INFO E
STORIA

.:: SCHEDA DEL FILM ::.

Nella valle di Elah
Titolo originale: In the Valley of Elah
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Drammatico, Guerra
Durata: 120'
Regia: Paul Haggis
Sito ufficiale: www.inthevalleyofelah.com
Cast: Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Josh Brolin, Jonathan Tucker
Produzione: Blackfriars Bridge Films, NALA Films, Samuels Media, Summit Entertainment
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: Venezia 2007
30 Novembre 2007 (cinema)

 

Trama:
Mike Deerfield scompare misteriosamente subito dopo essere ritornato dall’Iraq, dove ha combattuto, e viene considerato “assente ingiustificato” dall’esercito. Quando la sconvolgente notizia raggiunge Hank Deerfield, ex soldato della polizia militare, e sua moglie Joan, Hank decide di mettersi alla ricerca del figlio, con l’aiuto della riluttante investigatrice di polizia Emily Sanders, che ha la giurisdizione dell’area in cui Mike è stato visto per l’ultima volta. Man mano che le indagini proseguono e il quadro si compone, Emily si rende conto che la scomparsa è solo una montatura. In guerra con le alte sfere militari, Hank e Emily fanno di tutto per mantenere il controllo delle indagini. Ma quando, alla fine, la verità su Mike e su ciò che è accaduto in Iraq emerge, Hank vede il suo mondo in pericolo e deve rimettere in discussione tutte le sue certezze più consolidate per poter risolvere il mistero che sta dietro alla scomparsa del figlio...

Dopo il successo e i due premi Oscar ottenuti con "Crash", il regista canadese Paul Haggis torna sul grande schermo con un film di denuncia, "In the Valley of Elah". Il film tratto da una storia vera racconta di un soldato reduce della guerra in Iraq, che non torna in caserma dopo una licenza. Suo padre indaga sulla sua scomparsa e quello che viene a scoprire non è solo la sorte del suo ragazzo ma anche quella dei propri ideali.
Accompagnato da un cast d'eccezione Paul Haggis riesce ancora una volta a realizzare un film al tempo stesso poetico, terribile, intenso, indicando una certa stanchezza degli americani nei confronti della guerra in Iraq. Quando sono partiti per il paese mediorientale, la popolazione statunitense pensava di portare la democrazia in un paese oppresso, in molti credevano che fosse necessario. Ma ora a distanza di anni quello che rimane della missione non sono altro che macerie, un popolo ancora più oppresso e incattivito e le croci di tanti soldati americani caduti in guerra, morti da eroi, per la patria….o almeno questa è la giustificazione che gli stessi americani si danno per sopportare lo strazio.
Ma Haggis ha voluto portare alla luce uno dei lati più crudeli della guerra: il ritorno a casa! Milioni di ragazzi vengono mandati al fronte, (per la liberta!), ma sono molti meno quelli che ritornano, e quasi tutti soffrono della cosiddetta PTSD, cioè sindrome da stress post traumatico. Nel realizzare la sceneggiatura il regista riesce bene ad evidenziare il fatto che quei ragazzi, plagiati dal regime e dalla disciplina militare, credono ciecamente in ciò che fanno. Ma quando si trovano davanti all'orrore in loro scatta un meccanismo di difesa che li porta a confondere la realtà. Compiono atti atroci senza rendersene conto, non riescono più a distinguere il bene dal male, ciò che è divertente da ciò che è disumano.
Tommy Lee Jones, che interpreta il padre del ragazzo scomparso, è la chiave del film. Il suo personaggio è anche lui un reduce, è abituato alla vita e al rigore militare, e fin dall'inizio del film mostra tutta la sua dedizione alla patria. Ad esempio la sua ossessione per la branda perfetta, come solo i soldati sanno fare. Ma quando si addentra nella testa del suo ragazzo attraverso i filmati del cellulare e i racconti dei commilitoni che erano con lui l'ultima sera, man mano che si rende conto di cosa sta veramente succedendo, tutti i suoi principi morali cominciano a decadere, e il letto non è più ordinato e fatto. Splendida anche Charlize Teron, ormai sempre più lontana dallo stereotipo dell'attrice bella e basta. E' perfetta in questo film, dove interpreta una detective, mamma sola con un figlio, e sempre in lotta per dimostrare di valere qualcosa in un mondo prettamente maschile….e maschilista.
La storia della bibbia che riguarda il giovane Davide, mandato a combattere il gigante Golia con solo una fionda, per Haggis riassume l'incoscienza dei governi che mandano tanti giovani, (Troppo giovani!) a combattere contro qualcosa di più grande di loro, qualcosa di incomprensibile e terribile, con la sola arma del patriottismo.

La frase: "Perché l'ha lasciato combattere con un gigante, era solo un ragazzo!".

