INFO E
STORIA

.:: SCHEDA DEL FILM ::.

Riparo

Anno 2007
Altri titoli Shelter Zuflucht; Riparo - Anis tra di noi
Durata 100
Origine FRANCIA, ITALIA
Colore C
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche 35 MM (1:1.85)
Produzione MARIO MAZZAROTTO, FRANCESCA VAN DER STAAY, FRÉDÉRIC PODETTI PER INTELFILM, ADESIF PRODUCTIONS
Distribuzione INDIPENDENTE
Data uscita 18-01-2008

Regia
Marco Simon Puccioni

Attori
Maria de Medeiros - Anna
Antonia Liskova - Mara
Mounir Ouadi - Anis
Vitaliano Trevisan - Salvio, fratello di Anna
Gisella Burinato - Laura, madre di Anna
Francesco Carnelutti - Padre di Mara
Gerard Koloneci - Mishel

Soggetto
Clara Ferri
Monica Rametta

Sceneggiatura
Marco Simon Puccioni
Monica Rametta
Heidrun Schleef
(collaborazione)

Fotografia
Tarek Ben Abdallah

Musiche
Cristiano Fracaro

Montaggio
Roberto Missiroli

Scenografia
Emita Frigato

Costumi
Ludovica Amati
Marielle Robaut

Effetti
Gian Luca Rizzo
Franco Galiano
M.A.G. Special Effects

Trama

Anna e Mara, di ritorno in Italia dopo un viaggio all'estero, appena varcato il confine scoprono che un ragazzo marocchino, Anis, si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro macchina. Le due ragazze, dopo l'iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a casa con loro. Per un po' di tempo la convivenza dei tre sembra andare per il meglio, ma quando il ragazzo perde il lavoro e manifesta un forte sentimento per una delle due amiche, l'equilibrio del ménage inizia a vacillare...

Note

- PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.
- PREMIO SNGCI PER IL MIGLIOR ATTORE EUROPEO A MARIA DE MEDEIROS E ANTONIA LISKOVA ALL'VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO DI LECCE (2007).
- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, SOSTENUTO DAL FONDO EURIMAGES E DAL FONDO REGIONALE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA E DAL FONDO MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA.
- ANTONIA LISKOVA E' CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

Anna e Mara si amano contro le costrizioni sociali, ora latenti, ora manifeste, che investono la coppia mettendone in tensione ruoli, abitudini, codici comportamentali e caratteriali. Il loro già precario equilibrio viene definitivamente destabilizzato da Anis, un giovane immigrato magrebino, attratto dalle promesse dell'occidente. Nascosto nel bagagliaio dell'auto delle due donne, di ritorno da una vacanza in Tunisia, Anis supera la frontiera. Sarà l'inizio di una convivenza lunga e difficile che dovrà fare i conti con la disapprovazione della madre di Anna, col biasimo silente del padre di Mara e con le regole inflessibili della società.
Cinque anni dopo Quello che cerchi, un film certificato da Nanni Moretti e uscito in sale "protette", capaci di garantire all'autore un pubblico selezionato e sensibile, Marco Simon Puccioni torna ad affrontare le forme irrisolte dell'amore. Se il film precedente rifletteva sull'"amore" fra due uomini, Riparo declina il sentimento al femminile. Appurata questa novità, la riflessione non si fa più semplice, né il percorso più lineare. Lo sguardo femminile, quello della sceneggiatrice (Monica Rametta) e delle due attrici protagoniste (Antonia Liskova e Maria De Medeiros), prende possesso del cuore della visione, aprendo squarci interrogativi sulla effettiva consistenza della figura maschile (padri, fratelli, amanti, stranieri), sugli stereotipi e le strutture comportamentali profonde, su una condizione umana (l'omosessualità) ancora ampiamente e spesso violentemente osteggiata.
Riparo non vuole essere un film politico, almeno in prima istanza e nel senso più tradizionale e ristretto del termine, ma sequenza dopo sequenza costringe lo spettatore a riflettere sulla politicità del privato e sul conflitto fra passione amorosa e coercizione sociale, sviluppando il tema dell'amore proibito con misura e non come esagitato melodramma. Il punto di vista esterno sulla complessità culturale e sociale dell'occidente è invece maschile e "altro". Anis, educato secondo la pedagogia islamica e chiuso dentro un involucro ipermacho, è critico e diffidente verso quella parentela sussidiaria e sostituiva, che ha escluso l'uomo, inteso come partner matrimoniale. "Rientrata" dalla vacanza (un tempo e uno spazio idilliaci e "protetti") nella realtà del nord-est italiano, la relazione sentimentale di Anna e Mara viene compromessa e infine distrutta da una "violenza" indotta dal divieto sociale. Si osservi la sequenza del pranzo a Villa Manin, dove Anna viene rimproverata di non formare e intendere la famiglia come luogo di riproduzione sociale.
Puccioni sceglie felicemente due attrici, diversamente belle e diversamente brave, capaci di recitare pienamente e simultaneamente col viso, con la voce e con il corpo. Il punto di svolta drammatico della vicenda è risolto in modo semplicissimo con i primissimi piani delle protagoniste che si alternano, obbligando lo spettatore a condividere quelle poche battute di dialogo, che stabiliscono la linea d’ombra oltre la quale nessun ritorno è permesso. MY MOVIES.IT Marzia Gandolfi.

