
Caramel
Titolo originale: Caramel
Nazione: Francia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 96'
Regia: Nadine Labaki
Sito ufficiale: www.bacfilms.com/site/caramel
Cast: Nadine Labaki, Yasmine Elmasri, Joanna Mkarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Sihame Haddad, Aziza Semaan, Ismaïl Antar
Produzione: Les Films des Tournelles, Les Films de Beyrouth, Roissy Films, Sunnyland, Arte France Cinéma
Distribuzione: LadyBlu
Data di uscita: 21 Dicembre 2007 (cinema)
PRESENTATO ALLA 39MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2007).
Trama:
A Beirut, alcune donne lavorano in un istituto di bellezza. Lì, in quel microcosmo colorato e pieno di sensualità, donne di diverse generazioni, parlano di loro stesse, si scambiano confidenze e si raccontano. C'è Layale, che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata da un terribile problema, la prima notte di nozze suo marito scoprirà che lei ha già perduto la verginità; Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalla donne e che scandisce la sua vita al ritmo delle visite di una splendida cliente dai lunghi capelli; Jamale, la cliente fedele, che è ossessionata dalla sua età e dal suo fisico, ed infine Rose, che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella maggiore. Al salone, tra colpi di spazzola e il profumo di caramello, si parla di sesso e di maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne.
Chi l’avrebbe mai detto che una giovane nonché bellissima donna libanese alla sua prima esperienza davanti e soprattutto dietro la macchina da presa, con un cast quasi tutto di attori non professionisti, sarebbe stata capace di dar vita ad un piccolo gioiello di film che risponde all’invitante nome di “Caramel”?
Qualcuno evidentemente le deve aver creduto sin dall’inizio, se poi l’opera prima di Nadine Labaki (peraltro regista di diversi spot pubblicitari e video musicali per cantanti arabi) è stata presentata con grande successo nella prestigiosa sezione Quinzaine des Realizateurs all’ultimo Festival di Cannes.
Il titolo fa riferimento alla tipica ceretta per la depilazione che si usa in Medio Oriente, una miscela di zucchero, limone e acqua, che portata da ebollizione si trasforma in caramello. Un impasto allo stesso tempo dolce ma che può anche bruciare e far male... E’ proprio su questo dualismo che ruota un corale affresco tutto al femminile, ambientato in un istituto di bellezza della Beirut di oggi.
Un microcosmo colorato e variopinto, in cui si alternano con sorprendente equilibrio le storie di sei donne di diverse generazioni.
Amiche, sorelle, colleghe, vicine, tutto più o meno sull’orlo di una crisi di nervi, tutte quasi inconsapevolmente solidali tra loro per affrontare la vita di tutti i giorni, tra segreti, sensi di colpa, ambizioni, grandi amori e piccole vendette, all’inseguimento affannato di una felicità sempre più simile ad una chimera che a un obiettivo realmente raggiungibile.
Se certo non è la prima volta che il cinema tratteggia un affresco dove a farla da padrone è il mondo di quello che solo a parole è chiamato “sesso debole” (da “Donne” di Cukor a “Fiori d’acciaio” di Ross, tanto per fare due esempi), sicuramente è inedita in questo caso la cornice. Una pellicola libanese che finalmente non parla solo di guerra, ma della quotidianità, di una realtà che si sta pian piano occidentalizzando e modernizzando, nel bene e nel male (basti pensare all’ossessione del “rifarsi” a tutti i costi), pur mantenendo saldi e inoppugnabili principi e tradizioni secolari.
Tra matrimoni e cene, appuntamenti mancati e inquietanti maschere di bellezza, emerge una Beirut vitale che fa da sfondo a questo leggero girotondo dai toni mélo. L’appassionato omaggio al mondo femminile e la scrupolosa cura nella descrizione dei personaggi ricorda il tocco di Almodovar, privato però delle sue audaci provocazioni.
“Caramel”, inevitabile, piacerà senza ombra di dubbio alle donne, che non potranno non commuoversi e sorridere per ovvio processo di identificazione col dolceamaro teatrino messo su da Nadine Labaki con una davvero lodevole padronanza del mezzo filmico.
Ma anche noi uomini non potremo resistere al fascino di un universo che spesso e volentieri non possiamo (o non vogliamo?) conoscere...