Monica Cabras FILM UP

Critica "Oltre che di Ken Loach, ieri al Lido è stata la giornata anche di Paul Haggis e del secondo film in concorso che spara a zero sulla guerra americana in Iraq. Guardando 'In The Valley of Elah' l'emozione è forte. Non solo per ciò che si vede, non solo per tutto quello che si intuisce. Ma soprattutto per questo cinema che si fa carico di dire quello che più nessuno dice, non certo i media, non certo i politici e nemmeno le organizzazioni internazionali. Il cinema come un baluardo saldo, che non molla la presa, che non abbassa gli occhi, che si fa carico di partecipare, sollecitare, anche accusare. Un cinema combattente che restituisce a quest'arte una dignità resa traballante dal mondo dello showbiz che preferisce di gran lunga il gossip alla denuncia. La doppietta americana De Palma-Haggis porta nel cuore del concorso veneziano la lacerazione di un popolo e di una nazione che si sta preparando alle disastrose conseguenze, anche interne, della guerra in Iraq. I due registi americani sembrano essersi accordati sui rispettivi punti di vista, e l'impressione che rimandano a noi, pubblico, è quella di vedere due film complementari uno all'altro. Mentre De Palma ha lavorato sul "macro" delle atrocità censurate dai media, Haggis si concentra sul micro di un padre alla ricerca di un figlio appena tornato dal fronte e misteriosamente scomparso. (...) Sia Haggis che De Palma dunque picchiano duro, e lo fanno pensando proprio al pubblico americano, che entrambi giudicano altamente inconsapevole di ciò che la guerra in Iraq è stata." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 2 settembre 2007)

"Paul Haggis, premio Oscar per 'Crash', conferma pregi e difetti di quella sua opera prima. È più
sceneggiatore che regista, si innamora troppo di ciò che scrive (il film, diretto da un regista vero, durerebbe almeno 20 minuti di meno) ed esagera nel voler costruire storie a orologeria in cui ogni ingranaggio dev'essere perfetto. C'è una freddezza di fondo, salvata solo dalla prodigiosa bravura di Jones nel ruolo del vecchio sergente deluso. La riflessione politica sull'Iraq è inequivocabile e condivisibile: ci sarebbe però, da discutere sulla 'purezza' di Hank, un reduce dal Vietnam - quindi il rappresentante di una casta militare tutt'altro che immacolata. Ma a Haggis serviva un raffronto politicamente nostalgico tra un'America impazzita e un'America nobile che non appendeva le bandiere al contrario. I1 risultato è un film bello, commovente e schematico. L'esatto contrario - una volta di più - di 'Redacted'." (Alberto Crespi, 'L'Unità, 2 settembre 2007)

"Al contrrario del Brian De Palma di 'Redacted' Paul Haggis non vuole manipolare la presunta oggettività delle riprese amatoriali o delle confessioni affidate a You Tube per far passare quella del proprio credo politico. Per l'autore di 'Crash - Contatto fisico' la tragedia della guerra in Iraq può essere affrontata solo con l'integrità morale di un autentico e ispirato autore cinematografico: 'In the valley of Elah' in effetti, ha colpito al cuore per la forza poetica e l'accuratezza stilistica con cui racconta la storia di un veterano alla disperata ricerca del figlio, scomparso misteriosamente subito dopo essere stato rimpatriato dal fronte. Un film potente e certo non facile, sofferto, impeccabile nel suo piglio duro ma rispettoso delle ragioni degli altri, polemico ma compassionevole." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 settembre 2007)

Dalle note di regia: "La Bibbia racconta che Golia, ogni giorno, per quaranta giorni, sfidò a combattimento, nella valle di Elah, i guerrieri più forti e valorosi di re Saul, ma che nessuno di loro accettò la sfida. All'improvviso, un giorno, si presentò un giovinetto di nome Davide, che portava del pane, dicendo: 'Combatterò il gigante'. E armato solo di una fionda e di cinque sassi levigati, avanzò per affrontare il gigante, che subito si lanciò alla carica. Davide non si mosse e, dopo avere fatto scoccare la fionda, colpì il gigante. Quello fu certo un atto di incredibile coraggio. La Bibbia, però, tace sul numero di giovinetti valorosi inviati dal re nella valle prima di Davide. Quante storie di giovani eroi sono andate perdute e oggi non vengono raccontate? Questa nostra guerra richiede che vengano prese ogni giorno decisioni al limite dell'impossibile, spesso senza avere nemmeno il tempo di pensare, con esiti a volte positivi e a volte disastrosi. Non mi interessava sapere in che modo le persone non giuste vivono in seguito a decisioni sbagliate. Volevo, invece, sapere come è la vita di una persona giusta che prende le decisioni giuste. Sia che siamo favorevoli o contrari alla guerra, quelle donne e quegli uomini si trovano là perchè noi, e i nostri governi, le abbiamo inviate. Possiamo anche tentare di sottrarci a ogni responsabilità o di prendere le distanze, ma loro sono i nostri soldati, le nostre donne, i nostri uomini e noi siamo responsabili nei loro confronti. Fanno questo per noi. E sempre per noi sopportano quello che viene fatto loro."


 

 

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