Critica "E proprio in questa lucidità sociale che il film di Puccioni ha le sue qualità migliori, la sua encomiabile originalità, nel saper descrivere una realtà come quella della provincia lontano dai tanti schematismi e luoghi comuni, senza cedere alla tentazione di costruire per forza un personaggio positivo, ma mostrando di tutti anche i lati meno gratificanti la voglia di sicurezza borghese di Anna, l'insoddisfazione programmatica di Mara, il machismo e l'ambiguità di Anis. Dove il film non convince è invece nella decisione di far recitare in diretta Maria de Medeiros: il suo accento è troppo distante dalia parlata di Trevisan o della Liskova per non creare uno strano cortocircuito nella testa dello spettatore, che può capire le necessità delle coproduzioni e del bisogno di mettere nel cast un nome di rilievo internazionale, ma non arriva a spiegarsi la ragione di un accento che stride con il realismo inseguito da tutto il resto del film. Non convincono fino in fondo anche alcune
scelte di sceneggiatura, a cominciare dal padre ammalato di Mara (interpretato per altro dal bravo Francesco Carnelutti): la visita al genitore solo e infermo sembra ormai essere diventata una specie di luogo comune obbligato del 'giovane sceneggiatore italiano' (qui, oltre al regista, firmano Monica Rametta e Heidrun Schleef), incapace di immaginare qualche cosa di meno scontato per permettere una pausa di riflessione al protagonista (qui, la figlia). Ma sono difetti scusabili in un regista alla sua seconda prova e che non sminuiscono l'interesse e il valore del film." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 18 gennaio 2008)

"Magari a evitare gli schematismi bastava lasciare sullo sfondo le rispettive famiglie (il padre malato della Liskova, il fratello e la madre della de Medeiros, materiali e tradizionalisti) per concentrarsi sul grumo di eros e sfruttamento reciproco (in fondo quel ragazzo potrebbe dare un figlio alle due donne ...) che stringe i tre protagonisti in un unico nodo. In fondo l'amore, come ben sapeva Fassbinder, nume tutelare di 'Riparo', contiene già tutto. Il resto è di troppo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2008)

I1 regista, già autore nel 2001 di 'Quello che cerchi', ha predilezione per i temi insoliti e spinosi, sa stabilire atmosfere suggestive e singolari: il legame tra le due giovani, la rabbia di sopravvivenza del ragazzo africano sono raccontati con efficacia e una strana sincerità. Ma gli interpreti non sono adeguati." (Lietta Tornabuoni,
'La Stampa', 18 gennaio 2008).

"Al secondo lungometraggio Puccioni riesce invece, con qualche fragilità di sceneggiatura, a ricomporre una struttura sociale complessa e di pensiero sulla questione, con una storia centrata e personaggi non banali." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 18 gennaio 2008)

 

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