INFO E
STORIA

.:: SCHEDA DEL FILM ::.

Ai confini del paradiso
Titolo originale: Yasamin kiyisinda
Nazione: Germania, Turchia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 122'
Regia: Fatih Akin
Sito ufficiale: www.yasaminkiyisinda.com
Cast: Nurgul Yesilcay, Baki Davrak, Tuncel Kurtiz, Hanna Schygulla, Patrycia Ziolkowska, Nursel Koese
Produzione: Anka Film, Corazón International
Distribuzione: BIM
Data di uscita: Cannes 2007
09 Novembre 2007 (cinema)
PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA E PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA AL 60.MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

Ali, vedovo in pensione, crede di aver trovato la soluzione alla sua solitudine quando incontra la prostituta Yeter, anche lei originaria della Turchia. Propone alla donna di vivere con lui in cambio di uno stipendio mensile. Il figlio di Ali, Nejat, giovane professore di tedesco, disapprova la scelta del padre-padrone, ma finisce ben presto per affezionarsi a Yeter, soprattutto quando scopre che gran parte dei soldi che si guadagna duramente vanno in Turchia, per mantenere la figlia agli studi. La morte accidentale di Yeter allontana ancora di più padre e figlio, emotivamente e fisicamente. Nejat torna a Istanbul per cercare la figlia di Yeter, Ayten, e decide di restare in Turchia, scambiando il suo appartamento con quello del proprietario di una libreria tedesca, che vuole tornare a casa, in Germania. Quello che Nejat non sa è che la ventenne militante politica Ayten è già in Germania, in fuga dalla polizia turca. Sola e senza soldi, Ayten fa amicizia con la studentessa tedesca Lotte, che si lascia subito sedurre dal fascino della ragazza turca e dalla difficile situazione in cui si trova a causa della sua militanza politica. Lotte invita la ribelle Ayten a stare a casa sua, un gesto non particolarmente gradito alla madre Susanne, donna conservatrice. Ayten finisce arrestata e resta per mesi in carcere, in attesa di ottenere asilo politico. Quando la sua richiesta di asilo viene respinta, Ayten viene estradata e rinchiusa in prigione in Turchia. L'appassionata Lotte decide di abbandonare tutto per aiutarla. In Turchia, Lotte si trova a fare i conti con la burocrazia turca che ostacola qualsiasi tentativo di restituire la libertà ad Ayten. Dopo un incontro casuale in libreria, Lotte diventa co-inquilina di Nejat. Intanto, un evento tragico porta a Istanbul Susanne, che ha deciso di aiutare la figlia nella sua missione. Nejat e Susanne passeranno insieme alcuni momenti toccanti, in seguito ai quali il giovane sentirà il bisogno di cercare suo padre, che ha perso di vista e che ora risiede sulla costa turca del mar Nero.

“Ai confini del Paradiso”, vincitore del premio come miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes, narra le intricate vicende che legano la vita di sei personaggi: Ali, un vedovo in pensione che vive a Brema, suo figlio, professore universitario di letteratura tedesca, Yater, una prostituta turca, di sua figlia Ayten, attivista politica in Turchia, di Lotte una ragazza tedesca che diventa amica di Ayten e della madre di Lotte, Susanne.
Coppie di genitori e figli alla continua ricerca di un legame, di una persona che dia uno scopo alla propria esistenza, alla ricerca del perdono e della riconciliazione, in un continuo andirivieni tra Germania e Turchia.
La complessità della trama, quasi impossibile da raccontare, tocca una molteplicità di temi diversi, non solo il rapporto umano che lega i personaggi, ma anche la difficile situazione politica turca, l’integrazione, la lotta generazionale e quella militante, l’importanza dell’istruzione; per farlo il turco-tedesco Fatih Akin, già vincitore a Berlino con “La sposa turca”, utilizza uno stile lento, sobrio, con lunghe inquadrature e ampie panoramiche dove anche le città diventano protagoniste e riflettono gli stati d’animo dei protagonisti.
La narrazione non è lineare ma circolare, divisa in tre parti: le prime due speculari, caratterizzate da due morti violente e assurde, mentre l’ultima tira le fila della storia e restituisce un pò di speranza in un panorama di devastazione e lutto.
Akin scava nell’animo dei protagonisti, scruta il loro dolore e la necessità di pacificazione, regalandoci un film toccante ed emozionante, anche se a tratti un pò lento.

