di questa recensione è destinata ad un pubblico adulto, quindi se siete minorenni o particolarmente sensibili si raccomanda di passare al commento di altri film. Fatta questa doverosa precisazione chi è rimasto capirà la ragione qui di seguito e anche perché Irina Palm sia un prodotto assolutamente da visionare.

Il nipote di Maggie è gravemente malato e ha bisogno di cure molto costose. I suoi genitori e la stessa Maggie non guadagnano abbastanza e non hanno aiuto dallo stato né prestiti dalle banche. La signora di mezza età del resto ha serie difficoltà a trovare lavoro, finché non capita in un locale sexy. Ovviamente la donna è troppo attempata per esibirsi, ma ha come si dice in gergo le "mani d'oro". Così si mette in una cabina speciale in cui l'unico contatto tra "cliente" e "professionista" avviene attraverso un buco nel muro nell'anonimato più totale, attraverso il quale Maggie provvede alle "esigenze" di chi si trova dall'altra parte con la propria "manualità". Il senso di tutte queste virgolette sarà chiaro leggendo la frase tratta dal film poco più sotto. Così la donna diventa famosa nel giro e assume il nome d'arte di Irina Palm, per l'appunto.

Probabilmente solo gli inglesi sono in grado di affrontare argomenti scabrosi con una grazia ed una leggerezza senza rivali nella cinematografia mondiale. Nonostante il tema sia, come si può ben capire, assolutamente esplicito non c'è un solo momento in cui situazioni o immagini siano davvero volgari, perché sono anzi sempre improntate ad un divertito imbarazzo. Sarebbe un errore guardare questo film o le "attività" della protagonista con atteggiamento censorio, tanto più che questo mestiere viene praticato per amore del nipote. Tante volte si dice che le madri sarebbero disposte a qualunque cosa per i figli. Perché la stessa cosa non dovrebbe essere vera anche per le nonne? E c'è un limite morale a questo "qualunque cosa" di cui si parla? Questi sono i temi di Irina Palm, e il regista si mantiene in un difficile equilibrio senza mai scadere nella banalizzazione, nella lacrima facile o nella grossolanità.

Irina Palm è un film spassoso, in grado di regalare molte risate, ma anche diversi momenti di autentica commozione ed una bella rivincita sulla mentalità ristretta di una comunità bigotta ma certamente non virtuosa. In conclusione abbiamo un finale senza sbavature, con una chiusura concisa ed essenziale, cosa che accade davvero di rado.

Mauro Corso da FILM UP

Critica "Nel film belga 'Irina Palm' di Sam Garbarsi, la pillola del dramma è rivestito da pareti umoristiche che fanno slittare la storia nella gola di una commedia raffinata e divertente. Dalle parti di un 'Full Monty', così, giusto per intenderci a livello di cartello stradale. (...) Tutto, quindi, sul filo di un equilibrio instabile che gira valvole sessuali, lasciandole sfiatare di fronte a imbarazzi e timidezze senili. In altre parole, la traccia di una tragicommedia romantica che, incarnandosi nella compostezza impacciata e al tempo stesso domesticamente british di una Marianne Faithfull in stato di grazia, cerca nel più marcato dei dislivelli ambientali la divaricazione di una 'doppia vita' altrimenti improbabile."(Lorenzo Buccella, 'L'Unità', 14 febbraio 2007)

"Risate, applausi, entusiasmo. Al FilmFest è scoppiato il primo caso. Si intitola 'Irina Palm', lo firma il belga Sam Garbarski mentre lo interpreta la grande Marianne Faithfull, che indossa con intrepida disinvoltura il ruolo impossibile di Maggie. (...) Già comprato dalla Teodora di Vieri Razzini, 'Irina Palm' è così politicamente scorretto che è girato, musicato, fotografato come un dramma, senza sconti sui particolari angosciosi, ma si sviluppa in chiave comico-grottesca (impagabile Miki Manojlovic, magnaccia ironico). Una miscela esplosiva. Ma se c'è un festival dove potrebbero premiarlo, quello è Berlino." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2007)