Nadine Labaki è un nome da tenere d’occhio (rappresenterà il suo paese ai prossimi Oscar), ci seduce con la sua mediterranea bellezza e ci affascina con il suo intelligente pastiche, molto meno zuccheroso di quanto si possa pensare, estremamente raffinato nelle sue calde immagini fatte di fugaci sguardi e particolari rubati, e allo stesso tempo conquista per la sua semplicità e naturalezza.
Stefano Del Signore da FILM UP
Critica "Nella variopinta fauna cinematografica capita talvolta che un film sia diverso senza l'intenzione di esserlo. E il caso del magnifico 'Caramel', diretto dalla giovane, e bellissima, regista libanese Nadine Labaki, che ne è anche la protagonista. In apparenza una variante dei temi trattati da Almodovar, ma si tratta soltanto di una coincidenza. (...) Si resta incantati di fronte a questo manipolo di donne, che senza infingimenti ha il coraggio di esserlo. Una piccola lezione che ci restituisce la fragranza un po' berbera dell'amore per le donne, senza i travisamenti e le tragiche parodie che di loro fanno personaggi anche pubblici. Un film di donne, indispensabile per gli uomini." (Adriano De Carlo, 'Il giornale', 21 dicembre 2007)
"Nella commedia dolceamara i rapporti acquistano calore e colore mediterranei; e in questo dilaniato angolo del mondo, sempre sull'orlo della guerra civile, l'affresco di una cronaca quotidiana dove le diversità convivono in piena armonia risuona come un appello alla pace. E' un messaggio ben colto da alcuni entusiasti spettatori libanesi che sulle pagine di Internet invitano a vedere un film che fuori da ogni settarismo parla con tanta verità del loro paese." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 dicembre 2007)
"Il tema centrale di 'Caramel' è quello di tanti film mediorientali: la sensualità femminile frustrata, i desideri sacrificati, il bisogno di emancipazione a fronte del machismo e dei divieti religiosi che dettano ancora legge: in contrasto col titolo dolce (il caramello è uno strumento tradizionale per fare la 'ceretta') e col tono prevalente di commedia. il retro sapore dell'opera prima di Nadine è amaro. Eppure, la regista-sceneggiatrice- attrice riesce a immettere nel suo microcosmo di donne un'insolita allegria: complice, contagiosa, un po' kitsch. E perfino un auspicio di ottimismo generazionale: se un'anziana sarta deve rinunciare al sogno di ricostruirsi una vita, forse le donne più giovani ce la faranno. Un film molto fisico: a tratti, guardandolo, ti sembra di avvertire gli odori e i profumi dell'ambiente, il calore dei corpi. Candidato all'Oscar come miglior film straniero." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 dicembre 2007)
"Cinque donne, un salone di bellezza, un labirinto di contraddizioni chiamato Beirut, un mondo in cui shampoo e cerette si intrecciano a codici e tabù ora cristiani ora musulmani, e a una visione molto complicata e molto mediorientale della bellezza, della femminilità della famiglia. E' 'Caramel', esordio rivelazione della 37enne Nadine Labaki, anche protagonista nei panni della proprietaria del salone, centro di un mondo in cui talvolta è difficile distinguere fra desideri e realtà, ma come in certi musical francesi tutto sembra poter succedere - o almeno aggiustarsi alla meno peggio. Fino a far soffiare su questo carosello di amori impossibili, passioni senili, omosessualità repressa, chirurgia estetica, cliniche per ricostruire la verginità, la brezza di un colorato, doloroso ottimismo. Con qualche piccola concessione al gusto globalizzato delle nuove soap. Ma anche molte finezze inattese nella costruzione del racconto e nella scelta felice di attrici tutte non professioniste ma vivaci, coraggiose, convincenti, affiatatissime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 dicembre 2007)
"Melodramma si diceva, e commedia e cinema popolare quello che si racconta all'amica quando ne ha perduto una puntata, o in cui si cerca un po' di sé. Il gioco è l'amore, bello, brutto, che distrugge e rende felice. Quello impossibile e quello che sta sempre lì -ma non ce se ne accorge mai. Ma soprattutto la lezione di cineaste come Jocelyn Saab, anche lei libanese, narratrice di personaggi femminili fuoriclasse, potenti per sapienza e gusto del gioco. Nadine Labaki in questo racconto è istintiva e immediata anche nei momenti più teatrali, anche nelle situazioni più stilizzate che comunque non appesantiscono lo spirito del film. Complice il gruppo delle attrici, Yasmine Al-Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, tutte non professioniste, tutte irresistibili." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 21 dicembre 2007)
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