Elisa Giulidori da FILM UP

Critica "Dopo 'La sposa turca', Fatih Akin torna alle identità divise e al gioco di specchi fra immigrati di prima e seconda generazione, ma ribalta il problema. (...) Solo a noi in platea è dato ricostruire questo puzzle di esistenze che Akin smonta e rimonta in un gioco di flashback un poco macchinoso che a tratti ricorda Kieslowski ma anche il (quasi) connazionale Edgar Reitz. Come se con questo 'Auf der anderen Seite', letteralmente 'Dall'altra parte', il regista turco-tedesco avesse voluto fare una specie di 'Heimat' per i senza-'Heimat', parlare della patria di chi non ha patria, oppure ne ha due, che per certi versi è quasi peggio, confrontando opzioni e culture, sentimenti e risentimenti. Con un gioco fin troppo scoperto però, che non coglie fino in fondo le promesse della prima parte, di gran lunga la migliore, quella dedicata ai rapporti fra il padre puttaniere e il figlio intellettuale e irrequieto. Per concentrarsi sul mondo femminile, che Akin tratteggia con generosità ma senza evitare un certo schematismo. Come sempre accade quando anziché vivere i personaggi sono chiamati a dimostrare qualcosa. E alla fine l'immagine che resta sono quelle due bare che passano dalla Germania alla Turchia, e poi dalla Turchia alla Germania. Un monito, e un invito a capire." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 maggio 2007)

"Gli andirivieni, geografici e temporali, sono incessanti, ma il film è di una limpidezza cristallina e conferma l'impressionante talento di Akin, un ragazzo di 33 anni che scrive con il polso fermo del narratore di razza. Il personaggio più toccante è affidato a Hanna Schygulla, l'attrice-simbolo di Fassbinder. E per Akin, turco nato in Germania, esistono due pietre angolari sulle quali sta costruendo la casa del suo cinema: il tedesco Rainer Werner Fassbinder e il turco Yilmaz Guney. Con due simili padri, Fatih andrà lontano." (Alberto Crespi,
'L'Unità', 24 maggio 2007)

"Con la prima parte di 'Auf anderen Seite' ('Dall'altra parte') Fatih Akin poteva aspirare a un premio a Cannes, dove è stato presentato ieri. Ma, mettendo prostituzione, integralismo islamico, guerriglia curda, lesbismo studentesco nello stesso calderone, fa solo confusione. La trovata dei destini che si sfiorano, e a lungo non s'incontrano, tipica da festival, fa il resto. Hanna Schygulla è la madre tedesca, perplessa davanti al tragico amore della figlia (Patrycia Ziolkowska) per una velleitaria terrorista curda (Nurgul Yesilcay)." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 24 maggio 2007)

"Solido e serrato, anche se scontato, il melodramma di Fatih Akin 'The Edge of Heaven', incentrato sulle peripezie politiche e amorose tra la Germania e la Turchia di giovani ribelli interpretati da eccellenti attori." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 maggio 2007)

"Su un altro versante, più apertamente romanzesco e più sensibile alle passioni e ai sentimenti umani, si pone invece il turco tedesco Fatih Akin con 'Auf der Anderei Seite' ('Dall'altro lato'). (...) Vedendo il film si capisce che al regista stanno a cuore tutti i personaggi, e che sono loro che comandano la regia e non viceversa. Eppure non per questo Akin rinuncia a una sua chiave d'autore. Il continuo gioco di attese e di rimandi tra le due storie e il loro non portare mai a una riconciliazione sentimentale e narrativa esplicita sono l'evidente metafora dei rapporti tra Turchia ed Europa, spesso in cerca di un'attrazione e spesso in linea di collisione. Dimostrando cosi che si può essere un buon regista senza necessariamente dover cancellare le esigenze della narrazione e quelle dell'apertura sul reale." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 24 maggio 2007)

"Il copione, che non ha unità di tempo, ma salta avanti e indietro, è un po'aggiustato con lo scotch. E il film mette davvero troppa carne al fuoco, difetto esiziale quando un progetto è co-prodotto anche da una tv e da vari fondi regionali e federali tedeschi. Nella realtà sono i poliziotti inglesi che sparano freddamente ai brasiliani innocenti nella metropolitana, mentre qui solo i turchi uccidono, mentre le prigioni tedesche espellono i condannati per omicidio (anche se colposo) anche senza indulto, le pistole sono maneggiate solo dagli extracomunitari di ogni età e sesso e il trattamento dei prigionieri è da hotel a cinque stelle..." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 maggio 2007)

"Macchinoso ma limpido, nel suo scorrere a ritroso e con un armonioso, giusto finale in riva al mare, chiamato a far da mito fra i dannati della terra, il film è un ragionamento su pubblico e privato, s'interroga sui trabocchetti della vita con la lotta armata, gli amori diversi, le radici e le integrazioni impossibili se non affidate ai libri e alla cultura come accade per il giovane turco, un professore di tedesco che rompe vecchi cliché dei tempi fassbinderiani. Influenzato dai rapporti e fattori umani Akin, di formazione turco-tedesca, svela il suo rapporto di amore-odio donandone un pezzo ad ogni personaggio che si batte con passione per far quadrare i propri bilanci." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 novembre 2007)

"Narratore e filo conduttore del quartetto femminile è un giovane professore turco che insegna tedesco. Le geometrie o analogie turco-tedesche non hanno nulla di schematico né meccanico, il film è davvero bello." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 novembre 2007)

Torna Sopra