"Ovazioni in sala e un mare d'applausi in conferenza stampa: se le giurie fossero (ma non lo sono mai) logiche, l'Orso d'oro sarebbe già di 'Irina Palm' dell'anglo-belga Sam Garbarski e una stragrande parte del merito andrebbe a Marianne Faithfull. Al centro della tragicommedia felicemente scorretta c'è, infatti, il suo personaggio di vedova middle class londinese che, per aiutare il figlio ridotto sul lastrico e il nipotino malato, risponde all'annuncio di un sexy club. Un impiego alquanto losco, alle dipendenze di un ambiguo quanto fascinoso gestore-pigmalione (Miki Manojlovic), che tuttavia la balda ultracinquantenne affronta infischiandosene delle ipocrisie del suo ambiente e sfruttando l'esperienza di una giovane «collega» che lavora nello stesso locale. Così, dopo le esilaranti scene d'iniziazione alle tecniche sessuali, l'apprendista si trasforma nella richiestissima Irina Palm, regina delle notti osé di Soho." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 febbraio 2007)

"Nonostante l'argomento che potrebbe scivolare ad ogni scena nella più risaputa delle pochade, 'Irina Palm' resta miracolosamente al di qua della linea rossa della volgarità. Anzi, lungo tutto il film si respira un'aria malinconica e dimessa che ben si adatta al personaggio della Faithfull, tipica rappresentante di quella working class maltratta dalla Thatcher e non molto risarcita da Blair. Ma soprattutto indicativa di una moralità ancora legata alle apparenze e ai diktat del perbenismo, contro cui Maggie/Irina finisce per condurre una lotta silenziosa ma testarda, come se non avesse per niente dimenticato quella voglia di ribellione e di libertà, anche sessuale, di cui la Faithfull anni Sessanta aveva fatto la propria bandiera. Certo, si dovrebbe anche parlare della furbizia del film, del suo ridurre molto a macchietta o della sua prudenza nello scavare dentro certe situazioni, ma è anche vero che la discesa di Maggie negli inferni del sesso a pagamento è raccontata come una favola fuori dal tempo, dove il lieto fine è d'obbligo e la scoperta della propria abilità nel dare piacere è vista come una specie di 'elisir di giovinezza' con poca malizia e nessun peccato." (Paolo Mereghetti,
'Corriere della Sera', 07 dicembre 2007)

"Fa ridere ma non è una commedia, fa piangere ma non è un mélo, fa pensare ma non ha nulla di intellettuale. A raccontarlo poi si rischia l'equivoco. Insomma che razza di film è 'Irina Palm'? (...) Ma intanto Maggie-Irina ha vinto la sua battaglia contro amiche, famiglia, luoghi comuni, morale comune. Una vittoria che scalda il cuore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 07 dicembre 2007)

"A raccontarlo, sarebbe di una volgarità tremenda. Ma 'Irina Palm' riesce nel gioco di prestigio tutto cinematografico di mantenersi in equilibrio tra dramma, ironia, hardcore e sentimentalismo. L'opera seconda del belga Sam Garbarski riesce, infatti, a tratteggiare sotto il grigio cielo londinese alcune situazioni provocatorie e/o paradossali ispirate al luna park mediterraneo di Almodovar, alternando con sensibilità di tocco malinconia e divertimento, buonismo e anticonformismo, sociologia e fiabesco. La riuscita di questa commedia in contropiede si basa anche sull'ottima aderenza mimica ed espressiva della protagonista, la cui identità aggiunge l'ingrediente di uno storico carisma. (...) I dettagli costituiscono il meglio del film: da non perdere i passaggi sull'abbellimento del luogo di lavoro operato da una Maggie in stile casalinga, l'offerta megalomane dell'ingolosita concorrenza o il teatrino delle carampane nel clou rivelatore. Nell'insieme un sorridente invito alla tolleranza nel segno di un cinema britannico non solo Ken Loach-dipendente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 08 dicembre 2007)

"Senza dimenticare che il film di Garbarski è interpretato da Marianne Faithfull. La camminata, i respiri, i gesti e gli sguardi dell'attrice/cantante britannica cadenzano il ritmo narrativo come il pulsare degli eventi: magistrale la lezione di adattamento ambientale nello stanzino di lavoro, superbe le pause e le parole sussurrate a mezza bocca per svelare alle amiche i misteriosi andirivieni londinesi. In 'Irina Palm' il tempo si dilata per diventare riflessione buňueliana sull'atto della visione ('Bella di giorno') e il ritratto femminile si carica della tipica rassegnazione stralunata delle dame felliniane." (Davide Turrini, 'Liberazione', 07 dicembre 2007

"'Irina Palm' corre sul filo fra ridicolo (per l'età avanzata della protagonista) e patetico (la prostituzione è giustificata dalle cure al nipotino malato),ma è salvato da lei e dal comprimario, Miki Manoilovic, magnaccia generoso, ossimoro che l'attore serbo nella sua bravura rende credibile." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 07 dicembre 2007)

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